A sorpresa, il Barocci

“Brilliance and grace”: l’amorosa visione del mondo di Federico Barocci approda alla National Gallery di Londra. Una rara mostra antologica del maestro urbinate, che comprende venti dipinti e oltre sessanta disegni e schizzi. Fino al 19 maggio.

Federico Barocci, Annunciazione, 1582-4, Musei Vaticani

Un’amorosa visione del mondo“: Andrea Emiliani definì così la pittura di Federico Fiori detto il Barocci (Urbino, 1535-1612), quando nel 1975 curò a Bologna la mostra sul pittore urbinate. Pochissime da allora le mostre italiane a lui dedicate, e ancora meno quelle nel mondo anglosassone. Nonostante questo, il Barocci fu uno degli artisti più celebri del suo tempo: nel tardo Cinquecento la sua fama in Italia e in Europa era pari a quella di Raffaello, Michelangelo, Tiziano e Correggio, grazie alle opere inviate a Roma, Perugia, Loreto, Arezzo, Genova, Madrid e Praga, e tra i suoi protettori contava gli uomini più potenti dell’epoca, da Papa Pio VI a Francesco Maria II Della Rovere Duca di Urbino, dall’Imperatore Rodolfo a San Filippo Neri.
La National Gallery di Londra ospita fino al 19 maggio Brilliance and Grace, mostra che – con venti dipinti e sessantacinque tra disegni, pastelli e schizzi a olio provenienti dalle collezioni dei più importanti musei europei (ma soprattutto dalle nostre chiese italiane) – vuole riportare alla luce il maestro dimenticato. Barocci è considerato l’anello di connessione tra le distorsioni forzate del Manierismo e il dinamismo del Barocco. Molti artisti, da Rubens a Bernini, hanno trovato in lui una fonte di ispirazione e la sua arte ha avuto una notevole importanza nello sviluppo iconografico europeo dell’età moderna, in virtù del suo uso realistico delle figure e della luce e di un originalissimo uso del colore. In notevole anticipo su Caravaggio, infatti, Barocci si servì di tonalità accese e contrasti chiaroscurali per dare maggior forza espressiva alle proprie figure, catturandone l’umanità con elegante vigore.

Federico Barocci, Studio per un gatto, Uffizi
Federico Barocci, Studio per un gatto, Uffizi

Artista religioso per eccellenza, è stato uno dei più significativi interpreti della pittura al servizio della Controriforma. I suoi colori e le sue atmosfere suscitano commozione e ispirano una devozione di carattere intimo e quotidiano, come la Madonna del Gatto della stessa National Gallery o la Natività proveniente dal Prado (entrambi in mostra). San Filippo Neri, che gli commissionò la Visitazione per la chiesa di Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova a Roma), sosteneva di raggiungere nel contemplarla “uno stato di dolce estasi”.
Il pittore fu forse vittima di avvelenamento da parte di colleghi gelosi durante il suo soggiorno a Roma; episodio che gli procurò una salute cagionelvole per il resto della sua vita. Questo influì molto sul suo modo di lavorare, tanto che non potendo resistere a lungo di fronte alle alte pale d’altare a lui commissionate, minimizzava lo sforzo con un lunghissimo lavoro di preparazione: per ottanta dipinti da lui prodotti nel corso della sua carriera, sono arrivati fino a noi duemila disegni e schizzi, segno della meticolosa attenzione e della qualità dell’esecuzione. Barocci non metteva niente sulla tela senza prima averlo studiato a lungo: basti pensare che l’Ultima Cena, dipinta per la cattedrale di Urbino (1590-99), contiene trentuno teste e per ognuna di queste esiste almeno un disegno preparatorio.
Tra i molti meriti della mostra, spicca l’impressionante numero di opere su carta raccolte, data la maggiore difficoltà di ottenere questo tipo di prestiti a causa della loro delicatezza e sensibilità alla luce. L’allestimento presenta infatti, accanto ad ogni dipinto, numerosi schizzi e studi preparatori che ci permettono di seguire il laborioso processo artistico precedente ad ognuno dei capolavori del Barocci e ci svelano il contrasto tra la spontaneità e la leggerezza della pennellata nell’opera finita e l’enorme sforzo di analisi dell’artista. Scopriamo poi fatti curiosi, per esempio che Barocci non si serviva mai di modelle a pagamento ma faceva invece posare per lui studenti e collaboratori: infatti nei suoi studi per nudi femminili troviamo quasi sempre attributi maschili.

Federico Barocci, Natività, 1597, Prado
Federico Barocci, Natività, 1597, Prado

L’esposizione è organizzata in cinque sale tematiche, ma che seguono anche cronologicamente la vita dell’artista: si apre con i dipinti votivi della gioventù tra cui il meraviglioso Riposo dalla Fuga in Egitto dei Musei Vaticani e la “indigenaMadonna del Gatto (uno dei soli due dipinti del Barocci presenti in collezioni pubbliche inglesi); poi le grandi pale d’altare dalle chiese marchigiane: la Crocifissione di Urbino e la Sepoltura di Cristo di Senigallia; l’Annunciazione (Vaticani) e la Natività (Prado), entrambi eseguiti per il Duca di Urbino, sottolineano l’importanza e la profondità del rapporto del Barocci con il suo committente; nella sala principale sono esposti i dipinti dalla maturità, tra cui due Ultime Cene e una delle rare opere a tema profano, la Fuga di Enea della Galleria Borghese; un’intera sala dedicata alla Visitazione di Chiesa Nuova ci porta a meditare sull’incontro, a un tempo ordinario ed eccezionale, delle due sorelle; infine i ritratti dei potenti committenti sono presentati insieme ad un autoritratto, ad alcuni schizzi in chiaroscuro e studi di paesaggi e vegetazione che inaspettatamente ricordano quelli dell’estremo Oriente. Tanti dei disegni e studi provengono dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi ma anche dalla collezione della Regina Elisabetta, dall’Albertina, dallo Staatliche Museen zu Berlin, dalla National Gallery of Art di Washington e altri.

Gaia Penteriani

Londra // fino al 19 maggio 2013
Barocci.
Brilliance and Grace
NATIONAL GALLERY
Trafalgar Square
+44 (0)20 77472885
information@ng-london.org.uk
www.nationalgallery.org.uk

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Gaia Penteriani
Gaia Penteriani è nata a Roma nel 1984. Economista di formazione, la sua passione per l’arte l’ha portata ad interessarsi al mercato, in particolare a quello per l’arte contemporanea, e ad utilizzare le sue conoscenze di econometria e statistica per analizzare i trend e le determinanti dei risultati d’asta. Collabora con Artribune dal 2011 come corrispondente da Londra.
  • andrea bruciati

    da vedere assolutamente