Storia di un ex amatore. Le fotografie di Galimberti a Venezia

Materico, dirompente, centrifugo, ondivago, solare. Sono gli aggettivi che connotano il lavoro di Maurizio Galimberti, gli stessi che possiamo attribuire a lui come persona. Una garanzia della “sincerità” del suo lavoro? Vedere per credere, a Palazzo Franchetti di Venezia, fino al 12 maggio.

Maurizio Galimberti, Colosseo Movimentoso

Basta vederlo all’opera o ascoltarlo nelle interviste per rendersi conto che Maurizio Galimberti (Como, 1956) mette in campo tutti i sensi nel comporre le sue “creature”. La luce del sud è assolutamente palpabile, i suoi colori, pare di sentirne il profumo. L’armonia degli edifici storici e dei monumenti italiani è resa secondo una scansione ritmica su scala musicale in grado di riprodurre – in barba alla bidimensionalità della fotografia – la “melodia” dei volumi e delle proporzioni architettoniche. Galimberti si cala nelle situazioni, si appropria dei luoghi, che si tratti di Milano, Roma, Genova, Venezia, oppure Trapani, Noto, Gallipoli o Cisternino, e in essi infonde la medesima capacità empatica di immedesimazione.
In mostra a Venezia sono presenti oltre 150 opere, tra “mosaici” – composti da una serie di  immagini allineate secondo una precisa sequenza – e singole polaroid. Una parata antologica lunga più di venti anni.
Rispetto al suo rapporto con la fotografia, va ricordato che Galimberti nasce amatore, cresce come professionista e diventa infine artista, momenti scanditi rispettivamente dalla Canon, dalla Widelux e  infine dalla Polaroid. Lui dichiara di dovere molto alle avanguardie europee, ai ready made duchampiani, alle scomposizioni boccioniane e ai maestri fotografi che ha conosciuto nella sua vita. Come non pensare infatti, guardando le sue opere, alle Verifiche di Ugo Mulas, ai colori di Franco Fontana o al suggerimento di Luigi Veronesi di non cercare di essere originale a tutti i costi?

Maurizio Galimberti, Futur Trulli Dancing, Alberobello
Maurizio Galimberti, Futur Trulli Dancing, Alberobello

Galimberti è noto per i suoi ritratti, una fama conquistata con tenacia, e certamente ce ne vuole tanta per volteggiare attorno ai suoi soggetti. Una certa forza occorre pure ai visitatori che decidono di acquistare il bel catalogo edito da Marsilio, con oltre 350 riproduzioni fotografiche e gli interventi di Benedetta Donato, Denis Curti e altri ancora.
L’esercito dei polaroiders (oltre 1.700 gli associati) sarà felice di avere Galimberti come testimonial del progetto Impossible (erede della pellicola polaroid ormai fuori produzione). In mostra sono presenti alcuni di questi scatti. Una nuova visione? Staremo a vedere.

Adriana Scalise

Venezia // fino al 12 maggio 2013
Maurizio Galimberti – Paesaggio Italia
a cura di Benedetta Donato
Catalogo Marsilio
ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
Campo Santo Stefano
0412407711
[email protected]
www.istitutoveneto.it

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".