Post scriptum: quando il titolo di un progetto è già una risposta

Tania Bruguera, Alberto De Michele, Pietro Mele, Anri Sala, Carolina Saquel, Nedko Solakov, Salla Tykkä. Autori di primo ordine per “Post scriptum”, percorso studiato da Lorenzo Giusti e Alberto Salvadori per una rassegna video che s’integra in maniera lineare con l’esposizione delle opere di Marino Marini, in mostra al MAN di Nuoro fino al 24 febbraio.

Pietro Mele, Ottana

Post scriptum è un progetto parallelo e indipendente per scelta curatoriale rispetto alla personale di Marino Marini, che si ricompone in una visione strutturale delle figure del cavallo e del cavaliere. Un allestimento intimo, pensato per la massima accoglienza del visitatore, dal quale emerge un quid che evidenzia la presenza trasversale di queste categorie estetiche nel bagaglio culturale contemporaneo, delegando allo spettatore ogni interpretazione. Post scriptum è un focus tematico in cui si fonde la scansione dei ritmi con la fisicità dei cavalli al galoppo, i limiti della propensione umana al controllo e al potere dell’ambiente circostante, il rapporto uomo-natura; mentre il museo si presta come spazio per la meditazione e la dilatazione dell’esperienza.
Un dialogo che s’innesca tra i frame di Tatlin’s Whisper #5di Tania Bruguera, documentazione della performance realizzata nella Turbine Hall della Tate Modern, decostruzione dell’immagine del cavaliere attraverso una dislocazione in un ambiente altro; e in Ottana di Pietro Mele,video nel quale un polo petrolchimico svelato gradualmente dalle immagini contrasta con gli archetipi dell’uomo a cavallo e della campagna, una critica immanente su uomo, natura e progresso. È un dialogo che si consolida in Pentimenti, opera di Carolina Saquel, dove un cavallo esegue movimenti su ordine del cavaliere, benché i comandi siano pronunciati da una voce fuori campo che descrive lo svilupparsi dell’azione.

Salla Tykka, Airs Above the Ground
Salla Tykka, Airs Above the Ground

Nel video di Salla Tykkä, Airs Above the Ground, la narrazione è centrata sul destino dei cavalli lipizzani durante l’addomesticamento, sintesi di libertà, bellezza e perfezione come categorie concettuali abusate e svuotate di senso; idea sottesa anche nel video di Anri SalaTime after time, nel quale un cavallo intrappolato sul ciglio della strada di una grande città è simbolo di una riflessione grave e toccante sul contrasto tra natura e progresso e sull’odierno senso di straniamento sociale.
Alberto De Michele con Indomita Jet vs Dardo Coca mostra il fenomeno delle corse ippiche illegali nel Sud dell’Italia, che è usato come simulacro del modo di trasmissione fatta negli schermi delle sale da gioco; mentre in Knights (And Other Dreams)_The Three Drummers and the Knight, Nedko Solakov estremizza i meccanismi narrativi fiabeschi e lo sviluppo delle fantasie infantili e adolescenziali. Un lavoro presentato all’ultima edizione di Documenta, questo, che ripercorre il mito del cavaliere medievale inserito in situazioni tipiche della modernità.
In Post scriptum si trovano lavori realizzati negli ultimi dieci anni, una panoramica capace di evocare suggestioni sul presente, ma anche di evidenziare dei punti di tangenza nel confronto tra produzione culturale passata e ricerche attuali. Immaginazione e educazione all’arte odierna sono la ricetta dei curatori, con una “postilla” che non può passare inosservata.

Giangavino Pazzola

Nuoro // fino al 24 febbraio 2013
Post scriptum
a cura di Lorenzo Giusti e Alberto Salvadori
MAN
Via Sebastiano Satta 27
0784 252110
[email protected]
www.museoman.it

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Giangavino Pazzola
Laureato in Lettere e Comunicazione all'Università di Sassari. Attualmente vivo a Torino, dove studio Comunicazione Pubblica e Politica. Curatore indipendente e blogger, nel 2011 ho vinto il Premio MANizos, per giovani curatori d'arte in Sardegna (Museo MAN/AMACI). Dal 2009 collaboro con il Progetto Cyou - Festival dell'Arte Contemporanea, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco e dal 2010 con Tiscali Cultura e Poxart.