Ossessione Richter. Tutte le Edizioni in mostra a Torino

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, fino al 21 aprile va in mostra il Gerhard Richter meno noto, quello delle edizioni e dei multipli. Provenienti dalla raccolta di un singolo collezionista, ossessionato dall’idea di possederli tutti.

Gerhard Richter alla Fondazione Sandretto

La mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino non è soltanto un’interessante occasione di vedere in Italia, finalmente, una grande rassegna di opere di uno dei più importanti e amati artisti viventi, ma anche una straordinaria messa in scena dell’ossessione compulsiva propria del collezionista professionista.
Fino al 21 aprile, gli spazi immacolati di via Modane ospitano infatti circa 150 opere che rendono un esaustivo omaggio a uno degli aspetti meno noti della produzione di Gerhard Richter (Dresda, 1932) – le stampe, le edizioni fotografiche e quelle dei dipinti, i multipli, i libri e i poster d’artista – e lo fa appoggiandosi completamente alla dedizione un singolo collezionista privato. Thomas Olbricht è tanto protagonista di questo evento quanto Richter, di cui ha seguito attentamente la produzione per un quarto di secolo e di cui possiede, oltre ad alcuni dipinti, ogni singola edizione che l’artista tedesco abbia mai prodotto da 1965 al gennaio di quest’anno.
In sede di presentazione, lo stesso Olbricht ha rimarcato quanto per lui, in qualità di collezionista tout court, il fascino delle edizioni di Richter risieda nella possibilità di essere raccolte tutte in una singola collezione, cosa inimmaginabile per i dipinti, in quanto opere uniche. “Quando avevo cinque anni ho cominciato a collezionare francobolli”, ha raccontato Olbricht al folto pubblico presente all’inaugurazione. “Chi colleziona francobolli sa che può completare un lavoro e immediatamente, di fronte alle edizioni, mi sono reso conto che si trattava di una produzione artistica che potevo raccogliere interamente. Dato che devo averle tutte, ho comprato anche l’ultima, realizzata all’inizio di quest’anno, che Richter ha portato con sé a Torino”. L’artista tedesco, infatti, solitamente schivo e reticente all’idea di prendere parte alle proprie mostre, si è presentato a sorpresa alla Fondazione Sandretto il giorno precedente l’inaugurazione, forse proprio per completare la rassegna – e la collezione di Olbricht – con l’ultima edizione.

Gerhard Richter, Kerze II, 1989
Gerhard Richter, Kerze II, 1989

Da un punto di vista più prettamente artistico, le opere in mostra a Torino hanno il pregio di evidenziare due aspetti fondamentali nel lavoro di Richter, esaltandone uno e sminuendone l’altro. Hubertus Butin, co-curatore della mostra assieme a Wolfgang Schoppmann, è stato attento a precisare quanto sia raro che un artista contemporaneo arrivi a essere apprezzato da un pubblico così vasto, non composto dai soli appassionati, come è capitato per l’artista tedesco. Questo è certamente dovuto al fatto che, pur procedendo a partire da un impianto fortemente concettuale e teorico, in particolare tornando costantemente sulla questione di cosa sia un’immagine, grazie a una sorprendente maestria tecnica, Richter crea dipinti immediatamente fruibili e facilmente apprezzabili.
Nelle edizioni, mentre l’aspetto concettuale rimane forte, tanto che in mostra è presente uno specchio che potrebbe essere benissimo di Pistoletto, l’immediatezza estetica, nella maggior parte dei casi, viene messa in secondo piano, facendo sì che all’esaustività della mostra non si accompagni la dirompenza visiva che era propria della recente retrospettiva pittorica che ha avuto tanto successo alla Tate Modern di Londra e al Centre Pompidou di Parigi.

Andrea Rodi

Torino // fino al 21 aprile 2013
Gerhard Richter – Edizioni 1965-2012 dalla Collezione Olbricht
a cura di Wolfgang Schoppmann e Hubertus Butin
FONDAZIONE SANDRETTO
Via Modane 16
011 3797600
[email protected]
www.fondsrr.org

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.