Incontri (non troppo) inattesi

Alla Tenuta dello Scompiglio, Lorenzo Bruni coinvolge otto giovani artisti in un dialogo sul concetto di paesaggio. Un progetto ambizioso, che esplora tutte le potenzialità del nuovissimo spazio espositivo. A Lucca, fino al 28 aprile.

Lo avevamo lasciato ad Amsterdam, direttore artistico della nuovissima Binnenkant21 Foundation. Ora Lorenzo Bruni torna a far tappa in Italia, per curare il secondo progetto dello SPE – Spazio Performatico ed Espositivo), presso la Tenuta dello Scompiglio. Otto gli artisti coinvolti, che partecipano con una media di due o tre opere ciascuno: un percorso denso ma mai sovraffollato, attento a sfruttare ogni minimo stimolo ambientale, e che in linea perfetta con la tematica scelta (“la scoperta del paesaggio e il ruolo dell’osservatore”), si espande ben oltre i limiti dell’edificio.
Punto di partenza è addirittura la Stazione ferroviaria di Lucca, al cui esterno è esposto l’enorme billboard di Giovanni Ozzola: il suo intervento è una riflessione sul ruolo della fotografia nel mondo contemporaneo, mutata da rappresentazione del reale a vera e autonoma “presenza” al suo interno. Sul mezzo fotografico torna anche Eugenia Vanni, che ci rivela il doppio inganno della percezione: dapprima quel telo ritratto in paesaggi “da cartolina” ci viene offerto in sostanza povera, concreta; poi la sua naturale bianchezza ci è deprivata, perché effetto anch’essa di sovraesposizione fotografica.

Giovanni Ozzola, Superficiale-Under my skin, 2009

Giovanni Ozzola, Superficiale-Under my skin, 2009

Allo stesso modo Studio ++ riflettono sul paradosso di un’immagine sovraesposta (il Vaticano), approcciata con immediatezza assoluta (impressione stenopeica), ma infine distanziata ed estraniata (la fonte dell’impressione è una webcam; il risultato è chiuso in un nero raccoglitore). Lontananza e frantumazione sono alla base anche del lavoro di Yuki Ichihashi, che però se ne serve per trasmetterci la necessità di un incontro con l’ignoto. E se Jacopo Miliani indaga proprio i simboli e gli archetipi della natura incontaminata, ce li offre attraverso fili spinati e danze rituali, nel blur di consumati tubi catodici.
Ancora più ambigua risulta allora l’operazione di Moira Ricci, che ci fa toccare con mano le più indistinte paure ataviche, tramite un attento lavoro di falsificazione documentaria. E mentre Francesca Banchelli invita a rompere i confini tra documentazione ed esperienza, coinvolgendo lo spettatore in una manifestazione “contro il sole”, Simone Ialongo pianifica su cartina il suo contro-viaggio della speranza (da Pantelleria alla Tunisia), con tanto di biglietti di prenotazione per i visitatori in sala.

Simone Rebora

Lucca // fino al 28 aprile 2013
Incontri
a cura di Lorenzo Bruni
TENUTA DELLO SCOMPIGLIO
Via di Vorno 67
[email protected]
www.delloscompiglio.org

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Simone Rebora

Simone Rebora

Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si…

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