Il noir è di moda, con Guy Bourdin

C’erano una volta, molti anni fa, copertine di Vogue firmate Guy Bourdin. Tra atmosfere inquietanti e scenari misteriosi dove le modelle vivevano come in un film noir. Al Museo Alinari di Firenze, fino al 10 marzo, le immagini dell’artista francese che ha fatto la storia della fotografia di moda.

Guy Bourdin - A message for you - veduta della mostra presso il MNAF, Firenze 2013

In una delle più belle tra le Operette Morali, Leopardi fa incontrare la Morte con la Moda. Unite da una curiosa parentela (nate “tutte e due dalla caducità”), le due danno vita a uno dei dialoghi più vivi (e attuali) della prosa leopardiana.
C’è un’immagine che, a decenni di distanza, ha saputo riassumere questo dialogo in maniera potente e surreale, facendo incontrare di nuovo le due “sorelle” come raramente succede (soprattutto sulle pagine patinate e glamour delle riviste di moda). Il fotografo francese Guy Bourdin (Parigi, 1928-1991) ha sempre avuto un debole per le atmosfere inquietanti e gli scenari al limite del macabro. Ma c’è una celebre sequenza della campagna realizzata per Charles Jourdan in cui supera se stesso: le scarpe sono a terra sulla scena di un tragico incidente d’auto, accanto a macchie di sangue e alla consueta silhouette del cadavere disegnata in gesso sull’asfalto.
Non sarà il primo né l’ultimo pseudo-thriller che Bourdin costruirà. Molte delle sue immagini continueranno a proporre atmosfere misteriose e allarmanti, sottolineate da pose irreali, improvvise folate di vento e illuminazioni drammatiche. La mostra A Message for you presenta alcuni di questi scatti in un periodo della produzione del fotografo francese che va dalla fine degli Anni Settanta e riunisce circa 75 stampe moderne. Una raccolta di immagini pubblicate su Vogue France o provenienti da celebri campagne pubblicitarie che vedono come protagonista Nicole Meyer (musa ispiratrice e modella di Bourdin, che la conobbe appena 17enne). Con una cifra stilistica particolare: le immagini di Bourdin hanno infatti una forma narrativa complessa, fatta di elementi sensuali mescolati con altri scioccanti e surreali, e soprattutto costruiscono una scenografia ampia, di cui non sempre modelle, vestiti e accessori sono l’unico centro.

Guy Bourdin - A message for you - veduta della mostra presso il MNAF, Firenze 2013
Guy Bourdin – A message for you – veduta della mostra presso il MNAF, Firenze 2013

E sei i modelli dell’artista francese vanno cercati tra Man Ray (suo mentore), i surrealisti Magritte e Balthus e il regista Luis Buñuel, è probabilmente la leggenda che avvolge la vita stessa del fotografo a rendere ancora più noir le sue storie. Di Bourdin si ricordano infatti il carattere eccentrico e dark, la voce lagnosa con cui esigeva dalle sue modelle ore e ore di pose estenuanti, le storie sinistre sulla sua biografia (sua madre l’aveva abbandonato da piccolo, sua moglie e due sue amiche si erano suicidate).
Ma, oltre la leggenda, quello che rimane è lo sguardo di un artista capace di scovare la bellezza in paesaggi e pose non convenzionali. Una boccata d’aria nella fotografia di moda.

Rosa Carnevale

Firenze // fino al 10 marzo 2013
Guy Bourdin – A message for you
MNAF
Piazza Santa Maria Novella 14a/r
055 216310
[email protected]
www.alinari.it/it/museo.asp

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Rosa Carnevale
Rosa Carnevale nasce a Verona nel 1983 ma dai due ai diciotto anni vive nella culla del Rinascimento, Firenze. A Milano dal 2001, si laurea in Scienze dei beni Culturali indirizzo storico-artistico all’Università Statale. Frequenta il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive dell’Accademia di Brera e, dopo qualche esperienza veneziana alla Biennale (Ufficio Stampa Arti Visive), inizia a scrivere per testate cartacee e online di settore. Suoi articoli sono apparsi su Il Manifesto, Exibart, Arte e Critica, Espoarte, Il Corriere dell’Arte, Rolling Stone Magazine. È iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana come giornalista pubblicista. Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione come ufficio stampa per enti pubblici e privati. Dal 2011 collabora con Artribune. La sua vera professione è quella di mamma a tempo pieno di Arturo.