Da Botticelli a Matisse. Chi, se non Goldin?

“Da Botticelli a Matisse. Volti e figure”, recita il titolo completo. L’ennesima scorreria nei secoli dell’arte per Goldin. Questa volta al Palazzo della Gran Guardia di Verona, fino al primo aprile.

Sandro Botticelli - Cristo risorto - 1480 circa - Detroit Institute of Arts, dono di Wilhelm R. Valentiner

Si apre con due sale dedicate al Cristo, l’esposizione di ritratti in mostra a Verona, e lo fa in maniera decisamente importante: tavole di Beato Angelico, Lippi, Piero di Cosimo, Mantegna, Giovanni Bellini, Bramantino, Crivelli, Cima da Conegliano, Guercino,  Tiepolo, Antonello da Messina, Botticelli, Bellini, Caravaggio, Cranach e Veronese coinvolgono immediatamente il visitatore in un’atmosfera sobria e raffinata, giocata in sale dominate dai toni del rosa antico, illuminata ad hoc su opere provenienti in parte dal Museum National Brukenthal (città di Sibiu, nella leggendaria Transilvania) e in parte da Oltreoceano (Detroit).
L’obiettivo è indagare le espressioni del volto di Cristo nelle varie fasi della sua esistenza terrena; manca però un fluire naturale, tra queste prime due e le tre rimanenti sale. Avviene una strana commistione tra sacro e profano, per cui sembra quasi di visitare diverse esposizioni sotto il nome di una sola: la carrellata di ritratti è il secondo contenitore di questa mostra-matrioska, a coprire i secoli dal Quattrocento all’Ottocento senza un preciso ordine cronologico, cui ne segue un terzo, dedicato unicamente al ritratto nel Novecento.

Antonello da Messina - Crocifissione - 1465-1470 circa - Sibiu, Muzeul National Brukenthal
Antonello da Messina – Crocifissione – 1465-1470 circa – Sibiu, Muzeul National Brukenthal

In questa sezione abbondano opere ormai patrimonio dell’inconscio collettivo: van Gogh, Renoir, Freud, Modigliani, Matisse, Munch, Bacon, Monet, Manet, Picasso, e anche per questa sezione il ritmo è concitato, il criterio di esposizione molto singolare. Se non fosse che un senso al tutto viene esplicitato all’entrata, sarebbe lecito pensare che il curatore si sia trovato in possesso di gustosi ma eterogenei prestiti da diverse collezioni irrinunciabili e abbia creato una logica al tutto senza troppo badare alla eventuale struttura più scientifica del tutto stesso.
Inseriti in un flusso più scarno, ma anche meno ridondante e variegato, scandagliati in due diversi tempi o “sfoltiti” per amore di una maggiore coerenza interna, questi grandi nomi avrebbero dato un senso di sobrietà e incisività maggiore alla mostra. E invece sembrano non avere armonia. Come un ritratto abbozzato con pochi, fendenti colpi di matita, eppure fedele al soggetto, si ha l’impressione che la qualità avrebbe potuto non cedere il passo alla quantità, e il significato sarebbe stato più pregno.

Giulia Galassi

Verona // fino al 1° aprile 2013
Da Botticelli a Matisse. Volti e figure
a cura di Marco Goldin
PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA
Piazza Brà
0422 429999
[email protected]

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Giulia Galassi
Giulia Galassi nasce a Montebelluna (TV) nel 1974. La sua famiglia si stabilizza in Trentino Alto Adige nel 1980, dove lei frequenta per tre anni l’Istituto Statale d’Arte Fortunato Depero di Rovereto. Dopo il diploma preso in seguito presso il Liceo Pedagogico, inizia a insegnare alla Scuola dell’Infanzia nel 1999. Le sue passioni sono da sempre eterogenee: si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne di Trento, laureandosi con una tesi sul rapporto tra ebraismo, omosessualità e convenzioni sociali attraverso l’opera di Giorgio Bassani. Suo interesse principale rimane l’arte e l’espressione dell’animo umano in tutte le sue forme, interesse che nutre di teatro, letteratura, scrittura, curatela di mostre e pittura.
  • Mario

    A parte che è la stessa mostra ià presentata a Vicenza (non troppo lontano dunque…) a cui han cambiato il titolo per fregare gli sprovveduti, sono d’accordo pienamente con l’analisi. E’ paradigmatico ed imbarazzante il confronto con la mostra su Pietro Bembo che contemporaneamente si sta tenendo al Palazzo del Monte di Pietà di Padova, ove le collezioni hanno poco da invidiare a quelle raccolte da Goldin ma c’è, forte, una storia che lega inevitabilmente ogni opera alla successiva: sembra di leggere un romanzo giallo ben costruito, ove ogni indizio sparso per le sale è necessario ad identificare un aspetto della persona attorno a cui tutto gira.

  • michele de luca

    … a prescindere, come diceva Totò, dalla validità o meno della mostra, questa formula del “da (tizio) … a (caio)” è diventata una cosa stucchevole e, sinceramente ha un po’ stufato!…

  • Mario

    Ci hanno educati al consumo, senza comprendere la sostanza del singolo, per cui sarà difficile portare grandi numeri di visitatori senza trasformare il tutto in un luogo di solo consumo.

    Credo che il Sig. Goldin per la prima grande mostra nella Basilica Palladiana di Vicenza, abbia voluto progettare un pacchetto da presentare cercando di rischiare il meno possibile, scommettendo su grandi nomi internazionali.

    Visitandola ho pensato di trovarmi in una galleria d’arte privata, piuttosto che in una mostra dove si vuole spiegare un’idea, un concetto.

    L’unico giudizio positivo che posso dare agli organizzatori della mostra a Vicenza è quello relativo alla comunicazione di questa, da vicentino non ricordo di aver mai assistito a tanta potenza mediatica per promuovere un evento culturale in città.

  • il mede

    datemi una descrizione del cristo risorto di botticelli vi prego