Come un tarassaco soffiato. La delicatezza di Silvia Bächli

L’artista svizzera, già vista tra MoMA e Centre Pompidou, sbarca con la sua prima personale a Milano. Tra un’installazione di fotografie scattate in Islanda e i suoi più noti lavori su carta, nei due spazi di Raffaella Cortese. A Milano, fino al 4 maggio.

Silvia Bächli - veduta della mostra presso la Galleria Raffaella Cortese, Milano 2013

Silvia Bächli (Baden, 1956) potrebbe sembrare un’artista astratta, ma la gestualità delle sue linee tirate fino alla massima estensione del braccio e i suoi soffusi riferimenti alla realtà, la pongono in un limbo espressivo, da cui riesce a uscire con la forza gentile di un linguaggio delicatamente ordinato, che ammorbidisce, in un proficuo dialogo, i tubi a vista e il razionalismo dello spazio seminterrato di Raffaella Cortese.

I colori tenui, da dietro il vetro, abbracciano le ombre dei visitatori, che vi si riflettono come grigi e languidi acquerelli, mentre nell’altro spazio su strada della galleria, l’installazione fotografica che, su una struttura lineare, ripercorre un viaggio dell’artista con il compagno in Islanda, è pervasa dalla stessa discreta poesia del “linguaggio dei fiori e delle cose mute”, che sembra caratterizzare la realtà sfumata, quasi fané, delle opere su carta.

Giulio Dalvit

Milano // fino al 4 maggio 2013
Silvia Bächli
RAFFAELLA CORTESE
Via Stradella 7 / Via Stradella 1
02 2043555
[email protected]
www.galleriaraffaellacortese.com

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.