Berlin Watching. Club Midnight

L’amore indiscusso per l’arte. La necessità di trovare uno spazio. L’incontro con una poesia. Un sogno. L’inizio di una nuova carriera. Storia di come una precaria filosofa partenopea è diventata una gallerista berlinese glamour.

Elda Oreto - photo Martina Camilleri

Midnight. Un club di fantasmi, creato dalla fantasia del poeta serbo-americano Charles Simić. Club, dal nome un po’ anonimo e dall’anima underground di quello che potrebbe essere un fumoso jazz bar di un’ipotetica Chicago Anni Venti, nel quale chiunque è il benvenuto, almeno per una notte.
Invece siamo a Berlino e questo non è il nome di un club, ma di una galleria d’arte contemporanea, aperta nel settembre 2011 da un’audace curatrice, Elda Oreto. Il titolo della poesia suona perfetto per questo spazio espositivo e si adatta bene al contesto urbano nel quale sorge: leggermente nascosto all’interno di un cortile, in Kurfüstenstraße 35, nel cuore del quartiere a luci rosse. Elda, una filosofa specializzata in critica dell’arte, ha vissuto una storia di migrazione culturale, simile a tante dal nostro Paese. Ma con un lieto fine fuori dal comune. La sua avventura inizia nel 2010 quando, terminati gli studi e non trovando lavoro in Italia, decide di trasferirsi a Berlino. Città per cui ha sempre nutrito una forte passione. Non voleva più vivere l’arte, di cui tanto leggeva, in differita. Così partì.
Una volta arrivata, respira il grande senso di libertà che questa capitale offre e se ne innamora. Quello stile di vita era il suo. Semplice, emancipato, indipendente.

Santiago Taccetti - Bear Tries to Beat Heat - veduta della mostra presso Club Midnight, Berlino 2013 - photo Nick Ash
Santiago Taccetti – Bear Tries to Beat Heat – veduta della mostra presso Club Midnight, Berlino 2013 – photo Nick Ash

Per i primi sei mesi Elda si diverte: fa un tirocinio in una galleria e si divide fra i lavori più disparati per mantenersi. Fino a quando, spinta dalla passione per l’arte e trasportata da quel forte fermento creativo che sente pulsarle intorno, cura un video screening con opere di artisti da tutto il mondo, uniti sotto il titolo e l’ispirazione di un film di Luchino Visconti del 1954, Senso. Inaspettatamente, questa piccola expò si trasforma in un enorme successo: per due giorni, presso lo spazio Uqbar, si accalca un grande pubblico in un andirivieni di critici, galleristi, curatori. Questo primo riconoscimento le fa capire che forse è giunto il momento di dare voce a qualcosa che sia soltanto suo e diverso da tutto il resto. Sente l’esigenza di aprire uno spazio espositivo dove potersi esprimere liberamente. Elda allora si attiva e chiede un prestito di 15mila euro all’Investition Bank Berlin, che le viene concesso in breve tempo. Subito dopo trova il locale da affittare, si procura un po’ di pubblicità e prepara la sua prima inaugurazione. Ed ecco che, in meno di tre mesi, nasce Club Midnight. Una galleria fresca, caratterizzata da due aspetti principali: la scelta di lavorare esclusivamente con artisti emergenti e l‘intenzione di esprimersi sotto forma di spazio commerciale. Le motivazioni vengono a seguire.
Dare voce ad artisti giovani è un grosso investimento. Ci vuole più tempo per affermarsi, per costruirsi un certo tipo di reputazione e, soprattutto, per stabilizzarsi economicamente. In questo modo, però, si rappresentano onestamente i gusti estetici della galleria e si soddisfa la volontà di coltivare un’identità forte. E questo, per Elda, è il motivo per cui si apre uno spazio espositivo, non certo per fare profitto. In questo caso commerciale perché arte e mercato non sono due aspetti slegati fra loro. L’oggetto d’arte fa parte di un sistema ben strutturato, formato da gallerie, artisti, collezionisti, critici, istituzioni e così via, per cui non ha senso tirarsi fuori. Questo gioco ha delle regole e, se decidi di farne parte, anche se il desiderio fosse di sovvertirle, devi accettarle.

Elda Oreto e Lars-Erik Wyren - photo Martina Camilleri
Elda Oreto e Lars-Erik Wyren – photo Martina Camilleri

La storia della galleria, però, non è ancora finita. Nel 2012, infatti, avvengono due incontri importanti e decisivi per il futuro di Elda. Prima conosce Chiara Rapino, la sua preziosa assistente, che approda a Club Midnight grazie al progetto Leonardo vinto dopo una laurea in storia dell’arte.
Mentre, l’estate scorsa, l’amore ha giocato le sue carte più sottili. Una sera, in un bar della città, la gallerista napoletana incontra un tecnico svedese che nella vita lavora in una miniera in Norvegia: i due s’innamorano follemente. Non solo. Lui s’invaghisce a tal punto di Elda e del suo progetto artistico che si trasferisce a Berlino per lei, estingue il debito con la banca e le chiede di sposarla. Ed ecco che la galleria acquisisce un partner: Lars-Erik Wyren. Co-proprietario che ora ha un ruolo tecnico-organizzativo fondamentale. Elda è la prima ad ammettere che senza di lui molte cose non sarebbero avvenute. Forse avrebbe fatto altre scelte e le sorti di Club Midnight sarebbero state diverse. Invece il destino ha marcato il futuro in maniera indelebile.
Quando le chiediamo se due anni fa, appena arrivata, si sarebbe mai immaginata come è ora, seduta nella sua galleria a chiacchierare con me, dopo l’opening di Santiago Taccetti, Elda scoppia a ridere. E dice che forse ha fatto una pazzia. Ma che è stata proprio quella pazzia a portarla esattamente nel posto in cui doveva essere perché tutto questo accadesse. E commenta: “Passiamo la vita cercando disperatamente di raggiungere un obiettivo, un sogno, mentre poi tanto la vita decide da sola. Siamo in balia di un destino che sceglie per noi. L’unico nostro compito è quello di trovare la forza di esprimere ciò che siamo”.

Martina Camilleri

clubmidnight.de

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Martina Camilleri
Martina Camilleri (1984) ama scrivere e si occupa di comunicazione per l’arte, la musica e la letteratura contemporanea. Cresciuta sotto le cattive influenze di una dittatura mediatica, decide ben presto di partire per trovare rifugio artistico all’estero. Si forma in teatro, fotografia e arte visuale e lavora tra Francia, Norvegia, e Spagna. Una volta tornata in Italia si laurea in comunicazione e politica alla Sapienza di Roma, ma riparte grazie ad una borsa di studio vinta per un master in New Journalism a Berlino. Città che non ha ancora abbandonato.