Ventrone, per amore dell’osservazione

Perfezioni e difetti della realtà agli occhi di Luciano Ventrone. La mostra Sui generi/s nella cornice bucolica di Villa Torlonia, a Roma, fino al 6 gennaio. Per un omaggio all’illusionista del XXI secolo.

Luciano Ventrone, I segni del tempo, 2010

Le opere di Luciano Ventrone (Roma, 1942) consentono all’osservatore di prendere coscienza macroscopicamente della realtà visibile. In tali rappresentazioni sussistono dettagli che vengono colti poeticamente prima dallo scatto studiato e meditato con la moglie, Miranda Gibilisco, e successivamente dal pennello dell’artista, che immortala con innumerevoli velature ogni minimo aspetto.
Le sue opere stanno sul confine fra il reale e l’astratto, quest’ultimo inteso come senso di una lontananza dal visibile umano e dall’intelletto più razionale. È, quella del pittore, una curiosità pura nei confronti del dato visivo, che esalta la perfezione al limite del feticismo, dilata sfondi assoluti e metafisici, eleva in forme sinuose e veritiere le rotondità delle sue nature morte e dei corpi di donna. Questi frammenti artistici di mondo sono visioni quasi scientifiche, “biologiche” perché portano i segni del tempo.

Luciano Ventrone, Inquietudine, 2006

Ogni soggetto, all’apparenza immanente sulla tela, diviene interprete di un ruolo affidatogli dal titolo che l’artista conferisce alle sue composizioni. In Incontri a corte (2008), ad esempio, ritrae due melograni spaccati e avvicinati tra loro, che sembrano preludere a incontri amorosi e segreti. Tratti più quotidiani, invece, in La competizione 1 e 2 (2012) in cui la frutta così elegantemente posta nasconde un senso di rivalsa sull’altro.
Sui generi/s si presenta dunque come un percorso cronologico, atto a ripercorrere  i punti focali dell’esperienza artistica di Ventrone non trascurando la vivacità di temi e generi affrontati durante la sua carriera. Il percorso delle opere esposte suggerisce che la bellezza stia in una forma di perfezione che non esula dall’imperfezione; nelle pieghe dei suoi soggetti, nella porosità delle bucce della frutta, nell’umidità dell’aria, nell’ombra di certe increspature, nel petalo che inizia ad appassire. Un ribadire che, nell’immanenza apparente del reale, l’essere sta nella sua stessa fragilità.

Claudia Fiasca

Roma // fino al 6 gennaio 2013
Luciano Ventrone – Sui generi/s
a cura di Cesare Biasini Selvaggi
VILLA TORLONIA – CASINO DEI PRINCIPI
Via Nomentana 70
06 69923801
www.museivillatorlonia.it

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Claudia Fiasca
Nata nel 1988, vive a Roma. Si laurea nel 2011 in Storia dell’arte con una tesi in Arte Contemporanea e consegue nello stesso anno un master in Estetica e Comunicazione museale. Attualmente sta approfondendo i suoi studi frequentando il corso di laurea magistrale presso l’Università di Roma La Sapienza. Adora i dettagli ed è una silenziosa osservatrice. Le piace stare in treno e ammirare le vicende umane nelle sale d’attesa degli aeroporti. Porta sempre con sé carta e penna, per scrivere d’arte e ricordare piccoli eventi comuni che a volte, lasciano una sensazione immemorabile. Ha iniziato a scrivere poesie dall’età di otto anni. Ora pensa e si adopera per il suo futuro da critica e curatrice.