Un cinese a Milano. Hsiao Chin ieri e oggi

Alla Fondazione Marconi una mostra dedicata a Hsiao Chin, uno tra i primi artisti cinesi attivi in Italia, vicino a Manzoni e al Jamaica. Un percorso lungo cinquant’anni alla ricerca di un equilibrio fra Oriente e Occidente. A Milano, fino al 9 marzo.

Hsiao Chin - L'intervento nel sole (1965)

Hsiao Chin (Shanghai, 1935) è stato un ponte tra Milano e la Cina ben prima che questa diventasse di moda, e, ben prima che anche essere cosmopoliti diventasse di moda; una certa Milano (Manzoni, Fontana, Crippa, Castellani, Dadamaino, Dova e altri) lo accoglieva al Bar Jamaica, aiutandolo nel difficile cammino della creatività.
Pur essendo cresciuto in un contesto filo-occidentale, a Taiwan, integrare la Merda d’artista con l’arte calligrafica cinese non deve essere stato facile; eppure questa grande mostra, allestita senza sbavature alla Fondazione Marconi di Milano, ha il pregio di dimostrare proprio quanto possa essere esplosiva la convivenza della tradizione e della novità, nonché di Oriente e Occidente.
Nelle gouache in mostra (1960-65), Punto, linea, superficie di Kandinsky, il grafismo immaginifico di Klee e le croci di Malevic coesistono in un’unità sottilmente rielaborata: la verticalità e l’orizzontalità, in particolare, come nella croce, si fondono in un unico momento, un Onement – come diceva Newman delle sue zip –, simile alla puntualità dell’ideogramma, quella forma di scrittura che si accumula equilibratamente su di sé, in un unico punto. L’immagine, precipitato dell’Occidente, sembra unirsi all’orientalità del segno, in un esito di totale equilibrio.

Hsiao Chin – Senza titolo

La mostra prosegue nella luce su strada al 17 di via Tadino, assai disertata, dove però le stupende ceramiche Anni Sessanta, bucate, smaltate e dorate come quelle tanto importanti e troppo poco conosciute di Fontana (che si possono osservare a casa Boschi-Di Stefano, a pochi passi dalla Fondazione), si uniscono alle preziose incisioni realizzate presso la storica Grafica Uno di Giorgio Upiglio, per i cinquant’anni (ormai passati) di attività della quale ancora si attende a Milano una mostra.
Un intero piano è poi dedicato a opere realizzate nell’anno appena passato. I colori, così vicini a quelli dell’Informale e del Pop, fanno sognare, calati in un equilibrio orientale fuori dal tempo, ma un ruolo altrettanto importante è giocato dalla carta: se nei guazzi la porosità della carta di riso beige sfuma dentro i colori, qui il bianco si impone fortissimo, ricordando da vicino i vuoti di Sam Francis.
Questi “vuoti attivi”, anche esterni al quadro (come in Lan – La grande tempesta), sono lo spazio mentale in cui, secondo il precetto taoista di “wéi wú wéi” (agire nella non-azione), la creatività prende il volo, consentendo ancora a Hsiao Chin di andare molto oltre i soli rimpianti per una Milano che fu, offrendoci discretamente il lirismo della sua spontaneità meditata.

Giulio Dalvit

Milano // fino al 9 marzo 2013
Hsiao Chin – L’inizio del viaggio… Opere su carta 1960-65. Il viaggio continua… Opere su carta 2012.
FONDAZIONE MARCONI
Via Tadino 15
02 29511297
[email protected]
www.fondazionemarconi.org 

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.