Tutti i volti di Cindy Sherman

Dalla fine degli Anni Settanta ha accumulato più di cinquecento autoscatti travestendosi di volta in volta nei soggetti eclettici delle sue foto. Grottesca, caricaturale, ironica, fiabesca. Tutto in una sola donna. O meglio, molte. Cindy Sherman arriva al Museo Gucci di Firenze con una personale che riscopre i suoi primi lavori. Fino al 9 giugno.

Cindy Sherman, Untitled (Murder Mystery People), 1976-2000, Black and white photograph, Courtesy of the Artist and Metro Pictures, © Cindy Sherman

Spesso le opere giovanili dei grandi artisti sono le più genuine e riuscite, quelle in cui si palesa in nuce tutto il carattere e la forza di un linguaggio artistico. Se c’è un artista per cui vale questo discorso è sicuramente la fotografa americana Cindy Sherman (Glen Ridge, 1954; vive a New York) a cui il Museo Gucci dedica la personale Early Works.
Murder Mystery People (1976), Bus Riders (1976) e Doll Clothes (1975) stanno a Cindy Sherman come La Celestina (opera giovanile del periodo blu) sta a Picasso. Si legge tutto il genio dell’artista americana dietro i personaggi creati per questi primi lavori. Sono gli anni di esordio della Sherman quando, dopo la laurea conseguita nel 1976, crea a Buffalo insieme ad alcuni amici lo spazio per l’arte Hallwalls. Poco dopo si trasferirà a New York, ma la strada della sua carriera è già decisa.
Travestimento, fotografia, performance sono le parole d’ordine che contraddistingueranno il suo lavoro fino a oggi. Insieme alla particolarità di lavorare in totale autonomia (Cindy Sherman infatti è attrice, modella, stylist, truccatrice, regista dei suoi scatti) e sempre su un unico soggetto, declinato in infinite variazioni: se stessa. Una cifra stilistica che si apprezza perfettamente negli scatti di Murder Mystery People (un racconto per immagini che ha come protagonista un’attrice degli Anni Trenta che si innamora del regista del film) e ancor di più nei personaggi della serie Bus Riders, in cui la Sherman interpreta le classiche tipologie di persone che si spostano con questo mezzo.

Cindy Sherman, Doll Clothes, 1975, 16-mm film transferred to DVD, Black and white, silent, 2:22 min, loop, © Cindy Sherman

L’artista americana posa come un giovane elegante in giacca e pantaloni, nascosta dietro le lenti di Ray-Ban scurissimi o ancora come una studentessa carica di libri. E più ci si avvicina all’immagine fotografica cercando di scoprirne l’identità, più si entra in un cortocircuito in cui realtà e finzione si accavallano. Dov’è Cindy? L’unico filo a cui appigliarsi per trovarla è quello del cavo che permette l’autoscatto. Sono ancora lontani gli anni del digitale e forse la bellezza di queste immagini (ristampate recentemente dalla fotografa americana) sta anche qui, nel dispositivo fotografico maldestramente nascosto sotto i piedi dell’artista.
Con Doll Clothes poi, breve video del 1975, la Sherman si mette a nudo interpretando una figura di bambola bidimensionale, vestita solo con la biancheria intima e intenta a provare vari abiti. Niente di più semplice per raccontare tutta la sua poetica e un’esistenza fatta di travestimenti. E non chiamateli autoritratti!

Rosa Carnevale

Firenze // fino al 9 giugno 2013
Cindy Sherman – Early Works
a cura di Francesca Amfitheatrof
GUCCI MUSEO
Piazza della Signoria
055 75923302
[email protected]

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Rosa Carnevale
Rosa Carnevale nasce a Verona nel 1983 ma dai due ai diciotto anni vive nella culla del Rinascimento, Firenze. A Milano dal 2001, si laurea in Scienze dei beni Culturali indirizzo storico-artistico all’Università Statale. Frequenta il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive dell’Accademia di Brera e, dopo qualche esperienza veneziana alla Biennale (Ufficio Stampa Arti Visive), inizia a scrivere per testate cartacee e online di settore. Suoi articoli sono apparsi su Il Manifesto, Exibart, Arte e Critica, Espoarte, Il Corriere dell’Arte, Rolling Stone Magazine. È iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana come giornalista pubblicista. Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione come ufficio stampa per enti pubblici e privati. Dal 2011 collabora con Artribune. La sua vera professione è quella di mamma a tempo pieno di Arturo.
  • dsk

    Ankora ‘sta robbbba!!!! Li abbiamo già visti 501 volte i 500 autoscatti! BAAAAASSSSSTAAAA!!! Fhink fhis fing if fery fuffy!

  • Elvio

    No grazie.Preferisco Flicker.E non dobbiamo nemmeno chiamarli autoritratti…ripigliatevi !,voi e R.Krauss.

  • udo

    però lei è la donna più bella del mondo!

    • Arkadij

      orribili foto artefatte…