Tiepolo, maestro della luce

A quarant’anni dalla monografica su Giambattista Tiepolo realizzata nel 1971, determinante per la fortuna critica del pittore, Villa Manin si ripete con una mostra che raccoglie un numero eccezionale di dipinti e disegni, capaci di rappresentare l’intero percorso artistico del più acclamato e ricercato artista veneziano del Settecento. A Codroipo fino al 7 aprile.

Giambattista Tiepolo - Zefiro e Flora, Venezia, Ca’ Rezzonico

La biografia di Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696 – Madrid, 1770) offre un esempio di quelle rare esistenze che mostrano fin da subito, e ben leggibili, i segni di una predestinazione al successo.
Cresciuto in un ambiente estraneo al mondo dell’arte, a soli 14 anni si trova a bottega da uno degli artisti più apprezzati in quel momento a Venezia, Gregorio Lazzarini. Nel 1717 è un pittore affrancato e ha già ricevuto le prime commissioni autonome. Difficile scorgere qualche rimando al suo accademico maestro: gli anni di alunnato sembrano essersi bruciati alla fiamma di un’esuberanza stilistica capace di assimilare le migliori espressioni della pittura veneziana di almeno due secoli: dai cinquecentisti ai pittori della cosiddetta corrente ‘tenebrosa’, come Antonio Zanchi e Federico Bencovich, referenti principali anche in una delle prime opere realizzate da Tiepolo per una chiesa veneziana, i soprarchi con gli Apostoli (1715-1716) di S. Maria dei Derelitti (l’Ospedaletto).

Giambattista Tiepolo – Omaggio a Pulcinella incoronato, Trieste, Civico Museo Sartorio

La mostra offre la rara occasione di vedere da vicino questo splendido ciclo di tele, fresco di restauro. Accanto alla tavolozza cupa e drammatica ripresa dai tenebrosi emerge l’interesse per l’esasperante vitalità coloristica della pittura veneta del Cinquecento. Il progressivo avvicinamento agli esempi di Paolo Veronese – prima lo schiarimento dei colori, poi l’adozione di particolari come le ombre colorate del pittore cinquecentesco – che guadagnerà a Tiepolo l’appellativo di “Veronese redivivo”, è già evidente in alcuni caposaldi ancora giovanili: gli affreschi del Palazzo Patriarcale di Udine, realizzati a partire dal 1726 (il palazzo è collegato a Villa Manin con una navetta gratuita per chi esibisca il biglietto dell’una o dell’altra sede), o la tela con Apelle che dipinge Campaspe, dove un Tiepolo poco più che ventenne si ritrae nei panni di Apelle, il più celebre pittore dell’antichità, quasi certo di poterne eguagliare in vita la fama. È un’opera programmatica vista la frenetica sequela di commissioni – ben documentate dagli oltre 60 dipinti e 70 disegni disposti in un percorso cronologico e tematico – che in meno di vent’anni porta Tiepolo a divenire uno tra gli artisti più apprezzati e richiesti in diverse città europee.

Giambattista Tiepolo – Agar e Ismaele, Venezia, Scuola Grande di San Rocco

Certo il più dotato regista-scenografo del tempo, capace di allestire macchine di sublime orchestrazione dove tra rosa, azzurri e celesti dal sapore prealpino, vanno in scena i sensuali capricci rococò di principi e signorotti, da Venezia a Milano a Dresda a Madrid. La rappresentazione di una società che presto, già a partire dalla metà del secolo, si scontra con le diverse esigenze del rinnovamento illuminista e neoclassicista.

Stefano Bruzzese

Passariano // fino al 7 aprile 2013
Giambattista Tiepolo – Luce, forma, colore, emozione
a cura di Giuseppe Bergamini, Filippo Pedrocco e Alberto Craievich
VILLA MANIN
0432 821210
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