L’Ottocento secondo Eugenio Balzan

La Villa dei Cedri racconta genesi e svolgimento della collezione del giornalista e azionista del Corriere. Con opere di Morelli, Fattori, Previati, Favretto e molti altri. A Bellinzona fino al 20 gennaio.

Filippo Palizzi - La ragazza sulla roccia a Sorrento - 1871

È un ritorno, quello della collezione di Eugenio Balzan a Bellinzona. Nel 1944 l’esposizione itinerante Pitture italiane dell’Ottocento toccò Zurigo, Berna e il Palazzo Comunale della cittadina ticinese: la selezione faceva ampio ricorso (quarantuno opere) alla raccolta dell’amministratore e azionario del Corriere della Sera, partito come correttore di bozze e poi giornalista.
Tutte le opere di Balzan esposte all’epoca sono tornate ora in mostra alla Villa dei Cedri di Bellinzona. Il percorso permette di intuire la genesi e le caratteristiche della sua raccolta, una collezione pregevole, segnata da un gusto peculiare eppure rappresentativo dell’arte e del collezionismo del tardo Ottocento. Balzan, che costruì la raccolta negli Anni Venti e Trenta del Novecento, scelse consapevolmente di trascurare l’irruzione delle avanguardie, tuffandosi in un’esplorazione del secolo precedente che comprese anche le fondamentali scuole regionali e la pittura di genere.

Giovanni Fattori – Uomo nel bosco (studio) – 1890 ca.

In un bel crescendo espositivo, nelle sale iniziali la mostra propone i primi acquisti di Balzan (un pastello di Achille Beltrame e paesaggi di Oreste Silvestri, tra gli altri), per i quali ancora si faceva consigliare da amici intenditori. Per poi aprirsi a scelte più consapevoli: dalla scuola veneta (sono esposti due bei Favretto, per citare solo un autore) fino a quella napoletana (qui spicca La ragazza sulla roccia a Sorrento di Filippo Palizzi). Con l’intermezzo maestoso di due opere di Domenico Morelli dense del migliore orientalismo.
Disseminati nel percorso, molti esemplari rari, come lo studio per Uomo nel bosco di Fattori, o L’asinello ammalato, sempre di Palizzi, di cui il collezionista si assicurò la prima versione; e opere eccentriche rispetto allo stile più noto dei loro autori, come La presentazione del neonato di Previati.

Domenico Morelli – Bagno Pompejano – 1861

Completano la ricostruzione della mostra del 1944 opere di Faruffini, Induno, Inganni, Mancini e Veruda, di proprietà del Museo Vela di Ligornetto e della Città di Lugano.
Al piano terra, infine, una selezione della collezione permanente della Villa dei Cedri propone opere di molti degli autori rappresentati nella mostra, e anticipa con due pezzi la prossima monografica dedicata a Adolfo Feragutti Visconti (dal 23 febbraio).
Il rapporto di Balzan con la Svizzera è forte sin dagli Anni Trenta, quando vi si rifugiò per sfuggire alla persecuzione del fascismo. Ma Balzan espresse la precisa intenzione di riportare in Italia la raccolta, volontà realizzata nel 1956 dalla figlia. Un’esposizione in terra italiana, magari nella sua Milano, sarebbe un buon modo di riconoscere e valorizzare tale patrimonio.

Stefano Castelli

Bellinzona // fino al 20 gennaio 2013
La raccolta Eugenio Balzan a Bellinzona
a cura di Giovanna Ginex e Anna Lisa Galizia
MUSEO CIVICO VILLA DEI CEDRI
Piazza San Biagio 9
+41 (0)91 8218518
[email protected]
www.villacedri.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.