Il vestito nuovo del Mart

La firma della neodirettrice del Mart, Cristiana Collu, sta tutta o quasi nel grandioso riallestimento della collezione museale. Un’operazione complessa e di grande riconoscibilità. Con una scelta coraggiosa e… vertiginosa. Per vederla c’è tempo fino al 6 ottobre.

La magnifica ossessione - veduta della mostra presso il MART, Rovereto 2012

Nasce dalla fondata sensazione che il collezionismo, talvolta, si nutra di mania e di ossessione, un’ossessione magnifica: l’apparentemente “confusionaria” e originale esposizione che il Mart di Rovereto offre al pubblico per celebrare dieci anni di vita nell’edificio progettato da Mario Botta raccoglie e ordina in maniera inusuale i pezzi che ne hanno costruito la storia, e ce la racconta in modo diverso dal solito allestimento canonico.
Perché la storia di un grande museo è fatta anche di mania per il pezzo d’arte del grande autore, come di quella per tutti i frammenti testimoni di un tempo, un’ideologia, un’idea, una conquista del genere umano.
Trentatré spazi dai titoli variegati offrono al visitatore una carrellata di altrettante tematiche care al museo roveretano, artefici e costruttrici della vita trascorsa di questo decennio, il cui cuore è costituito dalla pregiata sala Casa d’arte la quale accoglie, in un tripudio di colori sgargianti contrapposti a disarmanti e bianchissimi Cavalieri scudati sospesi a un filo le opere di Fortunato Depero, rievocando l’ Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925.
Il Futurismo è celebrato come colonna portante della collezione, oltre che nelle opere di Balla e Severini, in alcune stanze che annunciano la principale, nelle quali gli originalissimi Intonarumori (1913) di Luigi Russolo troneggiano al centro di uno spazio tappezzato di copie de Le Figaro con una parte mancante, quella cancellata da Emilio Isgrò, o in altre in cui forte sembra di sentire l’odore della guerra e del sangue.

La magnifica ossessione – veduta della mostra presso il MART, Rovereto 2012

Le pareti delle altre stanze, tutte, alcune immense, sono tappezzate di opere che a un primo sguardo d’insieme rievocano un atelier di pittura, o la casa, per l’appunto, di un originale collezionista che ama vivere circondato dalla bellezza di pezzi più o meno discreti, tutti decisamente incisivi e importanti. Un titolo e una breve descrizione aiutano il visitatore nel rintracciare il filo sottile che conduce l’occhio e lo portava inizialmente a posarsi casualmente su ciò che già gli era noto o lo catturava maggiormente, per colore o dimensione: Il corpo in posa raccoglie e stringe insieme opere di Schiele, come di Klimt o di Bonazza, nei diversi stili propri di ciascun artista, in azzurrati paesaggi notturni o in scarni ed essenziali tratti di inchiostro nero, negli sguardi attoniti o sereni di schiave e di signore che ugualmente celebrano la bellezza e la potenza delle membra umane.
In Sguardi ritratti è il turbinio di segni, dimensioni e colori che travolge l’attenzione e porta ad apprezzare, nella calma del superato concitamento iniziale, l’espressione sincera ed innocente  di una fanciulla di de Chirico come l’occhio preoccupato e triste del Randagio, sulla parete di fronte, immerso in un insieme armonico e cangiante di pose, tematiche, sguardi che vanno dal corrucciato al superbo, per terminare in una indescrivibile opera di Medardo Rosso, Carne altrui, estratta dalla cera ed ancora in essa bloccata, senza perdere in suggestione profonda.
Non solo opere pittoriche arricchiscono la collezione: la punteggiano complementi d’arredo d’autore, vetrine che espongono ceramiche e opere scultoree provenienti da collezioni private degli Anni Trenta, soprattutto del dopoguerra, alternate a proiezioni di film (Io sono l’amore, di Luca Guadagnino, 2009) in armonia con il contesto della dimora storica e delle regole dell’ambiente culturale tipico del collezionismo dell’epoca o della stanza nella quale vengono proiettati.

La magnifica ossessione – veduta della mostra presso il MART, Rovereto 2012

Il visitatore entra altresì nel cuore organizzativo e nascosto allo sguardo del non addetto ai lavori tipico di un grande museo come è il Mart, fatto di Ricerca, Conservazione, Deposito e Dietro le quinte, di tutte le grandi esposizioni, nelle quali lavorano e alla bellezza delle quali contribuiscono archivisti, bibliotecari, artisti della parola e della comunicazione: è possibile chinarsi a raccogliere cataloghi di vecchie mostre ancora incartati e ammassati ai bordi della sala dedicata alla Ricerca per portarli ad arricchire la propria personale biblioteca casalinga, dopo averli sfogliati con agio nell’intimità del proprio spazio e tempo casalingo.
In ogni stanza di questa mostra sembra di entrare in una dimensione a sé, avulsa dal resto dell’esposizione, dei pezzi, e di entrare nel cuore vivo e pulsante di quella specifica tematica: è difficile trovare qualcosa che non piaccia e non risvegli l’attenzione, lungo questo percorso denso di stimoli e di opere che pochi non conoscono, poste accanto ad altre, meno chiassose, forse, meno celebrate, ugualmente belle ed in armonia con la restante parte. Perfino i manifesti della propaganda russa sono posti in un ordine sequenziale e non banale, in uno scintillio di colori che fa dimenticare la durezza di un’epoca difficile, pur rievocandola, e ne lascia solo ciò che l’arte sa trattenere dentro e dietro di sé, quella, seppur a volte dura, sensazione di bellezza che stempera ogni rancore.

La magnifica ossessione – veduta della mostra presso il MART, Rovereto 2012

Il percorso si conclude con un gruppo scultoreo e una parte di opere di Liliana Moro, artista contemporanea che medita sul ruolo della donna nella società contemporanea: dei cani a grandezza naturale nelle pose più comuni suggeriscono una vicinanza emotiva dell’artista allo spettatore, animano la sala di un realismo emozionante, invitano, nella loro crudele e dolce naturalezza, ad aprire il cuore ad una tematica attuale e ad avvicinarsi alle riflessioni di questa donna che, priva di infingimenti, denuncia la realtà e ne chiede spiegazione, lasciando il visitatore con una punta di sana confusione dentro di sé, prima di lasciare tutto questo ed uscire nella neve di dicembre rinnovato dalla visione di tutta questa numerosa, magistralmente riassunta, variegata, ossessiva e superba collezione.

Giulia Galassi

Rovereto // fino al 6 ottobre 2013
La magnifica ossessione
a cura di Cristiana Collu
MART
Corso Bettini 43
0464 438887 / 800 397760
[email protected]
www.mart.trento.it

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Giulia Galassi
Giulia Galassi nasce a Montebelluna (TV) nel 1974. La sua famiglia si stabilizza in Trentino Alto Adige nel 1980, dove lei frequenta per tre anni l’Istituto Statale d’Arte Fortunato Depero di Rovereto. Dopo il diploma preso in seguito presso il Liceo Pedagogico, inizia a insegnare alla Scuola dell’Infanzia nel 1999. Le sue passioni sono da sempre eterogenee: si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne di Trento, laureandosi con una tesi sul rapporto tra ebraismo, omosessualità e convenzioni sociali attraverso l’opera di Giorgio Bassani. Suo interesse principale rimane l’arte e l’espressione dell’animo umano in tutte le sue forme, interesse che nutre di teatro, letteratura, scrittura, curatela di mostre e pittura.
  • pietrosergiomauri

    da quanto leggo e scrivo una operazione intelligente e suggestiva,complimenti alla neo direttrice

  • Giorgia Pisciutti

    Lo stupore di fronte ad un allestimento stupendo, denso, pregnante di significati mi accompagna ancora.
    Parlano, sussurrano, urlano le opere tutte in una sinfonia creata con genio.
    Ne parlo e scrivo con un entusiasmo che non mi coglieva da tempo, non sono solita farlo.
    Una mostra veramente magnifica, un’esperienza che auguro a molti.
    Complimenti a tutti gli attori di questo lavoro.
    E anche gli altri allestimenti delle mostre al Mart, bellissimi.

    Grazie.
    Giorgia

  • ale

    Complimenti….sono rimasta veramente estasiata a vedere insieme tutte quelle opere!! Peccato solo non vi fosse un catalogo della mostra :-(

  • gabrio

    comunque la mostra si coclude diverse sale (5-6) dopo Liliana Moro, con Richard Long…