De Nittis fra le rive della Senna e quelle del Tamigi

Fu uno dei rari pittori italiani di metà Ottocento a conquistare l’Europa. Uno dei pochi a essere davvero europeo. Senza dimenticare le sue radici, ma innovando profondamente l’idea dei suoi paesaggi e descrivendo metropoli con una pittura leggera e rasserenante. A Padova, fino al 26 maggio, si riscopre De Nittis.

Giuseppe De Nittis, Prima del ballo, 1879, Collezione privata; courtesy Galleria Bottegantica Bologna-Milano

Se volessimo trovare un anno chiave nella vita di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 1884) sarebbe il 1867. Formatosi presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli, dopo un lungo soggiorno a Firenze – durante il quale ebbe modo di confrontarsi con l’arte dei Macchiaioli – il giovane pugliese partì alla conquista di Parigi. “La città gli rivela una modernità esaltante dove si agitano continue trasformazioni urbanistiche, stili di vita, sensibilità letterarie che emergono dalle frequentazioni delle personalità con cui l’artista entra in contatto”, scrive Emanuela Angiuli nel saggio in catalogo: il suo sguardo è catturato dalle ossature dei cantieri, dai palazzi, dai ponti in costruzione, ma anche e soprattutto dalle donne parigine, dai loro abiti di stoffe preziose, dai merletti, dalle piume, dai ventagli e gioielli.
Qui stringe rapporti con il celebre mercante d’arte Alphonse Goupil che lo impegna con un contratto, mentre il suo successo lo porta a partecipare, nel 1874, alla prima mostra degli Impressionisti nello studio di Nadar. Poi i ritorni in Italia, i soggiorni a Londra e la costante relazione con la natura e con le atmosfere urbane che paiono sempre sublimate. De Nittis morirà giovanissimo, a 38 anni.
La fortuna critica fu, nonostante il suo successo in vita, altalenante: quasi ignorato dagli studiosi e dai mercanti nei decenni successivi alla sua scomparsa, una prima riscoperta avvenne grazie alle Biennali d’Arte di Venezia all’inizio del Novecento; poi una lunga pausa, fino alla piena rivalutazione degli ultimi decenni, prima con una mostra al Petit Palais di Parigi (2010) e ora con la monografica a Palazzo Zabarella a Padova.

Giuseppe De Nittis, Ora tranquilla, 1874, Collezione privata, Vicenza (foto Giovanni Amoretti, Parma)

In quest’ultima sono raggruppati ben 121 dipinti, ordinati in senso cronologico per permettere a tutti di seguire la crescita di un artista che, da pittore di provincia, giunse a confrontarsi e competere con Manet, lasciando immagini straordinarie di quelle città che allora erano grandissimi laboratori d’arte e cultura. E differenziandosi sempre, con uno scarto evidente, dagli amici impressionisti: De Nittis scardina i generi, adotta un repertorio più ampio e non si limita a un’osservazione fenomenica del paesaggio, ma lo interiorizza e lo filtra attraverso gli stati d’animo.
Un’esposizione curata, attenta ai particolari e certamente d’effetto, come è ormai tradizione per il team Federico Bano-Fernando Mazzocca, che riservano anche un’autentica chicca: in una saletta tre dipinti, tre “autentici falsi” firmati da Vittorio Corcos ma per lungo tempo spacciati per denittisiani. Una preziosa dichiarazione di trasparenza e un’avvertenza ai visitatori poco accorti a fare attenzione alle tante attribuzioni sospette.

Marta Santacatterina

Padova // fino al 26 maggio 2013
De Nittis
a cura di Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca
Catalogo Marsilio
PALAZZO ZABARELLA
Via San Francesco, 27
049 8753100
[email protected]
www.palazzozabarella.it

 

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.