David Claerbout o del tempo impercettibile

Ombre che si allungano, dettagli sezionati, momenti congelati. È la prima personale italiana di David Claerbout, al Mart, curata da Saretto Cincinelli. Ancora qualche giorno per vedere i suoi video a Rovereto: c’è tempo fino al 13 gennaio.

David Claerbout - Long Goodbye - 2007 - Courtesy Bergen Art Museum

Mi dirigo verso una donna che mi saluterà con la mano fissandomi negli occhi e allontanandosi sempre di più. Ne conservo il ricordo, dopo averla incontrata qualche mese fa al Sint-Janshospitaal di Bruges, nella mostra Tant d’amours et tant de larmes. Come spesso accade con ciò che si ha amato, ho paura di averne sublimato l’immagine e che il rivederla deluderà le mie aspettative.
Non è così: Long goodbye di David Claerbout (Kortrijk, 1969; vive ad Anversa e Berlino) mi cattura nuovamente dal primo fotogramma. L’allestimento ideato per il Mart da Pedro Sousa riesce a creare le condizioni ideali per la visione dei lunghi video dell’artista belga, con i bambini seduti sulla moquette e gli adulti che fissano le scene, cercando forse di comprendere quali siano gli elementi che impediscono di distogliere lo sguardo dallo schermo. Eppure non sono storie avvincenti, con effetti speciali o colpi di scena, non hanno elementi spettacolari, grotteschi o comici.
L’artista, infatti, esamina gli accadimenti che riprende, sezionandoli. Offre l’impressione di una molteplicità di punti di vista, ruotando intorno al centro della scena, come accade in The Quiet Shore o in Section of a Happy Moment.

David Claerbout, veduta della mostra presso il MART, Rovereto 2012

La sospensione di un istante e il congelamento di un frammento di realtà (o di una messa in scena) diventano il perno attraverso il quale si sviluppa quella che non diviene mai una narrazione, pur avendone i presupposti. Questo implica una costante attesa, priva però di tensione, che viene o meno appagata, come in Riverside. Il tempo rappresenta, quindi, il fulcro della visione, ma “in order to show time you also need to give an availability to it”, dice Claerbout, “and you also need to be able to take time and that’s the difficulty”.
Pur producendo scenari che risultano perfetti dal punto di vista compositivo e formale, Claerbout non si limita a proporre una bella immagine, ma richiede uno sforzo di attenzione e concentrazione che si deve rinnovare per ogni sequenza, senza il quale i dettagli e il significato della sua pratica artistica non possono essere colti. Non ha senso, infatti, interrompere la visione e l’ascolto dei suoi video, togliere le cuffie e accontentarsi di un frammento o credere che una scena sia in loop soltanto perché ci è parso di averla appena vista.

Se il video sembra procedere in modo totalmente indifferente dalla nostra presenza, ci sbagliamo, come nel caso di Rocking Chair, in cui la signora che si dondola sonnecchiando sull’uscio di casa si ferma per un istante e solleva la testa, avvertendo il nostro sguardo mentre la oltrepassiamo per uscire dalla mostra.

Marta Cereda

Rovereto // fino al 13 gennaio
David Claerbout
a cura di Saretto Cincinelli
Catalogo Electa
MART
Corso Bettini 43
0464 438887 / 800 397760
[email protected]
www.mart.trento.it

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.
  • Gran bella mostra. Complimenti al MArt

    • jan

      Questi video ossessivi, patetici, incolori, ci hanno davvero stufato!

  • Cristiana Curti

    La mostra è più interessante di quanto si pensi e di quanto qui recensito. L’artista è notevolissimo. L’allestimento è forse ingombrante, ma in altre nazioni sarebbe indispensabile, mentre per noi rappresenta un attributo superfluo, io mi chiedo ancora se sia giusto o no un corredo così complesso. Tuttavia, le esposizioni vanno apparecchiate, infine.

    • Cara Cristiana, saresti così cortese di approfondire un poco il concetto di “allestimento ingombrante” che, non potendo purtroppo andarmi a vedere la mostra dal vivo e non trovandone cenni nell’articolo, mi sfugge completamente?
      Te ne ringrazio ed approfitto per farti i migliori auguri!