Dal sepolcro alla gloria con Emil Lukas

Quando le forme fanno affiorare, nella loro apparenza, una promessa di profondo. O quando le opere si danno come operazioni, come corpi mobili. Un lavoro che sembra fermentare per infinite eco e risonanze: è il procedimento al limite dell’alchimia di Emil Lukas. Allo Studio La Città di Verona, fino al 9 febbraio.

Emil Lukas, On Top # 1155, 2012 - courtesy Studio La Città, Verona - photo Michele Alberto Sereni

Nel mio lavoro c’è sempre qualcosa da scoprire che va ben oltre l’immagine”. Così lo stesso artista americano Emil Lukas (Pittsburgh, 1964; vive a Stockertown). E, osservando quel pezzo di mondo fatto di plastica, tutto curve orografiche, avvallamenti, bacini (Curvature, 2012) che dovrebbe ricoprire come una pelle un gigantesco camion, vengono alla mente L’enigma di Isidore Ducasse di Man Ray e gli “impachettamenti” di Christo. L’oggetto subisce la cancellazione delle sue connotazioni, diventando qualcosa di misterioso, un’essenza oscura, un simulacro monumentale. Ma l’involucro cela davvero il camion o è solo un elemento scenografico? Ricopre la realtà o la reinventa?

Del resto, è tutto il lavoro di Lukas a proporsi come tentativo di un “vedere oltre il vedere”, di un “esperire contro l’esperienza”. In Drop of Lids # 1185 (2012) l’artista intreccia migliaia di fili-segni su di una tela, ottenendo uno spazio-luce che non ha nulla di naturale, perché è pura messa in scena, fenomeno conseguito con una maniacale pratica artigianale di tessitura. In White Pudless of Color # 0751 (2003) realizza una sorta di inventario di cose sepolte o di magazzino del sottosuolo: usa gesso, cera, cemento per tumulare oggetti, insetti, scritture. Ma il suo non è mai un gesto di negazione, quanto un gesto di preservazione e di custodia. Cerca la vita addormentata nella forma, insegue nel sepolto l’impronta fossile, il segno preistorico che si rende improvvisamente presente.

Luigi Meneghelli

Verona // fino al 9 febbraio 2013
Emil Lukas – Curvature
a cura di Angela Madesani
STUDIO LA CITTÀ
Lungadige Galtarossa 21
045 597549
[email protected]
www.studiolacitta.it

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.