Cavalli e cavalieri che fecero l’impresa

Il mito del cavaliere e del suo destriero per Marino Marini: è la mostra d’esordio per il neodirettore del Man. Così Lorenzo Giusti affronta una tematica radicata nella cultura sarda. Grafica e scultura ne scandiscono l’evoluzione, emblema del percorso artistico di uno dei più grandi scultori del Novecento.

Marino Marini, Cavaliere, 1947, photo Gigi Murru

Perché sempre cavalli e cavalieri? È il mio modo di cambiare la storia. È il personaggio di cui ho bisogno per dare forma alla passione dell’uomo, una cavalcata. Di più non riesco a spiegare, è un’intuizione più alta”. Dal Cavaliere di Rampin al Marco Aurelio, dal Gattamelata al Bartolomeo Colleoni, dal Napoleone su cavallo rampante di David ai cavalli dinamico-futuristi, la storia dell’arte è scandita da una serie inesauribile di cavalli e cavalieri. Iconografia di grande rilevanza tanto in epoca antica quanto in epoca moderna, sia per la funzione commemorativa che per quella propagandistica. Non per Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980) che, folgorato dalla statua equestre di Enrico II nella cattedrale di Bamberga, concepisce il cavaliere come una figura tragica, archetipo della realtà, con uno schema aperto a ogni sviluppo.
L’evoluzione di questo soggetto iconografico da parte di uno dei più grandi scultori del Novecento è ben rappresentata dalla nuova mostra del Museo Man, dove a un centinaio tra disegni e grafiche, realizzati dal 1937 al 1979 con una ricerca ossessiva che confluisce in innumerevoli variazioni sullo stesso tema, si affiancano 15 sculture in bronzo. In un allestimento di ampio respiro che, tra le altre opere, include Piccolo cavaliere, Studio per Miracolo e Due elementi a chiudere il percorso.

Marino Marini, Studio per Miracolo, 1953-54, photo Gigi Murru

Anticlassica e primordiale, l’interpretazione di Marini del cavaliere – emblema della sua ricerca, poiché ne segna tutto il percorso artistico caratterizzandone le varie fasi – attinge alla statuaria etrusca per una trasposizione iconografica del soggetto in chiave espressionista. Infatti, se prima del conflitto bellico purezza formale e classicismo restituiscono una lettura naturalistica, successivamente le opere si configurano con volumi dalle linee spezzate e con una tensione tra cavallo e cavaliere sempre più in crescendo. Deformazione, scarnificazione e sintesi sono ora le peculiarità che evocano la drammaticità e la precarietà di un’esistenza dilaniata dal dolore.
Scardinando ogni tradizionale impianto compositivo, l’artista restituisce una visione del cavaliere che progressivamente diventa tutt’uno col cavallo, perdendo il suo potere quando non innesca una condizione di conflittualità. È così che il cavaliere si irrigidisce diventando incapace di dominare il suo destriero fino a spalancare le braccia nel gesto disperato di resa, a fine Anni Quaranta, e assumere negli Anni Cinquanta una pathos senza precedenti. Simboleggiando l’inevitabile caduta dell’umanità davanti al suo infausto destino: il cavallo a un certo momento cade e il cavaliere si perde. Siamo nel momento della tragedia ancora umana. Una tragedia tale da piegare l’uomo che rifiuta di arrendersi fino a decomporlo e trasformare in un fossile senza vita ciò che un tempo rappresentava il mito dell’uomo eroico e vittorioso, dell’uomo di virtù degli umanisti.

Roberta Vanali

Nuoro // fino al 24 febbraio 2012
Cavalli e cavalieri. Marino Marini
a cura di Lorenzo Giusti e Alberto Salvadori
MAN
Via Sebastiano Satta 27
0784 252110
[email protected]
www.museoman.it

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Roberta Vanali
Critica, curatrice e giornalista d’arte contemporanea. Ha collaborato con le riviste d’arte Ziqqurat, Terzocchio e Grandimostre. 2000/2010 Caporedattrice per la Sardegna della rivista online e cartacea Exibart. Da gennaio a dicembre 2006 direttrice della Galleria Studio 20, via Sulis 20, Cagliari. Da marzo 2011 Caporedattrice per la Sardegna della rivista ARTRIBUNE Ideatrice della rubrica di iconografia Icon (on) Graphy per la rivista Artribune. Da aprile 2010 consulente artistica della galleria online Little Room Gallery. Da ottobre 2006 curatrice del blog BlogArte http://robertavanali.blogspot.com/ e della rubrica Interviews. Ha redatto circa 250 articoli e curato oltre cinquanta mostre in spazi pubblici, privati e musei.
  • sara

    non ci dice niente sull’allestimento e sulla parte più contemporanea della mostra?

  • roberta vanali

    Cosa intendi per parte più contemporanea della mostra? Il progetto di fotografia? Si tratta di una mostra a sè stante nonostante la tematica riprenda quella dei cavalieri

    • roberta vanali

      scusa il lapsus, volevo dire video

  • Pietro Mele

    L’evento riguardante la parte contemporanea della mostra è stato segnalato anche qui su Artribune: https://www.artribune.com/dettaglio/?type=event&id=18409
    Nel sito del MAN (http://www.museoman.it/) invece, andando sul banner che pubblicizza l’esposizione e cliccando su “Invito”, si può scaricare appunto l’invito, da cui si capisce chiaramente che il progetto è strutturato in due parti, una dedicata a M. Marini e l’altra costituita dal contributo al tema da parte di un gruppo di artisti contemporanei. Direi che è tutto molto chiaro, è sufficiente saper leggere. E di solito i giornalisti, anche quelli di infimo livello, quantomeno sanno leggere.
    Il catalogo è di Silvana Editoriale.
    La mostra è inoltre citata, fornendo persino la lista degli artisti invitati, anche nell’intervista che il direttore Lorenzo Giusti ha rilasciato al direttor Tonelli: https://www.artribune.com/2012/12/il-man-dellera-post-collu-intervista-con-lorenzo-giusti/
    Chiudo infine chiedendo pubblicamente alla sig.ra Vanali di smetterla di mandarmi messaggi intimidatori tramite FB in cui mi si avvisa di fantasiose azioni legali solo perché in precedenza, sempre su queste pagine (https://www.artribune.com/2012/06/da-laboratorio-per-automobili-a-laboratorio-per-larte-apre-a-sassari-un-nuovo-spazio-per-il-contemporaneo-si-chiama-wilson-project-e-prende-il-posto-di-unofficina-meccanica/), ho espresso oggettivi dubbi (qui magistralmente confermati) sulle competenze della giornalista per ciò che riguarda il contemporaneo.
    Un caro saluto,
    Pietro Mele

    Breve messaggio per la direzione: rimango a vostra completa disposizione per qualsiasi chiarimento o anche solo per una semplice chiaccherata.

  • roberta vanali

    Gli oggettivi dubbi lasciano il tempo che trovano perchè sollevati da chi rappresenta meno di nulla e non solo alla sottoscritta, mentre inizierei a preoccuparmi per le offese e le diffamazioni gratuite

  • Lorenzo Marras

    Mele scusi ma lei pensa veramente che il video sia la modalita’ ideale per interpretare la contemporaneita’ dell’opera di Marini ?
    a me pare che Voi , dico voi che avete partecipato a quel progetto Vi state Giustapponendo .
    Cosa sa Lei Mele, della vita di Marini, non penso che lo ha frequentato e magari le notizie che è riuscito a ricavare , le avra’ sicuramente attinte da un archivio comune di cui il sistema è ben fornito.

    Se volete relazionare la Vostra opera con quella di Marini non è necessario il mezzo video altrimenti si potrebbe sospettare che la contemporaneita’ risiede solo in questo.
    Trovo che il Vostro atteggiamento sia alquanto improvvisato. Volete esserci, e questo Vi basta.

  • sara

    E quale sarebbe la modalità giusta per interpretare Marini nella contemporaneità? Il bronzo? E poi non penso che l’intento fosse solo quello di relazionarsi con l’opera di Marini…
    Comunque concordo pienamente con Mele, a cui faccio i complimenti per il lavoro in mostra.
    Veramente bello anche il catalogo con contributi critici di alto livello mai visti durante la direzione della Collu

    • Lorenzo Marras

      Lo dovrebbe dire Mele , mi scusi, dal momento che è lui che ha posto la questione in termini di “contemporaneita’”.
      Se fossi Artista saprei sicuramente indicarli ma giusto , che siamo in tema, avverto che tutte le volte che si scrive di contemporaneo non si fa altro che ricondurre la sua semantica al mezzo (in questo caso il video).

      P.s. : Picasso che intepreta le demoiselles d’AVIGNON di Velasquez, non si relazionato solo in virtu’ del mezzo pittorico ma consapevole , sopratutto, della sua Contemporaneita’ e del fatto che il quel periodo orientare la propria attenzione ai personaggi della Servitu’ (valletti e nani) risultava inattuale per l’epoca.
      Ecco, non dico che gli artisti debbono caricaturizzare con un cavallo a dondolo ma evitiamo di farne una questione di MEZZI.

  • roberta vanali

    Ecco un’altra imbarazzante menzogna: durante la direzione Collu non ho mai visto un catalogo di 100 pagine affiancare una mostra, se non quelle abbinate ai grandi eventi, cui erano destinati in genere cataloghi che contavano dalle 200 alle 400 pagine (li ho tutti). Riguardo ai contributi si tratta di una raccolta di recensioni delle mostre di Marini pubblicate negli anni. Tra l’altro il catalogo è disponibile solo in pdf dato che non è ancora stato pubblicato, quindi Sara/Mele che li lodi e ti imbrodi (in effetti se non lo facessi tu chi lo farebbe?) hai fatto una figura a dir poco barbina

  • Giulia

    Per quanto riguarda il catalogo non mi sembra ci siano solo recensioni scritte negli anni, io l’ho comprato al museo quando ho visto la mostra e non mi sembra che i saggi di Salvadori, Patti, dell’Altea o di Guzzetti siano già stati pubblicati, almeno non mi sembra proprio che risulti dal catalogo

  • Giulia

    comunque il catalogo si può anche acquistare dal sito della casa editrice, ho appena verificato!!

  • Sara

    Come è risaputo la completezza dei cataloghi si valuta dal numero di pagine….Nel catalogo c’è l’antologia critica, ma non solo! Comunque non capisco veramente i toni eccessivi di chi non accetta critiche.

  • Gionni

    Il catalogo è stato pubblicato ed era già disponibile il giorno dell’inaugurazione; è vero che contiene anche un’antologia critica ma i testi di Giuliana Altea, Lorenzo Giusti, Francesco Guzzetti, Mattia Patti e Alberto Salvadori sono assolutamente inediti. Vanali informati meglio o rischi di fare “figure a dir poco barbine”

  • Presuntuosa

    Ma da oggi pomeriggio sono stati cancellati almeno 10 commenti….immagino chi può essere stato/a!!! complimenti.

  • Presuntuosa

    Addirittura quella che diceva” Pietro mele buffone” ( per me grande artista)

  • I commenti sono stati eliminati perché la discussione – da ogni parte – era degenerata. Se si intende continuare su quella falsariga, ci sono i forum degli ultras.

    • Pietro Mele

      Caro Giacomelli,
      polemiche e insulti a parte (sì, mi è stato dato del buffone e ne conservo anche lo screenshot), puoi gentilmente spiegarmi il motivo per il quale la mostra con gli artisti contemporanei (tra gli altri Bruguera, Sala, Solakov etc…) non è stata recensita? Voglio dire: una motivazione ‘giornalisticamente’ valida. Ricordavo infatti che questo sito facesse informazione, invece stranamente nessun cenno, neppure una segnalazione, nulla… Dunque, la prima vera mostra del nuovo direttore del MAN, annunciata fra l’altro in un’intervista di Tonelli (e che la stessa Vanali commenta a più riprese, e di cui era perciò a conoscenza – https://www.artribune.com/2012/12/il-man-dellera-post-collu-intervista-con-lorenzo-giusti/), scompare magicamente nel nulla. Come mai? Perché?
      Vorrei tanto essere smentito con delle motivazioni valide, ma ho come il sospetto che pur di ‘segare’ il mio nome la giornalista abbia intenzionalmente omesso la mostra. Sospetto confermato da un episodio di poco antecedente e riguardante altri artisti e curatori impegnati in uno spazio no profit di Sassari (Wilson – dettagli nel mio primo commento). Sospetto poi ulteriormente confermato da un messaggio privato della stessa Vanali, diretto a me tramite FB, in cui mi si intimano divertentissime azioni legali (quanto abbiamo riso coi colleghi…) solo perché mi sono permesso di criticarla in un commento.
      La mia domanda, in tutta franchezza, perciò è: quei quattro gatti che con mille sbattimenti si occupano seriamente di ricerca in Sardegna devono ancora per molto essere trattati con un’informazione così approssimativa e in alcuni casi ‘oscurantista’? Non è anche vostro interesse dare un’informazione corretta e non viziata da piccoli dispettucci di giornalisti rancorosi e vendicativi? Non ci guadagnate anche voi?
      Per cui, ripeto: è possibile affiancare alla Vanali un corrispondente con maggiori interessi per la ricerca?
      Grazie in anticipo.
      Con stima,
      Pietro Mele

      PS: chi vuole contribuire, per favore, lo faccia firmandosi

    • Marco Lampis

      Gentile Giacomelli ma al di là dei toni eccessivi che comunque per quanto mi riguarda sono dovuti alle provocazioni della vostra capo redattrice, ci puó dire cosa pensa di questa situazione?

  • silvia

    Roberta ha fatto tanto per la sua terra , con serietà , logicamente tutti vogliono avere ragione, ma non si può mettere in dubbio la sua professionalità.

    • efisio carbone

      concordo in pieno con quanto scrivi, purtroppo c’è chi si sente trascurato proprio da questa grande professionalità di cui parli.