Carmelo Bene visto da Claudio Abate. Giganti a Roma

Un sodalizio durato un decennio, quello fra Claudio Abate e Carmelo Bene, l’uno fotografo di scena dell’altro. Foto “benedette”, fra l’altro perché salvarono Bene da una condanna per oscenità. Sono in mostra fino al 3 febbraio al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Claudio Abate - Il Rosa e il Nero di Carmelo Bene

Per capire un poeta, un artista, a meno che non sia solo un attore”, sosteneva Carmelo Bene, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista”. Ecco forse perché le fotografie di Claudio Abate, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, appaiono tanto incisive ed emozionanti. I 120 scatti inediti in bianco e nero e a colori, raggruppati per spettacoli e in sequenza cronologica, documentano alcune opere teatrali di Bene delle quali altrimenti non avremmo memorie visive. Rivelano al tempo stesso la maestria di Abate nel mantenere un equilibrio tra margine creativo, empatia e rispetto verso i soggetti ripresi.
Le caratteristiche insite nella ricerca del fotografo – preferenza del punto di vista frontale, capacità di percepire lo spazio in relazione a figure e oggetti, attenzione alle luci, l’immagine principale che sboccia nelle sue forme come generata dal buio – risultano ideali per rappresentare quel tempo sospeso, quel senso dell’indicibile e dell’altrove propri delle invenzioni sceniche dell’artefice del teatro contemporaneo.

Claudio Abate – Pinocchio di Carmelo Bene

Claudio Abate e Carmelo Bene si erano conosciuti a Roma nel ’59, giovanissimi, nello stesso locale frequentato dai creativi dell’epoca: “AlNotegen vicino a via del Babuino servivano tutti i vini e i whisky del mondo”, ricorda Abate. E parlando delle sue impressioni su Bene: “Tutti dicono che avesse un carattere insopportabile, ma non certo quello dei primi tempi che conoscevo io. Si parlava, si giocava a scopone scientifico e spesso ero in coppia con lui, non l’ho mai visto aggressivo, polemico. Era una persona tranquilla perfino allegra”.
In quegli albori dei Sessanta, Bene vantava alcuni spettacoli di rilievo, Abate già fotografava e frequentava pittori e scultori: “Fin dall’età di dodici anni”, racconta, dopo avere perso mio padre, un bravo pittore di via Margutta, lavoravo nella bottega di un fotografo di riproduzioni d’arte”. Ad appassionarlo è soprattutto l’avanguardia: riprende happening, performance o installazioni, l’“arte in movimento” di quegli artisti, allora esordienti, pronti a mettere in discussione lo status quo (sue le successive immagini delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, FabioMauri, ma anche De Dominicis).
Abate, intuite le straordinarie potenzialità di Bene, dal 1963 al 1973 ne diventa il fotografo di scena. Dei primi tempi ricorda: “Agli happening di Carmelo, all’inizio non c’era un pubblico numeroso, alcuni intellettuali come Pasolini, Moravia e la Morante erano i più interessati. Qualche volta venivano anche Antonioni e la Vitti.
Il sodalizio tra i due prosegue per dieci anni, davanti e dietro le quinte di nove opere teatrali. “I primi tempi”, spiega Abate, “Carmelo non dava molta importanza alle foto che io stampavo la notte, per farle trovare nel botteghino la mattina dopo. Si è dovuto ricredere se nell’autobiografia è arrivato a definirle “benedette”. Si riferiva allo spettacolo Cristo 63 per il quale, accusato di oltraggio, venne scagionato proprio grazie alle foto di Abate.

Claudio Abate – Cristo63 di Carmelo Bene

Nel ‘73 l’attore lascia il teatro per il cinema. Tra le pellicole, Salomè, che alcune foto in mostra documentano. “Ho avuto l’esclusiva totale per le foto di scena di quel film, un modo per ripagarmi forse di tutti gli anni che avevo lavorato per lui senza ricevere una lira”, commenta il fotografo. Un’esperienza unica, vera e propria sfida per l’uso del colore: “Carmelo si è inventato questi colori catarifrangenti”, ricorda ancora Abate sottolineando il piacere estetico nell’accentuare contrasti tra cromie molto accese.
Carmelo Bene era persona e personaggio. “Certo mano a mano che è cresciuto come personaggio si è costruito intorno un’armatura”. Rivivendo un episodio degli ultimi anni, il fotografo conclude: “C’eravamo persi di vista, poi un giorno mi dicono che è di scena all’Olimpico e decido di andarlo a trovare. Entro nel camerino e lo vedo cambiato: quasi non mi riconosceva più. Sbatteva intorno come una mosca contro il vetro. È stata l’ultima volta”.

Lori Adragna

Roma // fino al 3 febbraio 2013
Claudio Abate – Benedette foto!
a cura di Daniela Lancioni e Francesca Rachele Oppedisano
Catalogo Skira
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
Via Nazionale 194
06 39967500
[email protected]
www.palazzoesposizioni.it

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Lori Adragna
Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui: Museo Nazionale d’Arte orientale di Roma; Villa Piccolomini, Roma; Museo D'Annunzio, Pescara; Teatro Palladium, Università Roma Tre; Teatro Furio Camillo, Roma; Palazzo Sant’Elia, Palermo; Museo di Capodimonte, Napoli; Complesso monumentale di San Leucio, Caserta; Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. In veste di consulente editoriale e artistico ha collaborato inoltre per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (realizzando cataloghi e mostre nel Complesso monumentale di S. Michele a Ripa). I suoi testi sono pubblicati su enciclopedie, libri, cataloghi, in Italia e all’Estero. Scrive come free lance per numerose riviste specializzate nel settore artistico.