Arte Povera? No, è Pop. Tesi calabresi

Le ricerche artistiche di cinque grandi artisti torinesi del Novecento, comunemente ascritti al Poverismo, sono più affini alle istanze della Pop Art per assonanze tematiche, tecniche e linguistiche. È questa la riflessione alla base di “Pop Art a Torino!?”, interessante collettiva curata da Francesco Poli, al Museo MACA di Acri fino al 10 febbraio.

Ugo Nespolo - Insonnia - Museo MACA, Acri 2013

Nella maestosa cornice del Palazzo Sanseverino, le quaranta opere esposte sprizzano Pop sotto forma di lampi di colori vivaci, di specchi inglobanti, di cuori di cioccolata. La ritroviamo nei colorati motti incasellati dei celebri Arazzi di Alighiero Boetti, che ci ricordano ancora una volta la serialità e la ripetitività dell’opera d’arte. Nello straniamento visivo e materico provocato dai Tappeti natura di Piero Gilardi, luccicanti simulacri artificiali di mondi naturali. A livello testuale e ipertestuale nei microcosmi surreali costruiti da Ugo Nespolo, trascrizioni in chiave ironica dell’immaginario visivo della cultura popolare. Un’ironia che ritorna nel raffinato eclettismo di Aldo Mondino, nutrito da doppi sensi e stratificazioni linguistiche, così come nelle sagome pop dei Quadri Specchianti di Michelangelo Pistoletto, nei quali l’acciaio lucidato a specchio e serigrafato è materiale di confine tra arte e vita.

Marta Veltri

 

Acri // fino al 10 febbraio 2013
Pop Art a Torino!?
a cura di Francesco Poli
MACA
Piazza Falcone 1
0984 953309
[email protected]
www.museomaca.it

 

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Marta Veltri
Marta Veltri (Cosenza, 1983) si è laureata in architettura a Roma con una tesi sull'allestimento museale delle Terme di Caracalla. Subito dopo ha fatto parte del team che ha dato alla luce UNIRE, progetto vincitore dell'ultimo YAP (Young Architects Programs) MAXXI, sempre a Roma. Ha collaborato con studi d'architettura italiani e stranieri, approfondendo il complesso rapporto tra architettura, design, arte e fotografia. Negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo della comunicazione in ambito artistico e culturale. Dal 2012 scrive per Artribune.
  • Mauriz

    Lo sosteneva anche la Sonnabend.
    Nel 1963.

  • effe e ci

    Dio mio che confusione.. prima di tutto, proporrei una moratoria ‘sine die’ per l’orrendo termine ‘Poverismo’, che non esiste in nessun testo scritto in quegli anni (fine anni ’60 – inizio anni ’70), ma ‘fiorisce’ dopo, come una specie di perverso effetto collaterale. Poi definire Nespolo “un grande artista torinese del Novecento” può soltanto provocare un’amara ilarità, altrettanto ‘ascriverlo’ alla cosiddetta Arte Povera. Il lavoro di Pistoletto nei primi anni ’60 era effettivamente qualcosa di molto vicino all’estetica Pop, poi il nostro fiutò (come lo stesso Merz) un’aria nuova, molto più fresca, venire dai dintorni di Sperone (Anselmo, Penone, Boetti, ecc.) e cominciò a frequentarli assiduamente, realizzando alcune opere che sembravano quasi perfette per mimetizzarsi con quegli artisti.. Se soltanto ci si informasse sulle fonti, una volta ogni tanto, si eviterebbe di perpetuare gli equivoci creati da certe definizioni di comodo.. Anche la recente intervista a Penone è piuttosto chiara al riguardo, suggerirei di dare un’occhiata.