Altamura, il maestro ritrovato

Il Meridione rende finalmente omaggio a uno dei suoi più grandi pittori dell’Ottocento, per troppo tempo dimenticato. In mostra a Foggia, fino al 12 gennaio, Francesco Saverio Altamura. Ed è anche l’occasione per ricordare il nostro Risorgimento.

Francesco Saverio Altamura, Chirone centauro canta la liberazione di Prometeo, 1889. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

La patria, l’arte, la donna. Così riassumeva sinteticamente la propria vita Francesco Saverio Altamura (Foggia, 1922 – Napoli, 1897), al centro per la prima volta di una mostra monografica, organizzata tra Napoli e la sua città natale, che riunisce circa novanta opere, di collezioni pubbliche e private, tra cui alcuni inediti, in un percorso coerente dipanato in ben due sedi espositive foggiane.
Nell’alquanto fatiscente Museo Civico della città ripercorriamo sia il suo impegno come protagonista attivo del Risorgimento, testimoniato da una serie di mirabili ritratti di grandi ingegni che hanno attraversato la storia e la cultura dell’Ottocento meridionale, che la formazione accademica, con opere nelle quali riesce a rinnovare soggetti biblici e mitologici non esitando a inserire forti rimandi al presente e alla lotta rivoluzionaria, come nel caso de La morte di un crociato (1848). Una sezione celebra il soggetto che più di ogni altro gli ha procurato fatica e successi in vita, quel Mario vincitore dei Cimbri il cui cartone gli fa sbaragliare il Concorso Ricasoli nel 1860, permettendogli la realizzazione di un quadro con figure a grandezza naturale, oggi disperso, ma di cui sono note versioni più piccole, oltre che disegni e bozzetti.

Francesco Saverio Altamura, David ammonito da Nathan, 1847. Caserta, Palazzo Reale

Decisamente più accurata ed elegante la seconda sede espositiva, nel centrale Palazzo Dogana, in cui sono allestite sette sezioni, incentrate su alcuni temi cari all’artista. Da una serie di intimi ritratti femminili all’esperienza in Toscana, la terra dove si rifugia dopo i fatti del ’48 divenendo protagonista di una stagione culturale ricca e irripetibile, che lo porta a sperimentare la pittura en plein air, a rendere più realistici i suoi amati soggetti di storia, a coniugare fantasia e realismo. Come dimostra il bellissimo Il lavoro (1869), non lontano da analoghe e contemporanee ricerche di altri artisti meridionali come Michele Cammarano. La conoscenza della Scuola di Barbizon e le esperienze preraffaellite sono poi alla base dei suggestivi scorci di Sorrento e Capri, degli interni di chiese gotiche e rinascimentali, delle popolane circondate dalla natura, intente a pregare o a conoscere l’amore.

Francesco Saverio Altamura, Il lavoro, 1869. Napoli, Museo di Capodimonte

E poi, la disperata ricerca della fede, di cui sono limpida testimonianza alcune toccanti raffigurazioni, come il lacerante Cristo nell’orto dei Getsemani (1888) o lo struggente La Madonna con Gesù adolescente (1887), le suggestioni dell’antico e di un passato che cerca fino all’ultimo di evocare e di ricreare, come nel seducente Chirone centauro canta la liberazione di Prometeo (1889). E, infine, uno sguardo doveroso a quella letteratura che crea la coscienza e la cultura del giovane Saverio prima ancora che diventi pittore. Le illuminanti pagine di Dante, Shakespeare, Schiller, Byron, e ancora l’amatissimo Hugo sono presenti nelle tante opere ambientate tra il Medioevo e il Rinascimento che realizza ricreando episodi, figurine, pose, espressioni che la sua mente ha ideato durante la lettura e che ha da tempo impresso gelosamente.

Giulio Brevetti

Foggia // fino al 12 gennaio 2013
La patria, l’arte, la donna. Francesco Saverio Altamura e la pittura dell’Ottocento in Italia
a cura di Christine Farese Sperken, Luisa Martorelli, Francesco Picca
PALAZZO DOGANA
Piazza XX settembre
MUSEO CIVICO
Piazza Nigri 1
www.francescosaverioaltamura.it

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Giulio Brevetti
Giulio Brevetti (Napoli, 1980), dottore di ricerca in Storia della Critica d’Arte, si occupa prevalentemente del dibattito storiografico tra Settecento e Ottocento. Ha studiato l’iconografia dei Borbone delle Due Sicilie e di Giuseppe Garibaldi, le tematiche risorgimentali nella pittura meridionale, il rapporto tra pittura e fotografia, nonché la cinematografia di autori quali De Sica, Fellini e Polanski. Ha collaborato alla realizzazione di mostre e al riallestimento di sale museali. Ha all’attivo diverse pubblicazioni in cataloghi e riviste specializzate. Scrive da anni articoli e recensioni di mostre e di cinema. In passato, ha collaborato con le testate “Exibart” e “Whipart”. È fotografo semiprofessionista e alcuni suoi scatti sono stati pubblicati su testi di rilevanza scientifica.
  • giovanna bonasegale

    scusate, c’è un refuso nelle date per cui sembra che sia nato qualche decennio dopo la morte. grande artista.

  • Giulio Brevetti

    Ovviamente la data di nascita corretta è 1822