Venezia. Tre piani, una mostra, 230 scatti, 71 fotografi

Appassionati di foto (e non), unitevi! A Venezia una triplice esposizione sulla fotografia: dal maestro Mimmo Jodice agli scatti degli emergenti, passando al flash per come lo intendono quelli del Circolo La Gondola. Succede ai Tre Oci, fino al 13 gennaio.

Federico Sutera - Waiting For Freedom

Henri Cartier-Bresson disse: “È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, col cuore e con la testa”. E solo con occhi, cuore e testa si può apprezzare a pieno una mostra di fotografia. Se capitate a Venezia non lasciatevi sfuggire la triplice esposizione Tre Oci/Tre Mostre – Giudecca Fotografia. Tre occhi, tre piani, tre diversi tipi di fotografia.
Per ordine. Piano terra: Flash, mostra sociale del Circolo La Gondola. 42 scatti, 22 fotografi. Il fil rouge di questa prima esposizione è, come si sarà capito dal titolo, il flash; non inteso solo come luce artificiale, ma come mezzo per svelare una realtà celata. Ma, soprattutto, come possibilità – unica in fotografia – di rendere le cose diverse da come appaiono ai nostri occhi. Naturalmente, a ogni scatto è legato un tema. Ricordate: occhi, cuore, testa. Genericamente le foto mostrano, non dimostrano. Ma questa volta è stata fatta una eccezione: il flash dimostra come un paesaggio quotidiano può cambiare in qualcosa di mai visto, come un’anonima panchina stia proprio di fronte alla riproduzione in natura di un quadro di Magritte (questa non potete proprio perdervela!), come un triciclo incastrato in una rete metallica possa essere ironico. “C’è poca luce, metti il flash”: quanti hanno detto questa frase?

Manuel Costantini – Uomo (contro) natura

Cosa cela una cucina quando di notte tutte le luci sono spente? Niente. L’interessante è come questa cucina si mostri all’occhio quando è illuminata da più flash (nello scatto di Gianni Vio). Cosa nasconde una calda notte a Venezia? Un tuffo, quello scattato da Mirella Doni. E non mancano nemmeno le foto con punte di ironia: scene della dolce vita romana di Alessandro Rizzardini o la porno Barby di Massimo Stefanutti. Chiudiamo il piano terra con le parole del presidente del Circolo della Gondola, Manfredo Manfroi: “La fotografia non è certezza, è dubbio. È il voler stimolare, nel chi guarda, il maggior numero di domande”.
Saliamo al primo piano: La seduzione delle forme, nuove fotografie dalla collezione della Fondazione di Venezia. 114 immagini per 39 maestri. Eh sì, maestri. Ci sono le panoramiche di Venezia di Olivo Barbieri, c’è Giorgia Fiorio e i suoi paesaggi assoluti e immacolati, le sperimentazioni contemporanee di Paolo Ventura e ancora: Nino Migliori, Mimmo Jodice, Simona Ghizzoni, Lorenzo Cicconi Massi e Gianni Berengo Gardin. In questo piano i Tre Oci ha realizzato una vera e propria antologia di immagini. Che dire: lasciatevi stupire.
Saliamo ancora, secondo e ultimo piano: Emersioni, (some) new photography in Venice (10 fotografi per 74 immagini). Tradotto: largo alla sperimentazione. Non lasciatevi ingannare: saranno anche emersioni, saranno anche giovani (nel senso: più giovani di quelli del piano di sotto), saranno (alcuni) anche alla prima mostra; ma questo piano non ha nulla da togliere agli altri due. Reportage, fotografia d’interni, fotografia architettonica, foto denuncia, ritratti. Per ogni palato, insomma.

Enrico Bacci

Spendiamo due parole: in comune i fotografi di questo piano hanno Venezia (residenza, educazione, amore, lavoro), di diverso tutto il resto. Entrando si ha la sensazione-illusione di aver sbagliato percorso ed essere finiti in una piccola Ikea; niente paura: è voluto. Sono le foto di Nicola Mazzuia che presentano paesaggi e – aggiunti in un secondo momento – i prezzi di ciò che vi è fotografato all’interno: alberi, strade, spazi. Se volete l’aria tra due auto è in vendita a 70 euro circa. In un’altra stanza Manuel Capurso ha esposto le foto-ritratto di alcuni anziani che si ritrovano nel Drop-in Centre di Londra; quindici passi verso sinistra ci sono le bellissime foto denuncia di Federico Sutera (ha voluto raccontare la storia del popolo Sahrawi, che vive in esilio da più di 37 anni); proseguendo ci si imbatte negli scatti di Manuel Costantini (immagini che immortalano luoghi in cui la natura strappa all’uomo aree artificiali, e viceversa).
Unica nota stonata: durante la nostra visita i fruitori presenti si potevano contare su una mano. Torniamo al piano terra e sul libro dei commenti ce n’era solo uno, l’unico, il primo: mostra sublime. Vedere per credere.

Paolo Marella

Venezia // fino al 13 gennaio 2013
La seduzione delle forme
Flash
Emersioni
TRE OCI
Fondamenta delle Zitelle 43 (Giudecca)
041 2412332
[email protected]
[email protected]i/tre-oci/casa-dei-tre-oci

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.
  • simona

    Mi piace lo scatto di Cartier-Bresson.