Vasco Bendini e Matteo Montani. Generazioni a confronto

A Palazzo de’ Mayo di Chieti, fino al 20 gennaio, una mostra che oltrepassa la soglia temporale, o almeno generazionale. A confronto ci sono infatti Vasco Bendini, classe 1922, e Matteo Montani, classe 1972. Sotto l’egida della Fondazione Carichieti.

Matteo Montani - L'Acqua viva - 2006 - Collezione Fabio Sargentini

Le orme umane di due figure che passeggiano sulla sabbia verso l’orizzonte, la stessa distanza, lo stesso rapporto, leale, timido, a tratti leggero, a volte più profondo, è la similitudine ideale per descrivere la relazione che si è venuta a costituire, da un punto di vista artistico, tra Vasco Bendini (Bologna, 1922) e Matteo Montani (Roma, 1972).
La mostra Così lontani, così vicini presenta due sguardi diversi sul mondo accomunati da una grande libertà d’espressione artistica che fluttua ed emerge lentamente nelle tele di Bendini e vibra nelle scelte tonali di Montani. Ma ancora il ritorno al mare, all’azzurro dell’acqua e del cielo, non è un’immagine casuale, perché le presenze eteree che si animano sono da intendersi come paesaggi dell’anima la cui origine si ritrova negli spettacoli che la natura ci offre.
Godere della visione di queste opere, diciassette in tutto, così ben studiate nell’allestimento curato da Gabriele Simongini, è come assistere all’apoteosi della libertà espressiva, all’elogio del colore e della materia in tutta la sua sostanza e dissolvenza. Una lettura attenta, quella del curatore, che invita a guardare questi lavori come “soglie fluidamente aperte all’osmosi fra spazio interiore e impulsi esterni.

Vasco Bendini e Matteo Montani a Chieti

Il colore è “la voce” dei due artisti: lo plasmano, lo sfidano – dell’impeto di questo duello non rimane che un soffio di vento – fino a scendere a compromessi con le folli leggi del caso. La pittura di Bendini è il suo diario personale, astratto e denso di riflessioni che hanno la capacità di apparire e scomparire nell’affievolirsi della luce. Quella di Montani è l’espressione della vera necessità del fare arte dettata dall’esigenza di “ri-mettere al mondo il mondo”, come lui stesso dice.
La vocazione artistica per entrambi è di avere uno sguardo purificato verso la realtà. Uno sguardo, il loro, che Simongini definisce “fecondo e generatore che s’accompagna alla nostalgia di un’origine immemorabile e di una luce totale.” La luce infatti, nel lasciarsi percepire elemento primordiale e vitale, è padrona della superficie pittorica, mai bianca per Bendini perché troppo artificiale, e insolita per Montani per l’uso della carta abrasiva che accoglie il colore a olio e crea particelle luminose, simili a piccoli atomi che racchiudono la vita in potenza.

Vasco Bendini – dalla serie L’immagine accolto n. 32 – 2010

Il grande maestro dell’Informale italiano è l’esempio del maestro d’arte, pronto al dialogo, al confronto, disponibile ad avvicinarsi a quella realtà contemporanea che lui perfettamente conosce. La sua lezione è da tenere a mente: “Siate disponibili al quadro” per instaurare con esso quel dialogo che confluisce nel respiro più intimo dell’umanità.

Claudia Fiasca

Chieti // fino al 20 gennaio 2013
Vasco Bendini / Matteo Montani – Così lontani, così vicini
a cura di Gabriele Simongini
PALAZZO DE’ MAYO
Corso Marrucino 121
0871 359801
[email protected]
www.fondazionecarichieti.it

 

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Claudia Fiasca
Nata nel 1988, vive a Roma. Si laurea nel 2011 in Storia dell’arte con una tesi in Arte Contemporanea e consegue nello stesso anno un master in Estetica e Comunicazione museale. Attualmente sta approfondendo i suoi studi frequentando il corso di laurea magistrale presso l’Università di Roma La Sapienza. Adora i dettagli ed è una silenziosa osservatrice. Le piace stare in treno e ammirare le vicende umane nelle sale d’attesa degli aeroporti. Porta sempre con sé carta e penna, per scrivere d’arte e ricordare piccoli eventi comuni che a volte, lasciano una sensazione immemorabile. Ha iniziato a scrivere poesie dall’età di otto anni. Ora pensa e si adopera per il suo futuro da critica e curatrice.
  • lucia

    Un magnifico componimento a due voci che rievoca la bellezza della pittura pulviscolare con quella luce particolare che inneggia alla bellezza originaria della creazione. Un vero respiro di libertà per “ri-mettere al mondo il mondo”!

  • Lino Rigoli

    Che mostra fantastica, ti riconcilia con l’arte e con la pittura! Bravissimo chi l’ha ideata con una bella intuizione. E che artista Bendini, ma come mai i musei pubblici non gli dedicano un grande omaggio?

    • marcella bendini

      le opere esposte sono diciassette di Bendini e quattordici di Montani…questo per la precisione….
      aspettiamo ancora che si faccia un omaggio importante a Bendini…purtroppo le istituzioni seguono il mercato e non promuovono vera cultura…..

      • Giovanni

        Vero! ma se ogni qualvolta che l’economia di un Paese presenta un segno negativo le prime spese o finanziamenti ad essere tagliati sono proprio quelli per la cultura perché ritenute improduttive, come ne usciamo? Forse alle “istituzioni” dovremmo chiedere con più assistenza, magari anche attraverso una maggiore e più convinta partecipazione ad eventi culturali, di ricominciare a ripensare – in modo realistico e concreto – al rapporto tra lo sviluppo economico (in termini di crescita ed occupazione) e la cultura ( in termini di evoluzione, innovazione e quindi progresso). Un modello economico basato anche sulla vera cultura!

  • Lino Rigoli

    Il problema non è solo quello dei fondi ma anche quello che molti musei pubblici non sono pluralisti, propongono sempre i soliti dieci nomi (Transavanguardia, arte povera, scuola san lorenzo e poco più) e per quelli i soldi li trovano. Bendini ha fatto la storia dell’informale in Italia e non solo ed ancora adesso sta dipingendo quadri strepitosi, poetici, volti all’infinito dell’anima. Perchè nessun museo pensa ad un omaggio? Risposta: perchè Bendini non ha un mercante di peso alle spalle e perchè è abituato a non adulare nessuno. E’ consapevolmente fuori dal sistema dell’arte più modaiolo.

    • marcella bendini

      certo! i mercanti di peso vengono per prendere a prezzi convenienti le opere ancora rimaste e per metterle da parte in vista di propizie occasioni future. La libertà di continuare a dipingere, appunto liberamente, ha un prezzo…

      • marcella bendini

        e poi, vogliamo dirlo?, l’Italia è stata divisa, o meglio spartita, tra Celant e Achille Bonito Oliva. Chi non fa parte di queste scuderie resta al margine del territorio nazionale e non entra nelle fiere e e nelle aste del mercato internazionale, a cui guardano le istituzioni pubbliche nazionali, affette da grave provincialismo

  • Giovanni

    Il problema secondo me è anche lo scarso, quasi nullo, amore delle persone e dei giovani in particolare, per l’Arte. Sembra quasi un ambito riservato solo a pochi!
    Un modo per scardinare questo sistema “perverso” potrebbe essere quello di far esprimere, da sempre più persone, il desiderio di voler godere di opere – come Bendini – di artisti capaci di esplorare nel più profondo dell’animo umano e di suscitare “emozioni”. Ma come? Se queste cose si continuano a leggere solo in questi spazi!
    Scuola a parte, che resta – o dovrebbe essere – il luogo principe deputato a svolgere questa nobile opera di educazione artistica e di sensibilizzazione, in quali altro modi l’Arte può entrare nella vita quotidiana delle persone perché possano diventare liberi soggetti decisori della propria vita culturale? Come può l’Arte raggiungere chi, magari inconsapevolmente, è distratto da altre “forme di attrazione” e quindi ignora il fascino, la bellezza e l’importanza di questo mondo per l’uomo?