Un Database marmoreo

Ha da poco aperto i battenti “The stones are my ideas of imagination”, in corso fino al 19 gennaio presso il Museo del Marmo di Carrara. La mostra raduna opere create ad hoc da artisti internazionali, chiamati a raccolta dal progetto Database e invitati a riflettere sulle peculiarità della “civiltà del marmo”. Abbiamo intervistato in proposito Federica Forti, animatrice dell’associazione. E Database sarà anche protagonista del “Focus” sul prossimo Artribune Magazine, in uscita a metà gennaio.

Robert Pettena, Topografia Libertaria, gold marble, 2012, courtesy l'artista

Come nasce la mostra?
Addentrarsi a Carrara, nel cuore più bianco delle Alpi Apuane, è come imbattersi in una vecchia soffitta piena di storie e di misteri, accogliente solo dopo che l’occhio si è abituato al buio. La lingua, aspra e tagliente come i gesti; il cibo che, come le case, mescola tradizioni situate fra terra e mare; la storia, collocata sulla scia dei solchi della lizzatura tracciati dai romani fino ad oggi. Terra di anarchia, di gente dalle origini celtiche – i Liguri Apuani -, guerrieri che lottano da sempre. Terra di ricchezza e povertà, di ideali e ideologie.
Inaugurata il 15 dicembre al Museo del Marmo di Carrara, The Stones are My Ideas of Imagination, la mostra corona un progetto di workshop e residenze ideato da Database insieme al curatore inglese Mike Watson, in residenza a Roma presso la Nomas Foundation.

E il titolo, a cosa si riferisce?
Si ispira a una celebre affermazione di William Blake e colloca il processo creativo degli artisti invitati – Graham Hudson, Robert Pettena, Andew Rutt e Stefano Canto – fra l’impalpabilità concettuale della creazione dell’opera e la durezza del marmo, e di tutto ciò che vi gravita attorno, fonte prima di ispirazione per questi lavori nati site specific. Le opere in mostra sono infatti il risultato di tre workshop sperimentali che sono stati condotti dagli artisti insieme a differenti fasce di popolazione.

Graham Hudson, The form of the object is variant to time, Workshop Speaking to the walls, 2012, courtesy l’artista

Le opere presentate nell’ambito di questa mostra sono dunque il frutto di un incontro magico e fecondo che ha lasciato emergere tratti importanti di questo popolo, di questa terra…
Tra i mesi di settembre e novembre gli artisti hanno scelto il gruppo con cui lavorare, ma il laboratorio è stato gestito in maniera orizzontale. Non è stato l’artista a impartire una lezione, ma il pubblico interagendo ha strutturato il lavoro dell’artista stesso.

Entrando nel dettaglio dei singoli workshop, quali sono stati gli interventi o le ricerche aperte su questo territorio dagli artisti da te invitati?
Graham Hudson ha portato il prodotto di una ricerca condotta con gli studenti del corso di Estetica del professor Francesco Galluzzi presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il gruppo ha speculato sul tema Speaking to the walls ideato da Maria Rosa Sossai (Alagroup) e Mike Watson. Il tema Parlare coi muri (da un testo di Jaques Lacan) focalizzava l’attenzione sul concetto stesso di muro inteso come limite, come barriera ma anche come protezione dietro la quale si ancorano le certezze. In mostra le opere nate dalla rielaborazione di queste premesse.
Robert Pettena ha lavorato sull’anarchismo entrando in contatto sia con i cavatori che lavorano nei tre bacini marmiferi di Colonnata, Torano e Miseglia, sia con i circoli anarchici Germinal e Gogliardo Fiaschi. Pettena è stato molto influenzato dal documentario di Pasolini 12 dicembre, realizzato in collaborazione con Lotta Continua. Una delle parti del documentario, intitolata Colonnata (Carrara) omicidi bianchi e nocività, riguarda gli “omicidi bianchi” (le morti sul posto di lavoro, che sono state frequenti in passato nelle cave di Carrara). L’artista espone quattro opere, risultato di questa ricerca.
Andrew Rutt ha lavorato con gli scultori, dando voce a coloro che effettivamente eseguono e realizzano le opere d’arte in marmo per conto degli artisti internazionali.

Stefano Canto, Monolite, 2012, courtesy l’artista

E da ultimo, per legare questo progetto alla città dove tu stessa sei trapiantata da anni e dove prosegui la tua attività curatoriale, un interessantissimo documento storico che lega Carrara e Roma in uno strano rapporto, una lunga storia d’amore ma anche di sconcerto e rimozione…
In mostra sono presenti i lavori di Stefano Canto, artista selezionato dal curatore per la sua ricerca filologica sulla realizzazione del Monolite, l’obelisco che il carrarese Renato Ricci e Benito Mussolini collocarono al Foro Italico nel 1932. Il progetto crea un collegamento fra Roma e Carrara, due città che hanno tra loro un rapporto storico a cavallo tra giochi di potere e volontà di piegare la bellezza al servizio del potere.

Francesca Alix Nicoli

Carrara // fino al 19 gennaio 2013
The stones are my ideas of imagination
a cura di Mike Watson
MUSEO DEL MARMO
Viale XX settembre – loc. Stadio
0585 845746
[email protected]
www.database-carrara.com

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.
  • Angelov

    Ma questi artisti sono in gradi di impugnare uno scalpello, e scolpire senza prendersi a martellate il proprio pollice?
    Hanno superato almeno questa fase?
    Questa specie di era glaciale del pensiero, che tutto travolge nel suo corrosivo abbraccio, è giunta alla Mecca dell’arte occidentale.
    Marmo pensato, virtuale o faticosamente conquistato?
    Ma non c’è nemmeno il tempo di attendere dei posteri l’ardua sentenza…