Il vichingo bohémien a Torino

Dipinti un po’ fané e decadenti. La quadreria di Ragnar Kjartansson in mostra a Torino. È il risultato complessivo di “The End”, intervento presentato alla Biennale del 2009, quando un modello in costume da bagno posava in riva al Canal Grande. Fuori contesto, ma con un po’ di zucchero (musicale) tutto va giù. Fino al 6 gennaio, alla Fondazione Sandretto. Insieme all’opera che l’islandese portò alla seconda – e ultima – Torino Triennale.

Ragnar Kjartansson - The End. Venezia - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2012

L’islandese Ragnar Kjartansson (Reykjavík, 1976), inutile negarlo, non eccelle come pittore. Simile infatti a un possibile epigono di Elizabeth Peyton, i suoi dipinti privilegiano inevitabilmente il ritratto attraverso la posa di amici che gravitano intorno al suo entourage. Ossessionato quanto basta, però, l’artista dà forma a una pittura che sembra dilatarsi nel tempo, passando in modo graduale dalla realtà alla sua rappresentazione. Ed è in questo scarto tra realtà e finzione e sua messa in scena (da non dimenticare che l’artista è cresciuto in una famiglia di attori) che sta il punto di forza del giovane Ragnar.
Cosicché al bel vichingo barbuto, sorriso sardonico velato di ingenuità, gli si vuole bene comunque. Qualsiasi cosa egli insceni. Infatti il suo lavoro è una commistione spontanea di arte visiva, musica e teatro. Al punto che Kjartansson diventa il “Personaggio” buono, al quale pare non si neghi nulla. Persino restare per sei mesi in un palazzo trecentesco in riva al Canal Grande, rivestendo i panni di un bohémien e dipingendo, giorno dopo giorno, il ritratto dello stesso giovane modello. Naturalmente uno tra i suoi amici (Haukur Björnsson).

Ragnar Kjartansson – Venezia – Padiglione Islanda 2009

Sei mesi di ozio, qualcuno pensò, e dai 144 ritratti esposti alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo si coglie il desiderio di estate (il modello ha posato costantemente indossando un costume da bagno), in una sorta di “residenza d’artista” come Dio comanda, vale a dire senza committenza. Tra bicchieri e bottiglie di birra, mozziconi di sigaretta e chitarre suonate negli intervalli, l’artista ha come registrato con la pittura un tempo sospeso, quello senza speranze che sembra presagire alla fine (titolo dell’intervento a Venezia) un tempo fatto di attese e disillusioni (l’Islanda, in fondo, proprio nel 2009 toccava il picco del suo tracollo economico e finanziario).

Il sapore retrò, che nella mostra coincide con un allestimento che suda pienezza e saturazione miste a compostezza (i muri sono tappezzati di dipinti dal pavimento al soffitto), accompagna però anche gli interventi musicali. Nenie ripetute quasi all’ossessione, i brani (l’artista è anche musicista professionista) si trasformano in perfomance appassionate, sdrucciolevoli e a tratti mielose. Sono messe in scena – e all’inaugurazione torinese Kjartansson si è esibito con alcuni dei componenti dei Sigur Rós, Trabant e Múm (da non perdere il video di Artribune) – che non nascondono l’enfasi e la malinconia tipica del vero dandy. A Torino l’eroe del nord.

Claudio Cravero

Torino // fino al 6 gennaio 2013
Ragnar Kjartansson – The End. Venezia
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16
011 3797600
[email protected]
www.fondsrr.org

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.
  • Ma gli rende di più la vita da cantante o quella da pittore?

    In ogni caso i risultati paiono entrambi mediocri…

  • gianni

    Possibile ? Possibile.Senza ritegno.

  • silvia

    Non si può vedere