Afro, il segno della vita

Fino al 6 gennaio, a Roma, nell’affascinante cornice del Museo Bilotti a Villa Borghese, una mostra ripercorre l’opera di Afro. Trentasette lavori per raccontare un ventennio fecondo di sperimentazione. E per studiare il percorso che dall’idea porta all’opera finita. Passando per il bozzetto.

Afro, La Caccia Subacquea, 1955, Collezione Privata

La mostra Dal progetto all’opera, al Museo Carlo Bilotti di Roma, raccoglie una serie di opere che vanno dal 1951 al 1975, ovvero l’ultimo anno di vita di Afro Basaldella (Udine, 1912 – Zurigo, 1976). L’ultima traccia di colore, prima della tela bianca. Prima della morte.
C’è, in questo ventennio abbondante, tutta l’arte di quegli anni. Ci sono l’Italia, la scuola romana e l’America. Ma c’è, più di ogni altra cosa, una ricerca profonda. Una ricerca, quella di Afro, che si evolve dal bozzetto all’opera. Le immagini sui fogli bianchi diventano segni sovrapposti, le linee non sono mai casuali. Il pensiero dell’artista attraversa dei processi, si fa strada attraverso un percorso.
Le prime tele, nelle sale dell’Aranciera di Villa Borghese, sono la rappresentazione della fine di un percorso semantico, sono la conclusione, lo specchio dell’artista. Ma più avanti dove ha luogo il confronto fra opera finita e studio preparatorio, aleggia proprio nel mezzo l’essenza concreta dell’arte di Afro. Proprio lì, che si trova quel tutto, che va dall’artista al contesto e viceversa. Si intravede ancora qualche traccia cubista, l’America e piccole anticipazioni di quella che sarà poi l’opera di Basquiat.

Afro – photo Frank Horvat, 1960 ca.

Il passaggio dalla matita al colore è lento, graduale, pensato. È esso stessa opera. Lo vediamo nello studio di Ragazzo con tacchino, ad esempio: un lavoro autobiografico che si articola in tre passaggi che vanno dal segno crudo allo stato emotivo del colore.
Al piano superiore, troviamo ancora studi, passaggi, temi che si ripropongono dal piccolo al grande, ma che rimangano inevitabilmente invariati, perché c’è nel suo lavoro un filo conduttore, un’unica traccia, un unico languido messaggio. Cogliamo, in queste 37 opere, un Afro che non è solo il riflesso di una cultura artistica, ma parte integrante di un passaggio storico fondamentale, laddove l’arte non è solo opera finita, ma diventa anche gestualità. Il segno, apparentemente casuale è il frutto di un percorso che racchiude un’esistenza intera.

Alessandra Fina

Roma // fino al 6 gennaio 2013
Afro – Dal progetto all’opera 1951-1975
a cura di Barbara Drudi, Peter Benson Miller e Fondazione Archivio Afro
MUSEO CARLO BILOTTI
Via Viale Fiorello La Guardia
06 0608
[email protected]
www.museocarlobilotti.it

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Alessandra Fina
Vive a Roma. Ha conseguito la laurea magistrale in Curatore d’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati (Villa Torlonia, Caffè Letterario Roma ecc). Ha lavorato presso Palazzo delle Esposizioni come operatore didattico e addetta all’accoglienza. Ha partecipato alla redazione del testo Europa – America 1945 – 1985, una nuova mappa dell’arte a cura di Carla Subrizi e del catalogo della mostra Sguardi Multipli. Rassegna Nazionale di Arti Visive (Palazzo San Bernardino, Cosenza – Castello Estense, Ferrara). Ha collaborato con l’ufficio stampa Novella Mirri e Maria Bonmassar. Attualmente si occupa di comunicazione e public relation e collabora con importanti testate di settore: Artribune e Tafter.