A colour is a sky. Magie di luce da Lisson

Spencer Finch torna in Italia per una mostra esemplare. L’osservazione della luce diventa colore dei sogni, luce al neon, fotografia dei giorni, stella della sera, angolo del paesaggio e infine sogno di mezza estate. Alla Lisson Gallery di Milano fino all’11 gennaio.

Spencer Finch, The Evening Star, 2010, © the artist; Courtesy, Lisson Gallery, London

L’itinerario di Not precisely knowing. Not Precisely knowing not, ultima personale di Spencer Finch (New Haven, 1962; vive a New York), comprende la sola, comprensiva installazione di quattro opere. Tre delle quali del 2012: un’installazione LED creata appositamente per la galleria, una serie di fotografie e un acquerello di grandi dimensioni. Quattro versi poetici per un componimento che sembra avere origini lontane e uno sguardo di ancor più lunga distanza. Nella sala principale, con The Angle of a Landscape, Finch installa una serie di 31 fotografie che documentano la sua prima visione al risveglio ogni giorno, per tutto il mese di ottobre; The Evening Star, del 2010, invece riproduce la sintesi luminosa del pianeta Venere; mentre Colour Study (Dreams / Memories), del 2012, attraverso una griglia di 49 linee verticali e 69 linee orizzontali colorate intreccia le mappe cromatiche dei sogni di Finch. Consigliamo di visitare la mostra con il buio e di chiedere d’essere accompagnati all’esterno del secondo cortile, per poter meditare, senza alcuna interferenza, il rigore seriale di A Midsummer Night’s Dream.

Ginevra Bria

Milano // fino all’11 gennaio 2013
Spencer Finch – Not precisely knowing. Not Precisely knowing not
LISSON GALLERY
Via Zenale 3
02 89050608
[email protected]
www.lissongallery.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • margaretha

    Mostra leggera leggera. La mia memoria mi porta ad una serie di lavori di Giancarlo Norese che anni fa raccontò con scatti estemporanei e per qualche anno, la sua prima visione del mattino. Documentava anche i gabinetti-cessi delle case in cui dormiva durante il suo girovagare del “barbonato”, ma questa è un’altra storia. Anche per le linee, sogno o non sogno, preferisco quella di Silvia Bächli, più dirette, nervose, oniriche e meno accattivanti di queste.
    Forse la Lisson dovrebbe guardarsi meglio in giro.