Una Palermo mondiale per Flavio Favelli

Da una foto di una vecchia rivista siciliana il titolo della mostra di Flavio Favelli, “Palermo Mondiale”. L’artista adopera oggetti trovati in città durante la residenza presso L’A Project Space. Fino al 15 novembre.

Flavio Favelli - Palermo Mondiale - photo Fausto Brigantino

Flavio Favelli (Firenze, 1967) racconta la città di Palermo attraverso diversi materiali reperiti in città; l’artista recupera e riutilizza reperti che rappresentano dei mutamenti avvenuti nel tempo. La residenza di Favelli a Palermo è solo l’ultima tappa del rapporto che lo lega a questa città; la memoria acquista dunque un ruolo fondamentale, ma si tratta di una memoria che mette in evidenza le trasformazioni del tessuto sociale e urbano attraverso una ricodifica degli oggetti recuperati. Assorbono il vissuto e per questo gli individui formulano una sorta di legame particolare con essi. Favelli capta questa relazione, senza eccessive nostalgie, attraverso nuovi accostamenti che presentano gli oggetti come evocazioni e li mostrano al di là dello statuto che li identifica nella loro consueta funzione.

Salvatore Davì

Palermo // fino al 15 novembre 2012
Flavio Favelli – Palermo Mondiale
L’A PROJECT SPACE
Corso dei Mille 467
[email protected]
laprojectspace.blogspot.it

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Salvatore Davi
Salvatore Davì ha conseguito la Laurea in Scienza e Tecnologie dell’Arte nel 2009 presso l’Università degli Studi di Palermo, nel 2011 frequenta il Master in Curatore Museale presso lo IED di Roma conseguendo il diploma con un progetto che approfondisce il rapporto tra burocrazia, amministrazione pubblica, archivi e arte contemporanea. Egli ha incentrato le sue ricerche su artisti come Vettor Pisani, Gino De Dominicis e in ambito teatrale su figure come Carmelo Bene e la Compagnia Teatrale Krypton; Nel 2011 ha co-curato la mostra della quarta edizione del premio per giovani artisti “Talent Prize”, indetto dalla Guido Talarico Editore di Roma; nel 2012 ha curato la mostra personale di Francesco Costantino presso Zelle Arte Contemporanea di Palermo.
  • Grend

    Favelli è bravo formalmente, ma suona sempre la stessa musica e non è una musica così profonda da non annoiare alla lunga. Palermo mondiale… Mille volte meglio HOLLYWOOD di Cattelan.

  • francesco

    indifferente

  • Massimo

    Banale come tanti altri artisti contemporanei . Questi spazzi espositivi che nascono come funghi non fanno altro che confondere e mischiare tutto con tutto. Solo arroganza e nient’altro. Decisamente deluso!

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      IL CIRCUITO PALUDOSO DELL’ARTE CONTEMPORANEA !!!

      Secondo lo standard ufficiale di concepire e fruire l’arte contemporanea, gli spazi espositivi migliori sono quelli che non hanno bisogno di “artisti” allevati nel recinto dell’arte paludata !!! Oggi l'”artista paludato” è quello che passa gran parte del suo tempo a lavorare nel suo studio, dove ogni tanto fa un modesto passo avanti e uno indietro (o più verosimilmente una camminata in direzione di una galleria o di un museo-mausoleo). Questo “linguaggio paludato” che è prodotto al chiuso di uno studio, fluisce direttamente dalle mani e poi viene esposto e imbalsamato in una pubblicazione, in attesa di essere venduto.

      Oggi è questa l’immagine tradizionale di concepire l’arte contemporanea! Ed è molto apprezzata nell’odierno Olimpo dell’Arte e negli apparati istituzionali. Dopo tutto, la reputazione di un artista, poggia proprio sul “prestigio” di questi spazi espositivi, ma raramente sulla qualità del linguaggio. Molti noti artisti sono “prigionieri” di questo modo di fare arte e non riescono a liberarsene, a comprendere che esistono altri e tanti modi di operare al di fuori di questo circuito paludoso !

  • andrea

    Savino condivido il tuo pensiero. Il problema é che spesso questi spazzi espositivi “liberi” sono gestiti da artisti frustrati ,che non sono riusciti ad entrare nel “circuito paludoso” e si rifanno con le stesse meccaniche paludose……

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Caro Andrea, lo so. Gli “artisti frustati” saranno perennemente frustati nella loro mortificante voglia di non poter mai far parte di questo aberrante circuito paludoso dell’arte !!! Per nostra fortuna, ci sono artisti che sono i più decisi oppositori di tale sistema. Ed è per questo che il sistema li avvera, minimizzando la qualità del loro linguaggio, con l’arma della sufficienza.