Un Lego vi deconfezionerà?

Pur non privo di qualche ambiguità tipicamente pop, il meccanismo è semplice e collaudato: rappresentare la confezione per deconfezionare il nostro sguardo. Stefano Bolcato è in mostra fino al 26 gennaio al GiaMaArt Studio di Vitulano.

Stefano Bolcato – The party is over - GiaMaArt Studio, Vitulano 2012

Stefano Bolcato (Roma, 1967) raccoglie i pezzi Lego dalla cantina, costruisce la sua opera, fotografa e riproduce olio su tela con una tecnica precisissima (anche il mondo dei Lego conosce l’iperrealismo). “Mai riprodurre l’immagine della scatola!”, suggerisce Bolcato all’umanità bambina. I pezzi Lego sono piegati dall’artista a ri-presentare una costruzione ben diversa da quella che ha dato loro i natali: scene di storia piccola e grande, temi d’attualità sociale e politica generalmente rinchiusi nel preconfezionamento emotivo della scatola televisiva.

Confezionato e condizionato, l’uomo è più “giocato” o più giocatore? Nel “cosificare” le vicende umane, Bolcato smonta la retorica liberticida di un’esistenza affrancata per statuto: “l’autocomprensione del proprio essere e della propria libertà” passa per il riconoscimento del gioco.

Alessandro Paolo Lombardo

Vitulano // fino al 26 gennaio 2013
Stefano Bolcato – The party is over
a cura di Carolina Lio
GIAMAART STUDIO
Via Iadonisi 32
0824 878665 / 338 9565828
[email protected]
www.giamaartstudio

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Alessandro Paolo Lombardo
Ignoto poeta e seminoto scrittore, nasce nell’ottobre del 1986 a Benevento. La furente surrealista Maria Gabriella Guglielmi dà un senso al suo percorso universitario, conclusosi con una laurea magistrale in Storia e Critica d’Arte sul fenomeno da lui battezzato “restauro pop”. Dal 2007 al 2012 collabora a fini didattici e creativi con la cattedra di Storia della Fotografia dell’Università degli Studi di Salerno, partecipando come relatore a seminari sul Surrealismo, sul Writing, su Moravia. Giornalista pubblicista, dal 2008 scrive per la spregiudicata testata «bMagazine» e realizza videoreportage. Ha al suo attivo come videomaker anche un corto e un evento multimediale in collaborazione con due amici pazzi. Esponente di una corrente letteraria dai tratti oschi e loschi (Oschi Loschi. Racconti solidi come castelli di carte, Never Mind 2011), è autore del testo Videomodernità. Eredità avanguardistiche e visioni ultracontemporanee tra video e arte (Aracne, 2011).
  • Paolo Marcenaro

    Cioé, secondo voi imbecilli questo sarebbe un “artista”…allora viva paniccia!

    • E’ sempre gratificante leggere commenti come il tuo, Paolo. Sono lo specchio della scarsa preparazione che garantisce il nostro sistema scolastico. Al netto del patrimonio neuronale che ognuno ha ricevuto in dono dalla genetica, e su quello non c’è insegnante che tenga, purtroppo.

  • anna pepe

    Sconcertante, sicuramente intrigante,provocatorio. Realtà e gioco si sovrappongono e si mescolano nel tentativo di sdrammatizzare la morte la guerra ecc.
    Simpatica e leggera l’intervista che mette bene in luce quello che l’artista vuole comunicarci.

  • Luca G.

    non mi piace

  • giovanna bonasegale

    ma non facevate prima a scrivere che se si continua con questo tipo di artisti l’arte muore davvero?

  • Sara

    Un lavoro brutto, al di là della prospettiva dalla quale lo si guarda. Mi chiesto come ci possa essere spazio per una mostra come questa – di cui giustamente non avete mostrato le foto (vi assicuro! anche l’allestimento è agghiacciante). Al di là dell’artista, ma come fa la curatrice a mettere la faccia in progetti espositivi di questo tipo. Povera Carolina Lio, che pena!

  • Alessandro Paolo Lombardo

    Mi risulta difficile rispondere, per quanto eventualmente mi concerne, alle reazioni di alcuni lettori perché “brutto” non è un’argomentazione, come non lo è “imbecille”. Personalmente considero l’arte una lezione di civiltà e vera umanità, quindi consiglio ad alcuni di studiare di più.

  • antonio

    Dire “brutto” certo non è un argomentare.Forse chi lo ha detto appunto, non intendeva argomentare.Forse andando a vedere una mostra non tutti hanno intenzione di intendere,comprendere,distinguere. Semplicemente vorrebbero entrare in comunicazione con quello che vedono.Abbandonarsi al piacere.
    E se tanta arte contemporanea non ha questa capacità di innescare un dialogo con chi la guarda, la responsabilità è di chi ,esponendo i propri lavori allo sguardo altrui,non si ” preoccupa” di farlo con un linguaggio che quella comunicazione richiede.

    Comprensibile il disappunto di chi ” non capisce”.

    E’ chiaro che l’interlocutore di molti “artisti” non è chi capita in galleria ma solo gli addetti ai lavori.
    Una festa per pochi amici.

    L’arte è spesso un termine abusato per dare valore aggiunto a
    qualcosa che altrimenti verrebbe “letto” altrimenti.E allora si ricorre alle piu disparate argomentazione e armi dialettiche per certificare questo valore aggiunto.Sempre grazie a Duchamp.O meglio ,grazie a chi nel tentativo di produrre “senso” e “significato” si è volutamente disinteressato a come comunicarlo.

  • sonia

    Beh! Credo che la percezione di una “creazione” artistica sia un’esperienza soggettiva…a me piace, ha sicuramente il pregio dell’originalità e la tomba dell’omino/soldato di lego o i poliziotti-lego che picchiano il manifestante rappresentano bene il passaggio dai nostri lego con cui giocavamo da bambini al mondo che da grandi gioca con noi come pupazzi di lego!!!
    Grazie per averci mostrato quest’artista!

  • Paolo Marcenaro

    Il tuo patrimonio neuronale dovrebbe renderti elegibile per un prestito agevolato mon cher ami