Sutherland e le forme mutanti

La metamorfosi come elemento fondante della natura e dell’uomo. Oggetti che mutano, nella realtà e nello sguardo dell’artista. Graham Sutherland, “il pittore che smascherò la natura”, è in mostra alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo fino al 9 dicembre.

Graham Sutherland - Undulating Form - 1973

Sempre ricca di fascino la Fondazione Magnani Rocca, spazio di magica eleganza impreziosito dal grande parco e dal bell’edificio che ospita opere storiche di avvincente rarità: da Filippo Lippi a Dürer, da Tiziano a Rubens e Goya. Oltre un centinaio, tutte di grande valore. Anche gli arredi rivelano un particolare equilibrio stilistico: ricercate proporzioni, gusto, sensibilità artistica, che paiono evocare un sentimento di bellezza immutabile.
Ma è ora possibile incontrare, nelle sale dedicate alle mostre temporanee, un autore, Graham Sutherland (Londra, 1903-1980), che ci ricorda come ogni armonia sia solo temporanea, come tutto sia destinato a cambiare, a subire trasformazioni, anche brusche e travolgenti. Così succede in natura, con frane improvvise e smottamenti del terreno. Ma ancora di più – con esiti terribili – sa fare l’uomo. La guerra travolge, distrugge, deforma tutto ciò che incontra. Nulla resta più com’era prima. La prima sala ospita alcune delle opere realizzate da Sutherland tra il 1940 e il 1945, invitato come “artista di guerra” dal direttore della National Gallery a illustrare le conseguenze dei bombardamenti nazisti su Londra e non solo. Devastation: è questa la parola che ricorre nei titoli. Macchie, segmenti scomposti, gialli e neri che si avvicinano e si sovrappongono, ombre scure su macerie indefinite, strane instabilità di ferri, sbarre, spazi vuoti tra brandelli di pareti. Di potenza affine sono anche altri viaggi “infernali”, in cui l’uomo agisce dentro la terra sconvolgendola; così nelle fornaci, nei tunnel delle miniere, le sagome umane piegate, veloci segni in una realtà di gallerie, scavi, macchinari.

Forme in metamorfosi: è il titolo della seconda parte del bel catalogo che raccoglie le opere esposte. Un titolo perfetto. Oltre la disgregazione compiuta ovunque dal tempo, si svelano, indagando sulle forme, dialoghi segreti, con la natura vegetale che pare richiamare quella animale, mentre attrezzature, apparecchi meccanici ricordano strani insetti. Perché è anche lo sguardo dell’uomo a produrre trasformazioni, il segno pittorico capace di fondere, mescolare più visioni, tra reale e immaginario.
Alcuni quadri esprimono una particolare potenza. Spesso l’impossibilità di riconoscere l’oggetto rappresentato trasmette una condizione d’instabilità, tra profili ambigui, sfuggenti, enigmatici. Il continuo stato di trasmigrazione delle forme si carica spesso, tra colori accesi, di un’intensa drammaticità. E se i riferimenti possibili sono anche al Surrealismo, pare assente qui l’aspetto del gioco, della sorpresa intellettuale: il paesaggio si carica piuttosto di atmosfere tragiche.

Graham Sutherland nel suo studio di Trottiscliffe – 1953 ca.

Un discorso a parte meritano i ritratti, opere straordinarie che dialogano formalmente con Francis Bacon e Lucian Freud. Sutherland spiega del bisogno di conversare con la persona, anche per scegliere la posizione adeguata nella luce “e se, quando il ritratto è finito, io guardandolo sento la voce della persona ritratta, allora penso di essere arrivato molto vicino a quello che ho tentato di fare”.

Valeria Ottolenghi

Mamiano di Traversetolo // fino al 9 dicembre 2012
Sutherland – Il pittore che smascherò la natura
a cura di Stefano Roffi
Catalogo Silvana Editoriale
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
Via Fondazione Magnani Rocca 4
0521 848327 / 848148
info@magnanirocca.it
www.magnanirocca.it

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.