Sarcevic. Come liberare l’estetica

Contro la funzionalità della forma: il sabotaggio di Bojan Sarcevic è fatto di sculture eteree, modelle attonite, edifici impossibili. Da vedere allo Iac di Villeurbanne, nei pressi di Lione, fino al 18 novembre.

Bojan Sarcevic - L'ellipse d'ellipse - veduta della mostra presso lo IAC, Villeurbanne 2012

Si pensa all’estetica come a una zona franca, segregata e libera. È invece uno dei territori più sfruttati da vecchi e nuovi sistemi di potere per mantenersi ed espandersi. Oggi più che mai, l’estetizzazione endemica di ogni oggetto e luogo è strumento di persuasione consumistico e commerciale (Design and crime di Hal Foster è a questo proposito un grido di denuncia ancora inascoltato).
Come un atto di ribellione sommesso ma deciso, le opere di Bojan Sarcevic (Belgrado, 1974; vive a Berlino e Parigi) raccolte nella personale all’Institut d’art contemporain di Villeurbanne propongono un’alternativa a questo stato di cose. E il risultato è davvero notevole, per eleganza, efficacia e capacità di sintesi. Si tratta di lavori che funzionano come riflessioni sulla forma pura, inutilizzabile a scopi funzionali, che corteggiano l’astrazione come un balsamo salvifico rispetto all’indigestione di immagini che tutti sperimentiamo. Forme aleatorie, esili e assieme potenti perché granitiche nella loro perfetta chiusura formale.

Bojan Sarcevic – L’ellipse d’ellipse – veduta della mostra presso lo IAC, Villeurbanne 2012

Già il titolo, L’ellipse d’ellipse, è sintomatico. Ellissi d’ellissi, esponenziale fuga da ciò che è diretto e deterministico. E sintomatica è anche la prima sala, con i due grandi blocchi di onice He e She, figure la cui mascolinità e femminilità è impossibile da riconoscere univocamente se non dal titolo. Seguono sculture da parete esili e delicatissime, interventi mimetici sulla struttura delle sale, foto che sabotano l’estetica da rivista di moda (le modelle si aggirano semiattonite attorno a un’enigmatica scultura, la stessa esposta nella sala davanti agli scatti).
E due punti forti, i video, che trasformano oggetti minimi e quotidiani in metafisiche forme potenziali, e l’anguria svuotata che contiene un pezzo di carne, gioco di carnalità macabra ma anche eterea.
Alcune opere, poi, si riferiscono all’uso a scopo propagandistico dell’architettura da parte dei regimi totalitari del Novecento. Ma i modelli di edifici realizzati da Sarcevic sono un altro sabotaggio simbolico: le forme si attorcigliano su se stesse in un movimento masturbatorio del tutto antifunzionale.

Bojan Sarcevic – L’ellipse d’ellipse – veduta della mostra presso lo IAC, Villeurbanne 2012

Una nota di merito va allo Iac, museo coraggiosamente sperimentale situato a Villeurbanne, comune autonomo della periferia di Lione. Dopo Sarcevic, dal 14 dicembre al 3 febbraio presenterà la 12esima edizione del ciclo biennale di mostre Collection, che espone nuove acquisizioni e pezzi forti della raccolta del museo (saranno in mostra, tra gli altri, lavori di Candice Breitz, Douglas Gordon, Pipilotti Rist e Tracey Emin).

Stefano Castelli

Villeurbanne // fino al 18 novembre 2012
Bojan Sarcevic – L’ellipse d’ellipse
IAC – INSTITUT D’ART CONTEMPORAIN
11 rue Docteur Dolard
+33 (0)4 78034700
i-ac.eu

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.
  • andrea bruciati

    mostra splendida