Isolani nella capitale

Simbiosi, contaminazione, sperimentazioni: un contest antropologico a metà fra arte e territorio, tradizione e modernità. E se la memoria valica i confini, a volte supera anche il mare. E l’arte si fonde con il documentario. L’arte sarda alla Pelanda di Roma, fino al 28 novembre.

Pietro Mele, Every day, 2011 - courtesy Jarach Gallery, Venezia

Non sempre la lontananza è sinonimo di distacco culturale, anzi. A volte è necessaria per effettuare una full immersion in contesti nuovi, saturi di contaminazione di pensiero e ricchezza psichica. È quello che dimostrano gli otto artisti che danno vita a Lontano da dove, uno spaccato che unisce accanto alla visione culturale tipica delle radici natie una nuova angolazione del mondo nata da un percorso personale, causato da un distacco fisico/culturale dalle proprie origini per accrescere e arricchire il proprio universo intellettivo. Opere apparentemente eterogenee ma in realtà intimamente legate da un comune denominatore che non è solo la forma mentis. Hanno così senso la denuncia politica di Pietro Mele, o le ricerche sonore di Carlo Spiga e le parole e i souvenir della mente di Antonella Anedda che magicamente chiudono il percorso espositivo.

Michele Luca Nero

Roma // fino al 28 novembre 2012
Lontano da dove
a cura di Maria Rosa Sossai
artisti: AZ.Namusn.Art, Giulia Casula, Cristian Chironi, Marco Lampis, Pietro Mele, Stefano Serusi, Carlo Spiga, Rachele Sotgiu
LA PELANDA
Piazza Orazio Giustiniani 4
lontanodadove.tumblr.com  

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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.
  • M.D.

    Michele, ci spiegheresti meglio quale sarebbe questo comune denominatore citato?

    • Sicuramente l’immaginario di riferimento e il legame con la propria terra: ognuno reinterpreta a modo suo, artisticamente parlando, e in maniera originalmente creativa, le origini e il rapporto con la propria terra, intesa come radice comune.