Incontro/scontro fra Picasso e Duchamp. A Stoccolma

Una felice contrapposizione nel flusso della storia. Insofferenze, creatività, gusto dell’invenzione nella mostra di Stoccolma che mette uno di fronte all’altro due colossi del XIX secolo. Al Moderna Museet, fino al 3 marzo.

Marcel Duchamp - Porte-bouteilles, 1914 - © Succession Marcel Duchamp/BUS 2012

Una mostra intelligente, colta, spiritosa. In alcune sale dei bellissimi spazi espositivi del Moderna Museet – opera dell’inventivo, rigoroso architetto Rafael Moneo -, in ambienti limpidi, luminosi e funzionali è possibile giocare al confronto tra due figure straordinarie della storia dell’arte, Pablo Picasso (Malaga, 1881- Mougins, 1973) e Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 1887 – Neully-sur-Seine, 1968), che, come ricorda Octavio Paz (una citazione ripresa più volte nel presentare questa mostra), hanno forse più d’ogni altro, in un secolo di straordinari rinnovamenti creativi e trasformazioni radicali, influenzato il Novecento: “Il primo con la sua intera opera, il secondo con un singolo lavoro, che è la negazione del senso moderno del lavoro”.
Immediata è la sensazione del paragone impossibile, eppure ben si comprende la motivazione, il senso profondo, ilare e complesso, tra il serio e il divertito, di tale accostamento, che pare lasciare come sospesa una domanda vera, curiosa, stimolante, non certo su chi mai avesse ragione o torto (sembra di Picasso la dichiarazione nel titolo, “He was wrong”, e proprio riferita a Duchamp), ma sui motivi, per entrambi, di un ascendente così radicale, diffuso, prolungato nel
tempo. In questo sì davvero affini. O forse c’è qualcosa di più?

Pablo Picasso – La femme à la collerette bleue, 1941 – © Succession Picasso/BUS 2012

Il catalogo rispecchia lo spirito della mostra, agile, con doppia copertina, come fossero due volumetti incollati, con brevi saggi dei curatori e alcune opere esposte, tutte notissime quelle di Duchamp, non così prolifico come Picasso, il cui segno è comunque subito riconoscibile.  “Datemi un museo e ve lo riempirò”: così si legge in un settore della doppia mostra, laddove i due protagonisti si fronteggiano in due significative gigantografie, Picasso con la maschera da minotauro, a torso nudo, lo sfondo del mare, nel 1949; Duchamp con il volto coperto di schiuma che avvolge anche i capelli, quasi scolpendoli. A lui, eccellente giocatore di scacchi, interessavano in particolare le idee – così aveva dichiarato – e non tanto i prodotti visivi: “Volevo riportare la pittura al servizio della mente”.
Pure, malgrado le profonde differenze, teoriche e pratiche, di questi due autori “imprescindibili” della cultura, si avverte il comune respiro del tempo, per il desiderio di cambiamento radicale e di avventurarsi nella ricerca, tra polemiche e insoddisfazioni, riconoscendo ancora il valore dell’intellettuale e del gesto artistico. Anche esponendo una ruota di bicicletta o la Fontana: è lo sguardo a consegnare concettualmente il valore a un oggetto, il ready-made.

Picasso/Duchamp – He was wrong – veduta della mostra presso il Moderna Museet, Stoccolma 2012 – © Photo: Åsa Lundén / Moderna Museet

Aveva torto? Inevitabilmente sono più numerosi i lavori esposti di Picasso, e alcuni disegni sono di particolare fascino. Quasi una dimostrazione del bisogno di realtà – e della contemporanea necessità della sua radicale scomposizione/metamorfosi – esprime Peintre et modèle tricotant (1927), con il “pittore” che sta ritraendo una modella che fa la maglia, sul quadro dentro il quadro tanti fili e linee che si intrecciano.

Valeria Ottolenghi

Stoccolma // fino al 3 marzo 2013
Picasso/Duchamp. He was wrong
a cura di Daniel Birnbaum, Ronald Jones e Annika Gunnarsson
MODERNA MUSEET
Isola Skeppsholmen
+46 (0)8 51955200
www.modernamuseet.se

 

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.
  • Anna

    Date piu’ attenzione all’arte come talento, invce di analizzare sempre l’arte come forma di espressione….in questo modo l’arte come bellezza, armonia, bene, insomma, l’arte moderna ,passa sempre in secondo piano e continuano a imitare ed a parlare di arte persone che hannoseri problemimentali….vorrei non trovare solo quello che cerco nei libri di Sgarbi e di pochissimi all’altezza della situazione….! La cultura dovrebbe andare di pari passo con il valore….cio’ non sta avvenendo….e quindi diventa arte anche cio’che fa una matta quando si incide il corpo…o le feci di qualcuno…ecc….tutto questo e e’ mostruoso e molto triste…..Ricominciamo a parlare di Giotto, di Masolino, di Simone Martini ecc…di Piero della Francesca, del Brunelleschi, di Giorgione, di Tiziano, di Caravaggio….degli Espressionisti….insomma di tutta la sola e vera arte come unica forma di talento e di cultura…non dell’arte che deve impressionare in quanto nasconde un messaggio nuovo e all’avanguardia….Questo non e’ talento…questo e’ qualcosa che chiunque abbia delle idee puo’ fare……ed imitare!

  • angela

    sono pienamente d’accordo con tutto!!!!!!