Giovanni Bellini. Dall’icona all’historia

Dal restauro di un’opera nasce una mostra imperdibile. Il Poldi Pezzoli di Milano ospita, fino al 25 febbraio, “Giovanni Bellini. Dall’icona alla storia”. Dieci capolavori che segnano il passaggio dal mondo bizantino verso la naturalezza moderna.

Giovanni Bellini - Cristo morto sorretto da due angeli, 1465 circa, olio su tavola - ©Venezia, Musei civici veneziani, Museo Correr

Nella Venezia di Giovanni Bellini (Venezia, 1435 ca.-1516) il confronto con il tema dell’icona era una costante. La sua caratteristica fondamentale era l’immutabilità, elemento che rappresentava un vincolo: era l’esatta riproduzione dell’originale a garantire la trasmissione del potere miracoloso. Il rapporto e l’emancipazione rispetto all’iconico sono il tema della splendida mostra che il museo Poldi Pezzoli dedica al maestro veneziano. L’esposizione si è sviluppata a partire da un’esigenza improrogabile, ossia il restauro dell’Imago Pietatis, acquistata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, le cui condizioni precarie ne avevano impedito il prestito e la movimentazione. La mostra ruota intorno a questo dipinto, ma non si piega su se stessa, offrendo molteplici spunti di ricerca e approfondimento, tanto da porre le basi per un’altra retrospettiva dedicata a Giovanni Bellini, che sarà ospitata nella Pinacoteca di Brera nei prossimi mesi.

Giovanni Bellini – Dall’icona alla storia – veduta della mostra presso Museo Poldi Pezzoli, Milano 2012

Quattro capolavori giovanili del Giambellino mostrano le sue relazioni con l’arte dell’epoca – quella del padre Jacopo, del cognato Andrea Mantegna, di Donatello e di Giusto de’ Menabuoi – e la sapienza nella declinazione di uno stesso tema, con grande attenzione sia alla resa dei colori e delle forme sia alla rappresentazione psicologica dei protagonisti. La Pietà, l’Uomo dei dolori, con il duplice obiettivo di muovere a compassione ed essere immagine di compassione, si libera della fissità bizantina per inserirsi nella narrazione e nel paesaggio, come accade nell’Imago Pietatis del Museo Correr di Venezia e in quella del Poldi Pezzoli. Bellini instaura una catena di relazioni con il reale: il gioco di sguardi che si coglie nella tavola dell’Accademia Carrara di Bergamo lega così San Giovanni, i personaggi rappresentati e lo spettatore, mentre il Cristo in Pietà sorretto da quattro angeli del Museo della Città di Rimini invade lo spazio dell’osservatore, con le gambe che cadono al di fuori del sarcofago.

Giovanni Bellini – Imago Pietatis, 1457 circa, tempera su tavola – ©Milano, Museo Poldi Pezzoli

Le opere di Antonio Vivarini, Alvise Vivarini e Lazzaro Bastiani arricchiscono l’esposizione, rendono evidente l’influenza della produzione giovanile di Giovanni Bellini e aprono ulteriori prospettive di indagine e di ricerca. Uno schema ricostruisce, infatti, l’appartenenza dell’Uomo dei dolori e della Madonna con il Bambino e due angeli di Antonio Vivarini a uno stesso polittico smembrato. Era quanto teorizzato da Federico Zeri, contestato invece da uno dei curatori della mostra, Andrea De Marchi.
Giovanni Bellini ha trasformato l’icona in historia, donando alle sue opere l’eloquenza della narrazione pittorica, secondo la lezione di Leon Battista Alberti.

Marta Cereda                     

Milano // fino al 25 febbraio 2013
Giovanni Bellini – Dall’icona alla storia
a cura di Andrea De Marchi, Andrea Di Lorenzo, Lavinia Galli e Annalisa Zanni
MUSEO POLDI PEZZOLI
Via Manzoni 12
02 794889 / 02 796334
[email protected]
www.museopoldipezzoli.it   

 

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.