L’Impero del Salt

Le curate esposizioni della “ricca” arte turca. Vi raccontiamo l’apertura della stagione autunnale alla Fondazione SALT di Istanbul, che presenta un folto programma di mostre. Aspettando la nuova sede di Ankara.

SALT Galata - vista sulla libreria

Gallerie, associazioni e fondazioni d’arte in Turchia vengono gestite da privati e banche; questo significa che non è lo Stato a elargire soldi a sostegno della cultura (perlomeno non direttamente). L’arte turca viene mantenuta da magnanimi collezionisti e da imprese bancarie. Non a caso, ogni banca possiede almeno un archivio e una galleria e la cura e l’attenzione per i dettagli sono assicurate.
Prendiamo il caso del SALT di Istanbul, un ambiente tanto giovanile, intraprendente e dinamico, quanto scaltro e facoltoso. SALT, che in turco significa ‘assoluto’, è per eccellenza l’esempio più esplicativo per parlare della gestione dell’arte turca da parte delle banche. La fondazione prende infatti origine dall’Imperial Ottoman Bank, anche se quel che ne resta sono le misure imperiali e le ricchezze in continua espansione. A mantenere economicamente l’Istituzione è la Banca Garanti, che ha deciso di evolvere la vecchia galleria Platform Garanti Contemporary Art Centre in qualcosa di ben più che efficiente e leggermente megalomane. SALT è stata inaugurata lo scorso anno con ben due spazi nella città. Il primo sull’Istiklal Caddesi, centro nevralgico del fermento istanbuliano, è SALT Beyoğlu, una galleria a cinque piani con un auditorium chiamato Walk-in Cinema adibito a prove di danza, teatro e performance e svariate hall per esposizioni e conferenze. C’è anche un giardino-orto permanente, con un progetto sulle piante commestibili, allestito all’ultimo piano dall’artista/architetto Fritz Haeg.

SALT Beyoğlu – opening della mostra di Hassan Khan

Ma il cuore pulsante dell’intera fondazione, con quasi un centinaio di dipendenti tra cui il direttore Vasif Kortun, si trova nella vecchia sede della Banca Imperiale Ottomana, in un edificio stratosferico, ristrutturato con estrema dedizione e con un avanguardistico design di interni di Alexandre Vallaury, perfettamente consono rispetto il suo impiego. SALT Galata ospita una ben fornita biblioteca, due piani interrati custodi del vastissimo archivio della Garanti Bank, un piano adibito alla mostra permanente sull’Impero Ottomano, un piano per conferenze e workshop, l’open archive per le mostre e infine il piano per gli uffici. Non mancano ovviamente la libreria e il ristorante/caffè (di evidente ispirazione italiana, si chiama Ca’ D’oro), dove si può gustare un baklava leggendo un libro e osservando l’archivio in esposizione del recentemente scomparso artista Hüseyin Bahri Alptekin.
Come se non bastasse, l’espansione dell’impero SALT procede alla volta di Ankara: per l’anno a venire è prevista una nuova inaugurazione nella capitale turca. Date le possibilità economiche non può che essere la scelta più azzeccata: Istanbul viene ormai considerata la capitale della Turchia, anche il governo oltre che la cultura si sta interamente trasferendo qui, ma nonostante Ankara sia screditata su più fronti è pur sempre il cuore dell’Anatolia e il bagaglio culturale dell’era repubblicana istituita da Atatürk, nonché custode di ricchezze nascoste tra gli archivi storici.
Ma torniamo a parlare del presente del SALT. Lo scorso 20 settembre si è tenuta la conferenza stampa e il primo opening della stagione artistica. All’indomani le porte dell’open archive si sono aperte per un’interessante e ben strutturata mostra intitolata The Performance of Modernity: Atatürk Kültür Merkezi, 1946-1977. Un’esposizione supportata dallo studio di architetti Tabanlıoğlu che racconta la storia del teatro dell’opera AKM, Centro Culturale Atatürk, tramite un’analisi architettonica, sociale e politica. La mostra segue un percorso cronologico dall’anno della progettazione del Centro di Cultura nel 1946, al completamento della sua costruzione nel 1966 (non senza considerevoli inceppi), all’incendio di tre anni dopo, fino allo scompiglio politico generatosi dalla decisione presa nella primavera 2012 di rinnovare il palazzo.  La mostra è molto ricca, ben allestita e curata con rigore, e nonostante sia costituita da una sola e non molto grande stanza non è difficile trascorrerci delle ore. L’Atatürk Kültür Merkezi viene raccontato tramite il lavoro di designer, architetti e artisti che ne hanno fatto la storia. Unico appunto: considerata l’apertura culturale del SALT è una (brutta sorpresa) scoprire che tutte e sette le postazioni audio delle registrazioni sono esclusivamente in turco.

Il SALT Galata dopo la ristrutturazione

Ha aperto anche il terzo ciclo della mostra İstanbul Eindhoven – SALT|VanAbbe, che presenta Modern Times, una selezione di opere d’arte della collezione del Van Abbemuseum, dall’inizio del XX secolo agli Anni Sessanta, e, in parallelo, opere turche dello stesso periodo storico. L’obiettivo è quello di creare un dialogo tra espressioni artistiche di diverse provenienze geografiche, dimostrando come la modernizzazione culturale e politica in Turchia sia stata percepita e interpretata dalla sua arte.
Di fianco alle opere di noti artisti europei come Gris, Picasso, Braque e Léger (e altri ancora) sfilano i pionieri dell’arte turca contemporanea. Tra di loro i nomi più noti di Adnan Çoker, Zeki Faik Izler e Nurullah Berk, indiscussi avanguardisti che non mancarono alla prima partecipazione del Paese alla Biennale di Venezia, nel 1956. Le opere sono esposte con criterio ai fini di un’armonica esposizione; le opere di Nurullah Berk, ad esempio, sono state affiancate a quelle di Fernard Lèger, suo maestro negli anni Trenta.
Ma l’evento più importante e di maggior risonanza è la mostra dell’artista Hassan Khan. Venerdì 21 settembre si è tenuto il vernissage al SALT Beyoğlu con un’affluenza di centinaia di persone per un’inaugurazione giovanile e informale. Hassan Khan è un artista egiziano dalla produzione multidisciplinare; nella sua produzione spiccano le installazioni musicali ispirate alla musica egiziana shaabi. Una mostra semplice e dall’allestimento chiaro e lineare, per delle opere curiose e coinvolgenti.

Giulia Grotto

Istanbul // fino al 6 gennaio 2013
The Performance of Modernity: Atatürk Kültür Merkezi, 1946-1977
SALT GALATA
Bankalar Caddesi 11

Istanbul // fino al 30 dicembre 2012
İstanbul Eindhoven – SALT|VanAbbe Modern Times
a cura di Zeynep Yasa Yaman
SALT GALATA
Bankalar Caddesi 11
+90 (0)212 3342200
www.saltonline.org

 

Istanbul // fino al 6 gennaio 2013
Hassan Khan
SALT BEYOĞLU
İstiklal Caddesi 136
+90 (0)212 3774200
www.saltonline.org

 

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Giulia Grotto
Giulia Grotto è nata nel 1989 in provincia di Vicenza. Laureatasi in Arti Visive e dello Spettacolo allo IUAV di Venezia con una tesi sull'arte contemporanea turca, ancora deve intraprendere una vera carriera professionale. Con svariati interessi e molta curiosità l'unica cosa certa è che nella vita vuole fare la viaggiatrice. Nel 2010 ha studiato all'Accademia di Belle Arti presso l'Università Hacettepe di Ankara. Momentaneamente vive a Istanbul grazie a un progetto di ricerca nella fondazione artistica SALT. Dallo scorso anno è stata coinvolta nell'organizzazione del Festival Alto Vicentino per la realizzazione della rassegna annuale della Mostra del Film Corto. Quasi iscritta all'università Film and Audiovisual Studies vuole ora cimentarsi nel restauro cinematografico, anche se il suo vero obiettivo è il film documentario.