L’albero tra cielo e terra. Zaelia Bishop a Roma

Un pavimento di libri, le radici secche di un ciliegio. Nello spazio fortemente connotato della Sala Santa Rita di Roma, Zaelia Bishop racconta – fino al 6 ottobre – di crescita e labirinti.

Zaelia Bishop – Novembre 1977 - veduta della mostra presso la Sala Santa Rita, Roma 2012 - photo Valentina Piccinni

A un primo impatto visivo, sul pavimento a disegni geometrici dello spazio ottagonale, sembra sia planato uno stormo di neri corvi. Sono invece libri, a centinaia, “libri carbonizzati e poi fissati con una speciale resina”, spiega Zaelia Bishop (Roma, 1977). “Sostanzialmente imbalsamati”. Insieme all’albero secco con le radici a vista, “un ciliegio selvatico legato alla mia infanzia”, racconta ancora l’artista, sono gli elementi base di questa straordinaria installazione. Che mette in scena una sorta di “cenotafio dove si consuma la fine di una crescita, si celebra il funerale di tutte le scelte di vita non percorse e ormai impenetrabili”.
Lo spazio, fortemente connotato da un’architettura fondata sull’apparenza illusoria della realtà – tipica del barocco – si trasfigura. Si fa crogiolo alchemico nella metafora junghiana dello sviluppo psichico verso la propria identità. Nel passaggio dall’archetipo dell’Innocente all’età adulta in qualche modo si muore a se stessi e si risorge. Non c’è riconoscimento di sé senza doloroso mutamento. L’albero collocato nell’altare proietta verso l’alto reticoli d’ombre che bucano il bianco della volta. Esaltano la sua valenza simbolica di soglia d’accesso verso mondi altri, di comunicazione tra cielo, terra e mondo sotterraneo. Qui le radici fanno riferimento alla psiche primitiva e oscura, invisibile alla coscienza.

Zaelia Bishop – Novembre 1977 – veduta della mostra presso la Sala Santa Rita, Roma 2012 – photo Valentina Piccinni

E ritorna il dedalo, già indagato dall’artista negli anni scorsi. Con uno scarto temporale e di senso, la disposizione dei libri nello spazio (spettacolare vista dall’alto) evoca infatti quella figura spesso presente nei pavimenti di cattedrali gotiche. Come il labirinto evoca la difficoltà di trovare la strada interiore e che, almeno in apparenza, “non conduce da nessuna parte offrendo come sola via d’uscita la sua stessa entrata”.

Lori Adragna

Roma // fino al 6 ottobre 2012
Zaelia Bishop – Novembre 1977
a cura di Claudio Libero Pisano
SALA SANTA RITA
Via Montanara
060608
salasantarita.wordpress.com

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Lori Adragna
Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui: Museo Nazionale d’Arte orientale di Roma; Villa Piccolomini, Roma; Museo D'Annunzio, Pescara; Teatro Palladium, Università Roma Tre; Teatro Furio Camillo, Roma; Palazzo Sant’Elia, Palermo; Museo di Capodimonte, Napoli; Complesso monumentale di San Leucio, Caserta; Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. In veste di consulente editoriale e artistico ha collaborato inoltre per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (realizzando cataloghi e mostre nel Complesso monumentale di S. Michele a Ripa). I suoi testi sono pubblicati su enciclopedie, libri, cataloghi, in Italia e all’Estero. Scrive come free lance per numerose riviste specializzate nel settore artistico.
  • Guido Cabib

    Bravo Zaelia!