Il paesaggio contemporaneo sulle Dolomiti

Una riflessione sul paradosso costante del fare umano, dove creazione implica distruzione. Il concetto di paesaggio, riscattato dal suo valore e offerto – fino al 21 ottobre – con una chiave di lettura diversa, disillusa, acuta, non poteva trovare terreno più adatto che negli spazi espositivi di Dolomiti Contemporanee.

Future, Landscape in DC - Marco Citron

Future, Landscape in DC, seconda fase di una changing exibition sotto l’attento lavoro curatoriale di Riccardo Caldura, chiama a meditare sul tema architettonico-paesaggistico, proponendo un chiaro sistema di lettura.
Oggetti, spazi, luoghi, edifici sono organismi viventi che generano immagini; hanno polmoni che aspirano e rigettano i flussi del tempo; la loro pelle è un archivio di dati, un libro, una mappatura. La struttura de-costruita, esposta nell’intimo, rivela una scintilla di vita; celata vi è una carica espressiva ancora intatta, inesplosa; un’energia palpabile proveniente da un indefinito passato che scorre lungo vene metalliche, vibra in superficie; la carne – concrezione cementizia – trasuda linfa vitale.
Lo spazio espositivo, anonimo e racchiuso tra mura funzionali, accoglie l’esterno, l’altrove assieme alla sua non-funzione apparente. Ed è proprio qui che il paesaggio naturale, ancora ed eternamente pregno di quel sentimento del sublime al quale l’uomo dipende, si ripropone lieve, incorporeo, sospeso in una dimensione indefinita: quella della memoria, dove il tempo e l’azione non sono più; un esempio i lavori di Michal Martychowiek.

Future, Landscape in DC – Aristide Antonas, Italo Zuffi – photo Giacomo De Donà

La natura tende la mano all’artificio come a includerlo nel suo moto incessante; si accolgono a vicenda, come nel caso delle opere di Aristide Antonas, o delle concrezioni urbane di Dritan Hyska, che si stagliano come enigmi solitari su un orizzonte piatto, ermetico. Si svelano immagini dai toni lividi, intrise di un erotismo macabro. Nudità oscene nella loro desolazione ci guardano attraverso orbite nere – vuoti tumuli in attesa – invitando a posare il piede in una terra dove non ci sono promesse, solo cose da scoprire, da rifare. Seguono oggetti d’uso comune che si lasciano deporre come cose morte, esaurite nella loro antica funzione; esplicative in tal senso le opere di Eltjon Valle.
Ci viene indicato un mezzo di decodificazione visiva che funge da scintilla per un’intuizione, un presagio, un sentire che appartiene al futuro, a ciò che ancora non è ma che potenzialmente potrebbe essere. Ecco perché la forza di queste figurazioni si e ci rinnova in un eterno ciclo di morte e rinascita del senso.

Arianna Licori

Taibon Agordino // fino al 21 ottobre 2012
Future, Landscape in DC
Artisti: Michal Martychowiek, Aristide Antonas, Italo Zuffi, Dritan Hyska, Eltjon Valle, Kai-Uwe Schulte-Bunert, Alex Bellan
a cura di Riccardo Caldura
FABRICA EX VISIBILIA
Località Campagna 1
0437 62221
[email protected]
www.dolomiticontemporanee.net

CONDIVIDI
Arianna Licori
Arianna Licori nasce a Dolo il 18 giugno 1987. Nel 2008 si laurea in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo Indirizzo Pittura e nel 2012 ottiene la Laurea Specialistica in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo con Indirizzo Scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2008 partecipa a diversi eventi espositivi. Attualmente vive a Mirano dove si occupa d’arte, architettura, filosofia, moda, ambiente e alimentazione naturale.