Il fotogiornalismo in sala. Mario Dondero alla Cineteca di Bologna

Imperdibile mostra bolognese, non una costola del grande omaggio genovese, da poco concluso, a Mario Dondero. Fino al 31 ottobre, la selezione di scatti esposta presso la Cineteca di Bologna è solo un anticipo del più vasto programma di acquisizione dell’archivio del fotografo.

Mario Dondero, Samuel Beckett, 1959
Mario Dondero, Samuel Beckett, 1959

Mario Dondero (Milano, 1928) nelle “comunità provvisorie” del cinema; non per lavoro, ma per curiosità intellettuale. In questa mostra bolognese, la fotografia di scena cede al reportage di una comunità gitana ed estemporanea, i cui cocci si raccolgono al tavolo di un’osteria romana. Moravia, teso verso Laura Betti, parla stringendo il tovagliolo; abbiamo il privilegio di poterci credere, per un inganno della prospettiva, partecipi del convivio. Immagini spesso leggermente sfocate, tecnicamente imperfette, perché – come ricordano i curatori – non ha nessuna importanza “l’immagine giusta, ma giusto l’immagine” (Godard).

Una mostra di dissonanti armonie, tra l’elettrica adolescenza di Jean Seberg e il magnetico profilo rapace di Beckett, da osservare nascosti alle spalle di un golem d’ombra. Ottima l’audioguida: Dondero, paziente, condivide lo sterminato archivio di ricordi e aneddoti rimasti al di fuori dell’inquadratura.

Saverio Cantoni

Bologna // fino al 31 ottobre 2012
Mario Dondero e la comunità del cinema
a cura di Anna Fiaccarini e Rosaria Gioia
CINETECA
Via Riva di Reno 72
051 2194820
www.cinetecadibologna.it

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Saverio Cantoni
Saverio Cantoni nasce a Montecchio Emilia il 2 settembre 1985. Si laurea con dignità di stampa in Architettura discutendo con il prof. Marco Vallora la tesi "Loyal to detail. Fotografia come strumento di critica architettonica". Architetto di professione, coniuga alla prassi professionale la ricerca nel campo della rappresentazione; ha partecipato a numerosi di progettazione con esito positivo e tiene regolarmente corsi di storiografia dell'arte, come di fotografia. Cede fermamente nelle "opere d'arte, i film e i libri che non parlano della crisi della rappresentazione, ma mettono in discussione la rappresentazione in quanto tale, disgregando la natura stessa del linguaggio e delle immagini" (Ursprung).