Alpini equilibristi

Sono cinque alpini i protagonisti di “Istruzioni d’uso”, la performance di Filippo Berta pensata per il Blocco di Taibon Agordino. Un progetto originale, ancora targato Dolomiti Contemporanee.

Filippo Berta - Istruzioni d’uso - photo E. Bertaglia

Filippo Berta (Bergamo, 1977), noto per le sue performance in cui persone “normali” portano all’estremo gesti semplici tratti dal quotidiano, ha messo nuovamente in crisi le aspettative del pubblico, giocando con le idee di spiazzamento e ribaltamento di senso.
Il 22 settembre il pubblico che ha partecipato all’inaugurazione del secondo ciclo espositivo di DC Next ha vissuto minuti di incertezza, forse spaesamento, di sicuro incredulità, nel vedere cinque alpini all’interno dell’APL 9, disposti in cerchio, le schiene rivolte al centro, totalmente immobili e con lo sguardo fisso davanti a sé. Dopo questi attimi iniziali in cui il tempo sembrava essersi fermato, i cinque hanno cominciato a muoversi, lentamente, creando una performance collettiva della durata di una ventina di minuti.
Compiendo la procedura del presentat’arm, coi fucili, con movimenti elementari e ben scanditi, gli alpini hanno trasformato quest’azione “guerresca” in un gioco individuale. Lo scopo era tenere l’arma il più possibile in bilico sul palmo della mano, dalla canna, in posizione verticale.

Istruzioni d’uso, 2012 from Filippo Berta on Vimeo.

Col passare dei minuti, l’ordine e la rigidità della struttura circolare si è andata a sgretolare, alla forza del gruppo si è sostituita l’azione del singolo. All’autorevolezza è subentrato un atteggiamento ludico ed eversivo. Muovendosi a caso nello spazio per mantenere l’arma verticale, la performance è andata avanti fino a quando tutti i fucili sono caduti a terra, con rumori forti e secchi. La caduta dell’oggetto ha bloccato il movimento, alla camminata nello spazio si è sostituito l’arresto corporeo.
Istruzioni d’uso è un’opera che contiene i principi che Dolomiti Contemporanee ha smosso nella ex fabbrica Visibilia, sia con la residenza sia con il coinvolgimento attivo degli artisti nel luogo. Se si pensa alla figura dell’artista come colui che mette in crisi le certezze e che è sempre teso verso la ricerca e la scoperta, Berta ben riassume, con questo lavoro, questo atteggiamento critico verso il mondo. Un modus operandi, il suo, che crea relazioni, rende partecipe la gente comune, porta l’esperienza artistica all’interno del tessuto quotidiano. In Istruzioni d’uso l’artista ha reso protagoniste delle persone che non hanno niente a che fare con il mondo dell’arte ma che fanno parte, però, dell’immaginario collettivo montano e che sono abitanti di questi luoghi.

Filippo Berta – Istruzioni d’uso

Per chi dovesse recarsi oggi, a DC Next, vedrà in mostra la documentazione della performance: cinque ritratti a figura intera degli alpini, una fotografia d’insieme e un frammento di video, due minuti estrapolati dall’azione nel suo complesso.

Michela Lupieri

Taibon Agordino // fino al 21 ottobre 2012
Filippo Berta – Istruzioni d’uso
a cura di Daniele Capra
FABBRICA EX VISIBILIA
Località Campagna 1
0437 62221
[email protected]
www.dolomiticontemporanee.net

  • Ma scusa ed Emergency??? Nenahce una donazione?? :)

    Un progetto intelligente.

  • Antonio

    Vanessa Beecroft fotografa i Navy Seals; Berta, più modestamente, fa performance con gli alpini sulle Dolomiti…

  • chissà per quale motivo mai, mi è corso sto dubbio, per una volta, quest’analfabeta fiacco presenzialista acritico (lui o qualcuno della sua pallida/pavida schiera d’omuncoli trincerati dietro alla mediocrità, la setta degli indigenti psichici -non solo quella incarnata nel nomuncolo fittizio, l’evidente mediocrità critica di chi non sa dire, né a favore né contro, fittizi, timbratori senza timbro, disoccupati, segnapasso, mezzi alari di cera, quattrosoldi e di cera) non ha postato nulla, per una volta, ieri, di intelligente, lui sì, proverbiali i suoi guizzi, tutto scosse e intuizioni, un fuoriclasse del pensiero, e un originale, creativo quanto un lemure, impavido come un topo, puntuto nello stile come nell’idea, senza dubbio, burp, non ha postato nulla dicevo, ieri, sulla recensione della mostra in DC degli artisti della Bevilacqua; come mai? ma perchè è un suddito (era già chiaro no?), oltrechè una flebile tremula ombra, ecco perchè, vien fatto ora di pensare, ed ecco che si aggiunge (un’apparenza di) gravità all’insipienza, dato che, volendolo, anche a quella mostra avrebbe potuto applicare la sua sprezzante lente d’irresponsabile, caparbiamente anonimo inessenziale e vile, criticando la base di costrutto identitario (residenti come alpini), cerafiacca opaca, di talpa, o che sembra lui stesso stanco oramai di sè, mentre lo fa (fa cosa?), con le interpunzioni esclamative da scuola primaria, tra un po’ la sua fintacritica la farà con gli emoticon, il letterato del blog, penna sottile, mente acute, sguardo di falco (e chissà quanta forfora, io dico), altro che una capra senza nome, al suo cospetto già gli sarebbe un totem, mentre la vacca, per fare un esempio costruttivo, prendendola a parametro, la dignitosissima vacca, porta già in sé come fertile germe un nome (le è applicabile il principio di nominazione, essendo che vale in quanto ente, e non in quanto sagoma d’antimateria -grigia: in più, al cospetto, sembra, lei immobile, coraggiosissima e intelligente, perfino -in più, non è costretta dal timore d’esser nulla a postare sempre, pure il nulla, ma sempre), anche se pare anonima, e il suo muso alle mezzecalze sembrerà forse inespressivo, lucarossiano, sciapo, e invece la vacca è forte della sua BOVINA inoppugnabile IDENTITA’ frontale, e non potrebbe nemmeno sognarsi, la vacca, di (fingere di) lavorare nel lazzaretto di un simile anonimato palustre, perchè, semplicemente, mentre esso/codesto/costoro appare ma non è, lei incontestabilmente c’è, mentre ti guarda, e guardala: http://www.youtube.com/watch?v=ZtO5GNmhn9M&feature=plcp
    (per dire tra l’altro che di fronte a tanto poco ci accontenteremmo perfino di un tonnellaggio fisico a pegno, per misericordia, dato che un peso mentale non è effettivamente dato pretenderlo, la pietas, in assenza di gravità – il vuoto non pesa);
    e c’è chi in effetti la vede, addirittura, pensa un po’, mentre emergency -battuta altamente sofisticata, un vero sgargiante intellettuale, tutta una tracimazione di stimoli inediti, eruttante pecora che nemmeno si divincola, nello strame, e ci resta allettato, in quel bel suo domestico calduccio- emergency dicevamo, in realtà lavora su parametri propriamente lucarossiani appunto, a ben vedere: mine antiuomo (lo spettro non è un uomo, forse mezzo, ma a mezzo ci arriva giusto se sono almeno in quattro, in questo comitato d’inetti), povertà (di spirito), soccorso a vittime d’estremo disagio sociale (eccolo qua, la china figura stagliata al trogolo), gravi ferite menomanti (esattamente, i menomati, eccoli qua, seppure in assenza di conflitto, evidentemente, nessuna capacità di reale combattimento e scambio, infatti, né smalto, solo salve, moschetti di legno, i menomati endogeni, autologhi, sempre più evidente, e poi LA NOIA, opaca patina -inoperabile- propria dell’imbelle, vacuo messaggero del pozzo, secco, e vorrai mica rispondergli sul serio? valà, era un massaggio di quattro minuti, giusto per sciogliere l’accumulo, fanghi snellenti, limalo via, sto ganglio sebaceo, alè)… (e adesso sotto a chi raglia)

  • peto

    cambia pusher

  • Gianluca, ma con chi ce l’hai? Spero non con me…perchè il lavoro di Berta mi è piaciuto davvero. Berta fa tutti lavori compassati, corretti e intelligenti ma che hanno consapevolezza della cornice. Non vogliono uscirne (alla Grimaldi) per poi contraddirsi ogni 4 secondi.

  • Grande Filippo! C’è un solo modo per fare centro e centomila modi per giustificare il mancato bersaglio tu colpisci sempre il centro. Bravo!!