Sfasciacarrozze creativi

L’autunno del Mocad inizia dal garage. Con auto che danzano e cantano, rifunzionalizzate da tre collettivi. Accanto scorrono le immagini di due corti firmati Anri Sala. Accade a Detroit, fino al 30 dicembre.

L'inaugurazione del MOCAD - Aaron Ibn Pori Pitts

Centinaia di persone per l’inaugurazione di Vision in a Cornfield, mostra che apre la stagione del Mocad a Detroit. Il nucleo dell’esposizione, nata dalla collaborazione fra tre collettivi artistici, è la trasformazione di auto abbandonate in totem africani meglio conosciuti come “Urban Monumentz”. L’idea viene da una visione in un campo, appunto: Mike Kelley e Cary Loren, allora membri del gruppo noise della Detroit Anni Settanta Destroy All Monsters, trovano una macchina abbandonata. I suoni che provengono da quell’auto ricordano i suoni del gruppo. Lo strano gioco di luci della sera, poi, la fa sembrare vivente. Riprendendo un vecchio progetto degli Anni Ottanta a cui Aaron Ibn Pori Pitts aveva lavorato, ai due viene l’idea: rendere le macchine viventi, spogliandole del loro aspetto funzionale e consumistico, lasciando solo la poesia.

La sala collezione oggetti

Servono persone per mettere l’idea in pratica, suoni, rumori, colori, metalli, dipinti, musica. Il collettivo Apetechnology, gruppo che lavora con apparecchi elettronici, si incarica di dar vita alle lamiere. Destroy all Monsters dei suoni, Ogun (conosciuti anche come Kcalb Gniw Spirit) della decorazioni africane delle macchine. L’Africa non a caso: il fondatore del collettivo è il già citato Aaron Ibn Pori Pitts, pittore, poeta e attivista afroamericano, nativo di Detroit, i cui lavori fanno da sfondo all’installazione.
I quadri di Pitts sono collage che parlano di orgoglio nero, nazionalismo, Nelson Mandela e jazz. In essi c’è tutto un movimento, che parte dalla musica black e arriva all’afrofuturismo. Sono assemblaggi urbani che trovano radici nel lavoro di Jean-Michel Basquiat, Jacob Lawrence, Romare Bearden.
Una sala minore, quasi di transito fra i dipinti di Ibn e le auto viventi, raccoglie gli oggetti più rappresentativi raccolti dai tre collettivi. I temi sono ripresi dai quadri di Ibn e a questi si aggiungono la musica dei Destroy All Monsters e l’underground degli anni Settanta-Ottanta.
In contemporanea a questa mostra, due film di Anri Sala, artista visivo albanese residente a Berlino. Spesso premiato in vari film festival, tra i quali Venezia per la sezione Giovani Artisti, al MOCAD presenta Long Sorrow e Dammi i colori, entrambi cortometraggi che analizzano il difficile tema del rapporto città/cittadini.

Chiudiamo con una piccola nota: il catalogo non esiste, al suo posto un box fatto a mano, della grandezza di un LP, che racchiude quanto di più significativo è legato a Vision in a Cornfield. Una sorta di scatola dei ricordi da portarsi a casa.

Giulia Cirlini

Detroit // fino al 30 dicembre 2012
Vision in a Cornfield
a cura di M. Saffell Gardner, Cary Loren and Rebecca Mazzei
Anri Sala – Two films
a cura di Zeb Smith and Jonathan Rajewski
MOCAD
4454 Woodward Avenue
+1 (0)313 8326622
[email protected]
www.mocadetroit.org

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Giulia Cirlini
Giulia Cirlini, nata a Reggio Emilia, ha studiato a Firenze Lingue e Letterature Straniere, anche se avrebbe voluto fare altro...tuttavia si è laureata nel 2011 con una tesi sulla nascita e l’evoluzione della scrittura cinese. Da sempre ama il cinema, il teatro, l'arte, la buona cultura insomma, e non appena ha potuto ne ha fatto un lavoro, o sta cercando di farlo, vista la giovane età… Per uno strano caso della vita, dopo periodi trascorsi in Spagna, Francia e Cina, si è trovata a vivere a Detroit, dove ha scoperto che c'è molta vivacità, anche artistica. Qui lavora in un museo e scrive per alcune testate, cercando di far conoscere la realtà detroitiana a chi ancora pensa che questa città esista solo nei film polizieschi Anni Ottanta.