Pulsing planes. Carsten Nicolai all’Hangar Bicocca

Una parete digitale di 50 metri squarcia il buio dell’Hangar. Proiezioni ritmiche modulari, paesaggi geometrici e astrazioni luminose scivolano le une con le altre. Mentre la frammentazione psichica del registro visivo si distende ai rintocchi dei suoni. Fino al 2 dicembre, a Milano c’è Carsten Nicolai. E qui racconta la sua installazione.

Carsten Nicolai

In Canada, il 5 maggio 2012, al MACM – Musée d’Art Contemporain de Montréal Carsten Nicolai (Karl-Marx-Stadt, 1965; vive a Berlino) presenta il suo ultimo paesaggio digitale, il suo ultimo spartito architettonico.
Unidisplay risuona e risplende in una darkroom dedicata del MACM, come un arazzo cinetico alle dipendenze di un metronomo; una parete geometrica senza inizio né fine, dato che sono stati posti due enormi specchi alle estremità verticali dello schermo, superficie che prende vita come un ciclo affrescato dalla tecnologia digitale e dalla sintetizzazione di esperienze sonore. Nicolai utilizza un approccio matematico e concettuale per visualizzare piani dinamici rinvenenti geometrie minimali. Campi in bianco e nero nei quali linee, griglie, segmenti, righe, onde e pulsazioni modulano la loro intensità sulla base di toni fonici; segnali che, a loro volta, prendono la forma di codici visuali.
Al MACM il ritmo vince il tempo, gli spettatori rimangono a volte seduti e a volte in piedi, ma con lo sguardo fisso davanti allo schermo che, come un sismografo mentale, scorre veloce e poi si solidifica, fermandosi. Secondo Nicolai, ognuno di loro, di per sé, sta esplorando una fra le molteplici nozioni universali di linguaggio, sintassi che permette a ciascuno di addentrarsi nel disegno psichico di architetture notturne.

Carsten Nicolai – Unidisplay – veduta della mostra presso il Musée d’Art Contemporain Montréal – courtesy Galerie Eigen+Art & The Pace Gallery

Unidisplay, a distanza di qualche mese, a partire dal 21 settembre, è visibile anche a Milano, negli spazi dell’Hangar Bicocca, interagendo spazialmente con I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. “L’installazione attraversa e intacca le nostre percezioni come se diventasse parte integrante di una specie di natura”, sottolinea Nicolai, ancora impegnato a lavorare sul settaggio delle proiezioni di questo nuovo allestimento di Unidisplay. Un elemento naturale che però il nostro cervello riconosce come completamento di un’esperienza visuale. Il lavoro di proiezione non è altro che l’emersione, la reazione di componenti architettonici che lo spettatore percepisce nella loro integrità quali informazioni uniche. Nozioni che non richiedono alcun bisogno di concentrazione su noi stessi. Alla domanda di come l’impronta visuale trasmetta il suono, Nicolai risponde senza esitazione: “In questo progetto il suono resta oltre l’immagine e al di là di quel che l’occhio mano a mano comprende, depositandosi sugli elementi astratti quasi fosse un accento non protagonista”.
Come molte delle sue installazioni e delle sue performance, Unidisplay rievoca un superamento ma anche una certa vicinanza con i percorsi dell’arte cinetica, optical e programmata. Ma Nicolai replica: “Mi sono sempre tenuto aggiornato sugli sviluppi della ricerca scientifica e della psicologia, esplorando le scoperte dei processi di apprendimento percettivo. E conosco la lunga tradizione degli Anni Sessanta che si è mossa nelle stesse direzioni, non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa. Credo comunque che il mio interesse in ambito scientifico venga riproposto sulla scena dell’arte contemporanea per ricreare una forma visiva che perfori la superficie, smaterializzando qualsiasi immagine rispetto a come la si potrebbe vedere o ritrovare nella realtà.

Carsten Nicolai – Unidisplay – veduta della mostra presso il Musée d’Art Contemporain Montréal – courtesy Galerie Eigen+Art & The Pace Gallery

Quale dunque lo spettatore ideale del pulsante Unidisplay? “Chiunque”, risponde Nicolai. “Il linguaggio visivo non teme incomprensioni né giudizi e nasce senza intenzioni di modificare unidirezionalmente l’esperienza scopica. L’installazione qui all’Hangar Bicocca non ha alcuna intenzione di alterare il pensiero delle persone, né di fare propaganda e nemmeno di significare qualcosa direttamente per qualcuno. ‘Unidisplay’ è creata per recuperare una sorta di innocenza visuale consapevole.
Infine non resta che ricordare, giovedì 29 novembre alle ore 21, la performance di Carsten Nicolai, aka Alva Noto, dal titolo univrs / univrs (uniscope version). Live concepito nel 2011 utilizzando come dispositivo l’installazione Unidisplay e basato sull’utilizzo di un software in grado di generare in tempo reale pattern e segnali sonori di volta in volta non replicabili.

Ginevra Bria

Milano // fino al 2 dicembre 2012
Carsten Nicolai – Unidisplay
a cura di Chiara Bertola e Andrea Lissoni
HANGAR BICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Altamente raccomandati la visione e l’ascolto di questo eccellente lavoro.

    • democrito

      si.. datemi i soldi e l’hangar… vi faccio vedere che vi combino….

  • Mario Colombo

    Assolutamente mediocre. Un pachiderma tedesco ha partorito un topolino da centro commerciale. Veramente patetico.