Mulas, artista fra gli artisti

Fino al 9 settembre, alla Triennale di Milano gli scatti di Ugo Mulas che ritraggono opere, musei, mostre e visitatori. Dalle Biennali di Venezia degli Anni Cinquanta alla storica esposizione “Vitalità del negativo”.

Ugo Mulas - Russia - © Eredi Mulas

Dalle neoavanguardie indietro fino Agli anni Cinquanta e ritorno. È il percorso della mostra di Ugo Mulas alla Triennale, intelligente operazione d’interpretazione dell’opera di uno dei migliori fotografi italiani, precocissimo nello smarcarsi dall’estetica da reportage e dalla foto semiartistica che da decenni e in parte anche oggi bloccano la fotografia italiana.
La mostra è ideata in modo da evidenziare come Mulas sia artista tout court: non bada solo alla cattura dell’attimo né al motto di spirito che reinterpreti la realtà per metafora o allegoria, ma si pone come autore dotatissimo nel campo della composizione, della luce e della sintesi espressiva.
L’argomento che accomuna le fotografie in mostra è la percezione dell’arte, l’interazione tra essa e chi la guarda, nonché il sommovimento continuo che modifica la forma e la percezione delle istituzioni rappresentate dalla mostra e dal museo.

Ugo Mulas – Vettor Pisani, Camera dell’eroe (Venere di cioccolato), 1970. Vitalità del negativo, Roma, 1970 – © Eredi Mulas

Siamo partiti da uno dei cicli più noti di Mulas, ‘Vitalità del negativo’, e abbiamo voluto scavare nel suo archivio alla ricerca di opere che ne condividessero le intenzioni e lo spirito già nei decenni precedenti“, spiega il curatore della mostra Giuliano Sergio. “Come inizio e chiusura della mostra abbiamo posto una delle ‘Verifiche’. Con ciò abbiamo voluto rendere ciclico l’allestimento“.
Dopo l’apertura con la Verifica dedicata a Kounellis si passa a una serie di foto degli Anni Cinquanta e Sessanta che ritraggono i visitatori di vari musei del mondo, mostre storiche come quella di Calder al Guggenheim e i retroscena delle Biennali di Venezia del periodo. Nelle foto che ritraggono i visitatori dei musei punti di vista defilati, inversioni di prospettiva e altri tocchi autoriali determinano una strategia diversa da quella sostanzialmente frontale e oggettiva usata da Struth molti anni dopo. Mulas scardina la neutralità e ci immerge direttamente nello stato d’animo del visitatore, via via curioso, divertito, soggiogato, intimidito.

Ugo Mulas – Marcel Duchamp, New York, ottobre 1967 – © Eredi Mulas

Si giunge poi al ciclo Vitalità del negativo, che raffigura e reinterpreta le opere esposte nell’omonima mostra del 1970 che raccoglieva opere di Agnetti, Kounellis, Pistoletto, Fabio Mauri, Gianni Colombo, per citare solo pochi nomi. Qui, pur restituendo fedelmente l’atmosfera elettrizzante dell’esplosione delle neoavanguardie, Mulas si pone più che mai come artista tra gli artisti, come aggiungendo la sua opera alle opere che ritrae. Crea un continuo gioco di specchi tra fotografia, opera ritratta, occhio del fotografo, obiettivo e sguardo di chi osserva lo scatto. Una trasposizione perfetta della dialogicità che caratterizzava l’arte di quel periodo, e una perfetta versione per immagini del concetto di “opera aperta”.

Stefano Castelli

Milano // fino al 9 settembre 2012
Ugo Mulas – Esposizioni
a cura di Giuliano Sergio
TRIENNALE
[email protected]
www.latriennale.it

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.