L’arte vista dalla finestra. Sul lago di Lugano

A Lugano, una mostra analizza il tema della finestra nell’arte, da quella armonica di Alberti a quella sbarrata e ipotetica dell’arte contemporanea. Con molti capolavori e penetranti affondi critici, come quello su Rosalind Krauss. Fino al 6 gennaio.

Cerith Wyn Evans - Think of this as a Window… - 2005 - Städtische Galerie im Lenbachhaus und Kunstbau, Monaco di Baviera

A Lugano una mostra divisa in due sedi, il Museo d’Arte e il Museo Cantonale, analizza il soggetto della finestra nell’arte antica e contemporanea, a livello iconografico e simbolico. Si tratta evidentemente di un tema fondamentale per la storia dell’arte.
La finestra albertiana è la base della concezione dell’arte occidentale dal Rinascimento alla seconda metà dell’Ottocento: una concezione sostanzialmente mimetica, che concepisce il quadro (e più in generale l’opera) come apertura sul mondo, come umanistica proiezione dell’occhio umano, che deve trovare corrispondenza tra immagine mentale e la realtà fuori di sé. La cessazione di questo criterio è invece decisiva nel produrre la nascita dell’arte contemporanea, in cui la finestra ricorre con un senso del tutto diverso.
La mostra, davvero straordinaria per ampiezza di respiro e per la precisione degli approfondimenti tematici e filosofici, attraversa e spesso mette a confronto entrambe le visioni, quella antica e quella contemporanea. Già in apertura della prima parte, quella ospitata dal Museo d’Arte, vengono presentati due esempi maggiori di queste due opposte concezioni. Un’opera di Lorenzo di Credi esemplifica la finestra rinascimentale, cornice di uno spazio prospettico e ordinatamente regolato. Un lavoro di Mel Bochner rappresenta invece un esito estremo di quella linearità prospettica, la sua prima negazione programmatica, il suo appiattimento. Ovvero la griglia, struttura di base dell’arte modernista, esoscheletro di un’arte che non si vuole più finestra sul mondo ma espressione intellettuale di un discorso filosofico che scopre il piano orizzontale (Other criteria di Leo Steinberg è già dietro l’angolo).

Lorenzo di Credi – Ritratto di giovane donna o Dama dei gelsomini – 1485-1490 – Pinacoteca civica, Musei San Domenico, Forlì

Segue un percorso vario ed entusiasmante, con vari passaggi di spicco. Come la sala che accosta opere di Bram van Velde (pittore amato e celebrato nelle sue opere da Beckett), Münter, Macke e una natura morta di Tillmans. O la stanza in cui la finestra è apertura su un mondo inondato di luce, esorcismo delle incertezze dell’individuo novecentesco, con quadri di Matisse, Bonnard, Vuillard. E ancora, sfilano opere del livello di L’architetto Mario Chiattone di Funi, Oedipus rex di Ernst, La clef des champs di Magritte, o il piccolo Giovani donne alla finestra di una nave di Füssli.
Ma è solo un antipasto. I veri approfondimenti sono nella sede del Cantonale, dove si viene accolti da un raro Richter del 1968 e dalla monumentale scultura Finestra con ombra di Uncini; per poi giungere a una sala monografica su Albers con gli Omaggi al quadrato ma anche con stupendi lavori in vetro.
Con il pregevole intermezzo di un Rothko del 1963 si arriva infine al vero cuore dell’intera mostra, che cataloga l’arte contemporanea alla luce del tema della finestra, in un crescendo di alienazione, occultamenti, ripensamenti dell’individuo, sofismi e finestre sbarrate che sono simbolo e sublimazione perfette dell’era dell’impossibilità dell’esperienza.
Prima la sezione Griglie, già anticipata dall’opera di Bochner. Detto per inciso, riferirsi alla teoria di Rosalind Krauss, illustrandola con una sezione e pubblicandola in catalogo, è uno degli spunti che rendono unica la mostra. In questa sezione sono raccolti un anticipatore Songes: le jour di Redon, una lunga installazione murale di Paolini, un acquerello e una serigrafia di Blinky Palermo, De la grille au grillage di Buren oltre a lavori di Agnes Martin e Ellsworth Kelly.

Josef Albers – Park – 1923-1924 ca. – The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany

Segue Finestra chiusa, che presenta la Boîte en valise e Fresh widow di Duchamp e una tenda di Gonzalez-Torres, tra l’altro. Possibilità di riscatto, eteree ed elevatrici, sono suggerite nella sezione Vedute da due opere di Tobey e tre eccezionali Sean Scully. La nuova finestra sul mondo, lo schermo, è rappresentato da opere di Schifano, Gary Hill, Sugimoto. E, infine, l’ambivalenza tra soggetto e oggetto, il relativismo di ogni prospettiva sono raccontate da installazioni e sculture di Cabrita Reis, Isa Genzken e Angela Bulloch.
La scritta al neon Think of this as a window di Cerith Wyn Evans rimane però l’opera-simbolo della mostra: la finestra in senso tradizionale non esiste più. Ne rimane un gioco linguistico, un paradosso filosofico, unico modo per entrare in contatto con la realtà. Il modo che l’arte contemporanea, con coscienza, adotta.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 6 gennaio 2013
Una finestra sul mondo. Da Dürer a Mondrian e oltre: sguardi attraverso la finestra dell’arte dal Quattrocento ad oggi
a cura di Marco Franciolli, Giovanni Iovane e Sylvie Wuhrmann
Catalogo Skira
MUSEO D’ARTE
Riva Caccia 5
MUSEO CANTONALE
Via Canova 10
[email protected]
www.finestrasulmondo.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.