Notte al museo. Con Eliasson alla Tate Modern

Abbiamo provato per voi la prima delle quattro serate Black out Little Sun di Olafur Eliasson alla Tate Modern di Londra. Ecco come è andata, tra fasci di luce e opere illuminate in stile horror movie.

Little Sun di Olafur Eliasson alla Turbine Hall - photo Maria Cristina Giusti

Il lume di candela, si sa, rende tutto più attraente e misterioso. D’accordo, qui non stiamo parlando di una flebile fiamma che brucia e il luogo certo è talmente bello di per sé da non aver bisogno di questo genere di aiuto. Tuttavia, aggirarsi per la Tate Modern con il solo auspicio del Little Sun by Olafur Eliasson aggiunge alla visita un fascino innegabile.
Ovviamente non è consentito andare ovunque; in realtà le gallerie del museo sono chiuse, rimane aperta solo quella dedicata alla collection display dal titolo Poetry and Dream. Ma già solo sentire il rumore dei propri passi in una Turbine Hall pressoché deserta (di questi tempi poi ancora più affollata col progetto di Tino Seghal) non ha prezzo, citando un celebre claim. In realtà un prezzo ce l’ha, ed è quello del Little Sun progettata dall’artista, in collaborazione con l’ingegnere Frederik Ottesen, necessaria per la visita.

Olafur Eliasson con l’ingegnere Frederik Ottesen, partner nella realizzazione di Little Sun – photo Maria Cristina Giusti

Ogni acquisto a prezzo pieno, presso la Tate o in rete, ne supporta uno a prezzo ridotto dello stesso oggetto da parte di qualcuno con scarso o nessun accesso all’energia elettrica. Little Sun è, infatti, nelle intenzioni di Eliasson, un’esperienza ben più ampia rispetto alla visita alla Tate: “Questa sera assistiamo”, ha detto presentando la prima serata di visita a Londra, “non soltanto al risultato di un lavoro svolto, ma all’inizio di un nuovo progetto”, rivolto all’ecologia, al risparmio energetico, anche al rispetto della propria salute. L’idea, spiegata in maniera molto efficace anche sul sito www.littlesun.com, è quella di proporre la piccola torcia – che però produce una gran bella luce – come sostitutivo delle lampade a kerosene. Il primo pensiero degli ideatori è andato infatti alle popolazioni che utilizzano questo liquido nella loro vita quotidiana, per mangiare, studiare, muoversi. Meno combustione uguale a meno fumi respirati. Accanto alla salute, anche il risparmio economico, perché i “soli” sono ovviamente riutilizzabili, basta ricaricarli. Il Little Sun è pensato anche per noi, che basta premere l’interruttore. Qualche suggerimento di utilizzo dallo stesso artista: si può attaccare sul manubrio della bici, o come lampada da campeggio; per illuminare la nostra tavola all’aperto, o per giocare nel buio con gli amici; si può attaccare al collo semplicemente per farsi notare. Si tratta di fornire uno strumento che faccia stare bene, divertire, che dia allegria, afferma l’artista. Ancora una volta, Eliasson riesce a sedurre con un raggio di luce.

Olafur Eliasson – Little Sun – 2012 – photo Maria Cristina Giusti

Diciamolo pure, quante volte andando alla Tate si preferiscono le mostre temporanee agli allestimenti della collezione permanente? Sebbene anche per questi ci sia stata ovviamente una selezione, sarà quell’idea di fondo, sbagliata ovviamente, di averle sempre a portata di mano, a farcele lasciare indietro e, alla fine, a perderle. Visto che poi quelle stesse opere dopo un certo periodo, seppur lungo (sarà questo senso di “eternità” che porta a posticiparne la visione?), tornano nei depositi per lasciare il posto ad altre. Ecco, il Little Sun ci porta proprio lì, tra de Chirico, Kounellis, Picasso, Delvaux, Joreige, Beuys, solo per citarne alcuni.
“Armati” del proprio raggio personale, si può andare vicino e studiare un dettaglio, oppure, con qualche passo indietro, vedere l’opera nell’insieme. I fasci di luce dei visitatori inevitabilmente si incontrano, si sovrappongono, proiettano le ombre dei visitatori sui muri che si mischiano a quelle dei bronzi di Matisse o Miró. Fuori dalle vetrate, una delle viste più belle del Tamigi by night che Londra possa offrire. Nel percorso, anche una sala dove il pubblico può “disegnare” con la luce. L’azione viene filmata e si può rivedere sul web.

Che il vostro spirito sia quello di un novello Winckelmann o di Sherlock Holmes, andare in giro illuminando le sale della galleria sarà coinvolgente. Non è difficile che situazione prenda, diciamo così, la mano, e qualcuno si metta a giocare con gli amici producendo effetti “disco”, o puntando il fascio di luce negli occhi altrui, o aggirandosi con la maglietta illuminata modello “E.T. Telefono casa”. Qualche risata è tollerata, perché lo stesso Eliasson ci ha autorizzati: “Have Fun!”. Non esagerate però, siete pur sempre alla Tate.

Maria Cristina Giusti

Londra // 4, 11 e 18 agosto 2012, ore 22-24
Olafur Eliasson – Little Sun
TATE MODERN
Bankside
+44 20 7887 8888
[email protected]
www.tate.org.uk

  • Stefano

    Se non sbaglio, nel 1938, la premiata ditta Duchamp-Man Ray ebbe un’idea simile per l’Esposizione Internazionale del Surrealismo. Ma lì il risparmio energetico non c’entrava nulla.

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    Dovremmo allora concludere che la produzione di oggetti luminosi, quella che passa oggi nella Tate Modern, è solo l’ennesimo conato di un’arte feticistica fine a se stessa. In questo caso specifico, l’ecologia è solo un pretesto o fenomeno di risonanza mediatica conseguente alla proposta di nuovi oggetti luminosi derivati dal petrolio (plastica).

    La questione del riciclo dei “soli in plastica” e dell’inquinamento ambientale è sempre aperta. Altro che risparmio energetico ???