Intersezioni, grandezza e limiti

Intersezioni, un focolare dell’arte contemporanea che si accende nella sua settima edizione facendo brillare nella notte del torpore estivo quel Meridione spesso troppo distante dal corso continentale degli eventi. Un segno ulteriore, forse, del nuovo corso della storia che si impone violenta tra le sponde antiche del Mediterraneo. A Roccelletta di Borgia fino al 7 ottobre.

Daniel Buren - Costruire sulle vestigia: impermanenze. Opere in situ - Parco Archeologico di Scolacium, Roccelletta di Borgia 2012

Eterno, il mare tra le terre assiste all’onda che scuote le terre di Spagna, che sferza da Palermo a Tel Aviv, che impazza l’Egeo, che matura i fiori rossi della primavera di Tripoli. Strano posto la Calabria; il paradosso è il suo paradigma. Pendant di bellezza e crudeltà, perenne depressa e sposa sacrificale della più florida multinazionale italiana, monti aspri e acque argentine. Come vittima di un incantesimo, la Calabria rivela a ogni volto la maschera di un paradosso, anche in arte contemporanea.
Esclusa dai riti dell’arte per dieci mesi l’anno, Catanzaro sa inventarsi, a luglio, la chiave di un’assordante ribalta. Con Daniel Buren, Intersezioni si garantisce un lampo di luce di intensità internazionale, un abbaglio prima del sopravvento dell’ombra.
Buren è invitato a colonizzare il MARCA e il Parco Archeologico di Scolacium. Il contributo del curatore può rivelarsi qui fondamentale; il suo spessore si misura nella lucidità del suo sguardo. Nonostante l’attuale scenario storico miri alla definizione di una dimensione mediterranea “altra” rispetto a quella “atlantica”, Intersezioni ricorre inevitabilmente a risorse intellettuali ed estetiche prettamente continentali. Negli spazi del MARCA, le opere di Buren diventano pagine di immediata lettura visiva, nella dimensione conclusa e astratta del museo però, i lavori rinunciano al rapporto col reale, al confronto che è il sale del lavoro del francese.

Daniel Buren – Costruire sulle vestigia: impermanenze. Opere in situ – MARCA, Catanzaro 2012

Diagnosi opposta per Scolacium. Per chi si misura da anni con la natura pubblica di giardini e spazi urbani, la viva storia che permea potente dalle vestigia del parco costituirebbe per l’artista un panorama inedito di possibili tangenze e confronti. Nel merito, le opere galleggiano nel limbo della piccola irriverenza cromatica, dell’inchino pigro al sacro classico imperituro.
La poetica/politica di Buren si sostanzia tra riconoscibilità del segno e straripamento dell’arte nel mondo. L’insistenza delle bande di colore paiono l’epilogo hollywoodiano della medesima saga che per altri autori di metà Novecento è rimasto televisivo, a emittenza locale. In clima di rifondazione del ruolo dell’arte contemporanea, il lavoro di Buren si rivela eterno figliol prodigo dell’equivoco avanguardista di Mr. Novecento.

Luca Labanca

Roccelletta di Borgia // fino al 7 ottobre 2012
Daniel Buren – Costruire sulle vestigia: impermanenze. Opere in situ
PARCO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM
Via Scylletion 1
MARCA – MUSEO DELLE ARTI DI CATANZARO
via Alessandro Turco 63
0961 746797
[email protected]
www.museomarca.com
www.intersezioni.org

 

CONDIVIDI
Luca Labanca
Luca Labanca si muove nel 2006 da Varese a Bologna per iniziare il percorso di studi del DAMS, curriculum Arte. Negli anni di residenza bolognese collabora stabilmente col bimestrale d’arte e cultura ART Journal, contemporaneamente idea e sviluppa progetti ed eventi di contaminazione culturale tra il Lago Maggiore e Lugano assieme allo scrittore e musicista Tibe. Nel 2010 ottiene la laurea con la tesi Fiat Lux sviluppata al fianco della docente in Semiotica dell’Arte, Prof.ssa Lucia Corrain. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Roma per intraprendere il percorso magistrale in Studi storico artistici dell’Università la Sapienza, fin dai suoi esordi partecipa al progetto editoriale Artribune.
  • anna

    non si capisce bene : su una spianata di cemento? o plastica, inseriti multipli bianchi e rossi ? L’artista può esprimersi come vuole, spero non sia costato niente all’Italia però. Invece di riordinare e valorizzare, sai sprecare in linguaggi ormai noiosi….

  • Alberto Fiz

    Nell’articolo, Luca Labanca scrive che “Catanzaro è esclusa dai riti dell’arte per dieci mesi l’anno.” Vorrei ribattere a quest’affermazione ricordando che Catanzaro, attraverso il MARCA, è presente sulla scena artistica per 365 giorni all’anno e Intersezioni non è un bagliore nel deserto. Gli ultimi dodici mesi sono stati caratterizzati da una serie d’iniziative che descrivo brevemente. In occasione di Intersezioni 6, il MARCA ha ospitato una storica mostra sui cementi di Mauro Staccioli. Successivamente, nell’ambito del progetto sulla Transavanguardia italiana, è stata presentata un’importante esposizione di Enzo Cucchi curata insieme ad Achille Bonito Oliva. Nella stessa occasione Cucchi ha realizzato, insieme a Arianna Rosica, una mostra sulla nuova figurazione dal titolo Appunti di Pittura. In primavera è stata, poi, la volta della prima personale italiana di Evan Penny organizzata in collaborazione con la Kunsthalle di Tubinga e il Museum der Moderne di Salisburgo. Qualche mese fa, insieme alla Dena Foundation, si è dato vita alla seconda edizione dell’Omi International artist residency destinata alla valorizzazione dei giovani artisti presenti sul territorio. Questo, solo per citare, le iniziative più significativie organizzate dal MARCA a cui va aggiunto il MARCA OPEN che si è concretizzato nella realizzazione del Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che oggi può contare su una collezione permanente di 23 opere con tutti i protagonisti di Intersezioni, da Gormley a Pistoletto, da Oppenheim a Cragg; da Delvoye a Paladino; da Fabre a Balkenhol, da Quinn a Staccioli. Tutto questo è stato realizzato grazie alla Provincia di Catanzaro in un periodo di grave crisi economica. Mi pare una dimostrazione concreta non solo della buona politica ma anche del ruolo strategico che può avere una realtà del Mezzogiorno come quella di Catanzaro. Al contario di quanto scrive Luca, non vedo ombre all’orizzonte.

    Alberto Fiz
    Direttore artistico MARCA
    Curatore del progetto Intersezioni