In barocco veritas

Arte contemporanea e arte del Seicento inaspettatamente insieme in una grande mostra collettiva. Deftig Barock, firmata Bice Curiger, è alla Kunsthaus di Zurigo. Ma solo fino al 2 settembre. Poi sarà la volta del Guggenheim di Bilbao.

Deftig Barock - Vanitas - Kunsthaus, Zurigo 2012

Nell’era dell’ (anelito all’) autenticità che stiamo vivendo, un curatore bravo e avveduto che intenda parlare del presente può anche scegliere di riesaminare una nozione reputata di segno opposto rispetto ai tempi che corrono, qual è quella di “barocco”. Succede con Deftig Barock, in cui Bice Curiger formula in chiave curatoriale un’ipotesi di controdiscorso critico, opponendo all’idea canonica di un barocco dell’opulenza, dell’artificioso e dello scintillante, quella di un barocco della vitalità “reale” – crudo, schietto e carnoso, antitetico quindi al cosiddetto “neo-barocco” di tenore glam e neo-pop.
Deftig Barock è la mostra sull’arte contemporanea che sarebbe piaciuta a Pier Paolo Pasolini. Il Seicento terrigno delle salsicce fumanti e delle allegorie sanguinolente viene affiancato – in rapporto 1:1 – alla ricerca dei Ryan Trecartin, degli Juergen Teller e delle Dana Schutz, cioè a dire ai migliori rappresentanti attualmente in circolazione di un’arte che non lesina di frequentare il fremente, il grottesco, il carnale. In Deftig Barock non hanno cittadinanza i teschi ingioiellati, ma le zampe di maiale grondanti grasso; non le alcove luccicanti, ma i letti affollati e sfatti; non i sorrisi affettati e smaglianti, ma i corpi e i visi – e i sorrisi – di dei, umani e animali sfigurati dalla vita, e dal volto “vivo” della morte che in essa si palesa.

Urs Fischer – Noisette – Kunsthaus, Zurigo 2012

Il vedo doppio che costituisce il plot della mostra si avvale della differenziazione del colore della parete di fondo (bianco per il contemporaneo; beige, per l’aggiunta di una rete a filo su fondo giallo, per i dipinti antichi). Nella sala centrale, un’opera “intrusa” assume valenza di ready made storico-artistico, in un passaggio che ripropone il dispositivo dell’ultima Biennale, ma al contrario – con Urs Fischer tra gli Zurbarán e i Faustino Bocchi, nel ruolo che toccò, tra i contemporanei, a Tintoretto.
Deftig Barock è un’esperienza ragguardevole proprio per il suo straniante equilibrio.  Il colpo da ko è la sottile striscia di colore giallo vivido, che fa da margine tra una zona e l’altra, e nel contempo formalizza il concetto di terra di nessuno inaccessibile al didattismo pedante, di cui la mostra costituisce un’apologia.
Deftig Barock andrà a breve al Guggenheim di Bilbao. Ci si chiede se non sia il caso di consentirle un passaggio anche in uno dei nostri musei, e a maggior ragione perché la produzione artistica italiana attuale risulta particolarmente carente proprio nella direzione espressiva in essa esplorata.

Pericle Guaglianone

Zurigo // fino al 2 settembre 2012
Deftig Barock. Tributi al precariamente vitale. Da Cattelan a Zurbarán
a cura di Bice Curiger
KUNSTHAUS ZÜRICH
Heimplatz 1
www.kunsthaus.ch

 

CONDIVIDI
Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.