I bianchi corpi di Pawel

L’opera d’arte come mezzo per raggiungere un’autentica esperienza di spiritualità, quasi primitiva. Pawel Althamer sbarca al Museion di Bolzano con una serie di sculture e una coinvolgente e “diffusa” performance. Fino al 26 agosto.

Pawel Althamer - Polyethylene and Common Task - 2012 - courtesy neugerriemschneider, Berlin and Foksal Gallery Foundation, Warsaw - photo Alessandro Zambianchi

Si potrebbe dire che Pawel Althamer (Varsavia, 1967) proceda, nel suo fare arte, per accumulo di energia, come un conduttore. Nel 2007 è a Milano per Trussardi con la grande scultura Ballon e una serie di opere collocate nella Palazzina Appiani. Ora è sbarcato al Museion di Bolzano. Partito da Berlino, con un pullman dorato e un gruppo di esploratori scelti – cosmonauti? -, il giorno dell’inaugurazione ha svolto un’azione performativa intitolata Common Task. La performance non si è limitata al museo, dove l’azione in mostra è complementare, ma si svolta anche in città e in giro per l’Alto Adige. L’idea è la pratica del viaggio alchemico – vedi la presenza dell’oro – allo scopo di trasformare e conoscere il mondo. I performer, avvolti in leggere tute dorate, nei giorni precedenti all’inaugurazione erano nelle valli a incontrare gli scultori del legno della Val Gardena, custodi di saperi antichi con cui si è voluto stabilire un contatto. L’aggirarsi nel territorio è coerente con la poetica di Althamer, da sempre interessata agli elementi primordiali e archetipici.

Pawel Althamer – Polyethylene – Museion 2012 – courtesy neugerriemschneider, Berlin and Foksal Gallery Foundation, Warsaw – photo Othmar Seehauser

Al Museion sono presenti poi le sculture, circa settanta, collocate tutte all’ultimo piano, riempiendolo: l’impatto toglie il fiato. Il progetto nasce a Berlino alla Deutsche Guggenheim. Lì l’artista aveva trasferito i macchinari della fabbrica del padre, che produceva polietilene. E con questi stessi macchinari, per l’ultima volta, ha creato le sculture: una schiera di corpi bianchi modernizzati, scarnificati, schelettrizzati, con visi contemporanei e conosciuti. Uno di questi è quello di Letizia Ragaglia, direttore del museo; gli altri, la maggior parte, sono di collaboratori, parenti e amici di Althamer. Questa folla imbiancata, in questo white cube per eccellenza che è il Museion, non ha nessun intento dissacratorio, ma al contrario alimenta una sinergia comunicativa sociale. La forma delle sculture è il frutto della produzione a macchina di filamenti di polietilene che avvolgono strutture di metallo, a grandezza d’uomo, fissate su piccole ruote preparate precedentemente. Ne nascono figure slanciate e movimentate. I visi sono estasiati, con occhi chiusi in pose sculturali barocche e in perenne rapimento mistico-estatico.
La visione di un così gran numero di sculture bianche, in uno spazio fatto di trasparenze architettoniche, specie se si è da soli, produce un senso di sospensione fisica e spirituale difficilmente ripetibile.   

Claudio Cucco

Bolzano // fino al 26 agosto 2012
Pawel Althamer – Polyethylene
a cura di Letizia Ragaglia
Catalogo Mousse Publishing
MUSEION
Via Dante 6
0471 223413
[email protected]
www.museion.it  

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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.
  • hjr

    Il concetto di questa mostra e i signidicati (quali?) non stanno in piedi neanche se gl’impali.