De Pisis e Montale. Scambi di visioni a Mendrisio

L’amicizia e lo scambio di discipline tra De Pisis e Montale al centro di una mostra al Museo d’Arte di Mendrisio. Un’ottima selezione di dipinti del ferrarese, i dipinti naïf del poeta, e un sorprendente De Pisis naturalista.

Filippo de Pisis - Il beccaccino - 1932 - Collezione privata

La produzione letteraria di Filippo De Pisis è ben nota, e la scrittura non fu certo un hobby per il grande ferrarese. La pittura di Eugenio Montale è invece pochissimo conosciuta, e incuriosisce al di là dei risultati raggiunti. L’incontro e lo scambio di discipline tra queste due figure chiave della cultura italiana del Novecento è al centro della bella mostra al Museo d’Arte di Mendrisio.
Entrambi nati nel 1896, conosciutisi nel 1919, i due mantennero rapporti costanti. Nel 1939, ad esempio, Montale inviò a De Pisis la prima edizione del suo Le occasioni, con una poesia manoscritta come affettuosa dedica. E il pittore lo ringraziò regalandogli il dipinto Il beccaccino (1932). Proprio questo quadro è il punto di partenza della mostra, assieme alla pagina originale con la dedica di Montale e alle annotazioni del ferrarese sul libro regalatogli -due ritrovamenti recenti.
Partendo dal rapporto tra i due artisti, la mostra batte strade insolite nella ricostruzione della poetica di entrambi. Il Montale pittore è qualitativamente ben poca cosa, ma ha senso vederne le opere per il valore storico, per il disarmante spirito naïf che le anima, e per ciò che della sua poetica letteraria vi si ritrova. I suoi dipinti e le sue incisioni sono inoltre la testimonianza di un rapporto con De Pisis fatto di ammirazione ma anche di emulazione e rivalità. Tra le opere del poeta esposte, non poteva mancare un osso di seppia, su cui è dipinta un’upupa.

Eugenio Montale – Roccolo – 1971 – Collezione Privata

Venendo a De Pisis, la raccolta di sue opere giustifica di per sé la mostra. La selezione comprende solo lavori di gran qualità, e non essendo distratti da opere minori si può ristabilire l’ampiezza della poetica dell’artista ferrarese. Non “da camera”, per quanto influenzata da vicende e tormenti personali, ma intenta a progettare una visione del mondo. La metafisica di oggetti su un tavolo, di scorci marini e di volatili appesi non è portatrice d’oblio, come oggi potrebbe sembrare; si tratta invece di visioni altamente simboliche e tormentatamente “eroiche” anche nella desolazione.
La mostra fa infine scoprire lati meno noti di De Pisis: il giovane naturalista che si fa ritrarre impettito mentre va a caccia di farfalle, e il botanico che compone un importante erbario, di cui la mostra espone alcuni fogli.

Stefano Castelli

Mendrisio // fino al 26 agosto 2012
De Pisis e Montale – Le occasioni tra poesia e pittura
a cura di Paolo Campiglio
MUSEO D’ARTE
+41 (0)91 6403350
[email protected]
www.mendrisio.ch/museo

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.