Baby Blues: quando le madri devono fare i conti con i blue devil

Guia Besana cerca di portare alla luce il lato oscuro della maternità. Paure, difficoltà, conflitti interiori che si presentano nella vita delle donne che diventano madri. A Labottega di Marina di Pietrasanta, fino al 19 agosto.

Guia Besana - The night shift

Le fotografie di Guia Besana (Torino, 1972) raccontano quella “paura che non so dire a cosa somigli di cui Concita De Gregorio scrive nell’introduzione al catalogo. Baby Blues nasce come progetto fotografico nel giugno 2010 e in questa prima serie di scatti viene fuori tutto l’interesse della Besana per il mondo delle donne. Qui sono madri volutamente “dimenticate in una scena”, rese anonime dalla staticità, dal dolore che le annulla, sono bloccate in un attimo, isolate, in silenzio. Nessun melodramma, però: le fotografie comunicano tutta l’inquietudine e la complessità che la maternità può portare, e la condizione oscura nella quale si può cadere. E allora la perfezione degli ambienti, degli abiti, delle messe in scena appaiono in tutta la loro tragicità, ci soffocano, ci sentiamo come risucchiati dal mondo parallelo nel quale queste madri stanno sprofondando o solo riemergendo a fatica.

Ottavia Sartini

Marina di Pietrasanta// fino al 19 agosto
Guia Besana – Baby Blues
a cura di Serena del Soldato
LABOTTEGA
Viale Apua 188
0584 22502
[email protected]
www.labottegalab.com

 

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Ottavia Sartini
Ottavia Sartini (Viareggio, 1987) dopo la laurea in Storia e tutela dei beni artistici con una tesi su Guelfo Civinini, conosciuto giornalista di guerra ma dimenticato critico d’arte in attività dai primi anni del ‘900, continua la sua formazione per conseguire la Laurea in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Firenze. Sta muovendo i suoi primi passi nel mondo dell’informazione artistico culturale su Artribune ed altre testate a tiratura locale tra Firenze e la Versilia.
  • mah

    Dopo gli attacchi di panico di Sabina Grasso, il baby blues di Guia Besana. Fra un po’ arriviamo – perché siamo sempre in ritardo sull’advertising – alle perdite puzzolenti.

  • ho visto la mostra e mi è piaciuta molto. Affronta un tema attuale – perché finalmente se ne parla – e contemporaneamente “senza tempo”, come tutto ciò che ha a che fare con i legami di sangue.
    Le immagini ricordano certe fiabe dei Grimm, ma viste all’incontrario: stavolta è la madre ad essere in pericolo, nell’apparente “casa di bambola”.
    Richiamano anche la pittura (Balthus, la donna illuminata di profilo).
    Un bellissimo esempio di fotografia “narrativa”.

  • Angelov

    Perché tutte le foto sono titolate in inglese?
    Ricorda per certi aspetti Rosemary’s baby, dove la maternità era sentita quasi come un tabù.
    Comunque, una ricerca molto interessante, ed in una direzione di sicuro più congeniale alla sensibilità femminile.